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Se corri come un fulmine, ti schianti “Come un tuono”

Il film con Ryan Gosling, Bradley Cooper ed Eva Mendes arriva in Italia, distribuito da Lucky Red. 

Arriva in Italia “Come un tuono” titolo tradotto di “The Place Beyond the Pines”, diretto da Derek Cianfrance, che racconta la storia di due generazioni che si intrecciano fra di loro, negli stessi luoghi. Il rapporto con la famiglia, fra padri e figli e le differenze culturali e lavorative, sono alla base delle storie collegate di Luke (Ryan Gosling) e Avery Cross (Bradley Cooper).
Il primo è un saltimbanco abilissimo nell’eseguire spericolate evoluzioni con le moto e lascia il mondo delle esibizioni ambulanti quando scopre di avere un figlio dalla sua vecchia fiamma, Romina (Eva Mendes). La situazione si complica quando Luke cerca di provvedere alla sua famiglia, sconfinando nel mondo delle rapine in banca, e precipita quando incontrerà sul suo cammino il neopolizziotto Avery Cross, per un incontro che cambierà la vita di entrambi.

Una fotografia smagliante e uno stile di ripresa traballante sono due emblemi di un film che aspira a divenire epico, ma si ferma a metà della corsa. Inoltre per la sua associazione al protagonista la prima parte di “Come un tuono” ricorda quelle atmosfere profonde di “Drive”, il film di Nicolas Winding Refn che ha lanciato Gosling nell’Olimpo Hollywoodiano.

In “Come un tuono” per la prima volta due divi di Hollywood come Ryan Gosling e Bradley Cooper si sono ritrovati sullo stesso set, per giunta di un film dallo spirito indipendente più che hollywoodiano. Non vi aspettate però, purtroppo, grande interazione fra i due attori. Le loro storie scivoleranno in parallelo senza incontrarsi se non nella scena chiave del film, e questo è davvero un peccato perché sarebbe stato decisamente più interessante vederli recitare maggiormente insieme.

“Come un tuono” ha il potenziale per essere brillante ma si incaglia in una serie di cicli e ricicli che diventano stucchevoli. Soprattutto la durata temporale della narrazione, che si espande in un arco temporale di 15 anni, distribuiti in 140 minuti, appesantisce e rende meno fluido lo scorrere delle storie, che vengono ad ogni modo narrate in maniera eccellente dai protagonisti.

Nelle sale italiane dal 4 aprile distribuito da Lucky Red.

 

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Peter Travers, Rolling Stone
Un film bestiale, un ottovolante emotivo che rischia di andare fuori dai binari, e lo fa.

David Rooney, Hollywood Reporter
Un film cupo e suggestivo che prende alcune svolte sbagliate, ma dispone di una performance carismatica

Peter Debruge, Variety
Troppo lungo e mal concepito.

Maurizio Porro, Corriere della Sera
Paghi uno e prendi tre. Come un tuono sono tre film in uno, a firma del molto indipendente e sentimentale Derek Cianfrance (…) In 2 ore e 20 c’è tempo per una maxi sceneggiatura scritta per prendere al lazo tutti i personaggi, osservando sotto la lente la sensibilità dei macho e la determinazione della bella Eva Mendes, in vesti dimesse. Giocato sulla contrapposizione dei due attori del momento, i due sex symbol dell’era Obama, il citato Gosling e Bradley Cooper che, esaurite le Notti da leoni (esce la terza), s’è dedicato a una carriera che lo ha messo in prima fila, esponendo qui il cinismo americano che crede ci sia ancora bisogno di eroi. Sono bravissimi pure i rampolli che si palleggiano altrui follie, amori e responsabilità, ma gettando una speranza al di là del posto al di là dei pini, come dice il titolo originale che prende spunto dai nativi Mohawk e dalla suggestiva natura che non appare mai a sproposito, motore della storia fino al geometrico finale rettilineo verso chissà dove e perché.

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
Non era facile trovare i giusti equilibri in un progetto di storia che cambia di protagonisti, epoca e registro mescolando gangster story, poliziesco e melò; e in effetti Come un tuono risente a tratti di tanta complessità di temi: oltre al fatto che, in presenza di più episodi, viene naturale preferire uno all’altro. Ma resta coerente nel film la forza unitaria di una vena di profondo intimismo che Cianfrance sa come tradurre in densi piani sequenza: con la macchina da presa incollata a protagonisti che si dibattono nella tela di traumi e pulsioni di cui non sono consapevoli; o di cui stanno appena prendendo coscienza (…) L’effetto è assai emozionante quando sono in ballo interpreti del fascino e dell’intensità di Gosling, angelo maledetto dal cuore puro, e di Cooper, eroe dal cuore oscuro; mentre la terza parte, che dal punto di vista drammatico dovrebbe rappresentare l’apice, soffre del minor peso specifico sia dei giovani attori che dei loro ruoli. Tuttavia, da questo neppur quarantenne regista del Colorado ci aspettiamo molto.

Fabio Ferzetti, Il Messaggero
Così quello che sembra solo un film d’azione con un eroe più maledetto del solito (e fantastici stunt girati con ipnotici piani sequenza) diventa un noir sorprendente e melodrammatico. Una saga dolente sulle trappole del destino popolata di personaggi finalmente degni di questo nome (malgrado qualche incertezza di scrittura), che zigzagando fra le durezze e i segreti di un’America di provincia lottano per la loro vita, e non solo per mandare avanti la trama. Senza mai perdere quel senso dell’assoluto, e quel gusto del dettaglio, che fanno da sempre il sapore del grande cinema americano.

Dario Zonta, l’Unità
Come un tuono è il titolo italiano di questo film indipendente e sorprendente, firmato da un regista da Sundance, Dereck Cianfrance (…) Il suo realismo noir non lascia indifferenti, e il primo anello narrativo di Come un tuono è di quelli che non si dimenticano e il personaggio di Goslin è di quelli che lasciano segni profondi, una furia silenziosa che si adagia nel nostro immaginario, e forse anche nelle nostre coscienze. Il resto della storia ci è sembrata meno potente e più di scrittura. Bellissima la colonna sonora firmata da Mike Patton.

Maurizio Acerbi, il Giornale
Una volta le nostre nonne li chiamavano “i filmoni” (…) è quel che accade in Come un tuono, diretto dall’ottimo Dereck Cianfrance (…) Fidatevi questo è un gran bel film.

Marianna Cappi, MYmovies.it
C’è infatti un determinismo buono – drammaturgicamente parlando –, che è quello che pone i personaggi di fronte a delle scelte che hanno sempre a che vedere con la replica o il rifiuto dell’eredità paterna, e porta il film in territori molto interessanti; ma c’è anche un determinismo più rigido, secondo cui le ferite non possono rimarginarsi ma solo tornare a sanguinare, che concorre efficacemente alla dimensione del pathos ma ruba al film apertura e verità. Sono scelte narrative fatte con la scure, non con mano leggera, nelle quali si può includere anche l’idea rigorosamente speculare che un uomo corrotto generi un figlio dal cuore puro e un uomo che ha fatto della propria vita una lotta alla corruzione, un figlio solo e oscuramente arrabbiato con se stesso e col mondo.
Si soffre dunque la mancanza della potente delicatezza di Blue Valentine, ma si resta ammirati dalla circolarità e dalla coerenza con la quale Cianfrance e i suoi cosceneggiatori hanno inscenato questa persecuzione del destino ai danni di quattro esseri umani, tanto che la miglior metafora del film è nel suo inizio: in quel “globo della morte” dentro il quale nessuno è agile e sicuro quanto Luke, ma che è pur sempre una gabbia, come quella dell’estrazione sociale, come e soprattutto quella del carattere.

Fabiola Fortuna, FilmUp.com
Con particolare accortezza, l’autore adatta il suo stile al personaggio che in quel momento del racconto è il protagonista: Luke e Avery sono diversi, il primo è incontenibile, l’altro è posato; in base a questi caratteri, la macchina da presa si calma o si agita, sempre con un sottofondo musicale di grande atmosfera. La colonna sonora, composta di poche canzoni e molti pezzi strumentali, veicola un senso di tensione che non abbandona mai i protagonisti e gli spettatori. Ultimo tocco di classe è la fotografia di Sean Bobbitt, per niente artificiosa ma curatissima.
È raro che un film sia così completo, che forma e contenuto siano così validi: si tratta di un film che può raggiungere una grande fetta di pubblico, anche piuttosto varia. Le sensazioni che viviamo vedendo “Come un tuono” sono forti, in qualche modo anche familiari, sicuramente difficili da dimenticare.

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