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Cinema e Recitazione - Dalla chiassosa arte del silenzio all'improvvisazione televisiva
Quattro chiacchiere con Ferdinando Maddaloni, attore, coach, regista e autore del libro sull'improvvisazione televisiva

Quali sono i processi di formazione dei canoni della recitazione cinematografica? Perché molti grandi film, si rivelarono un fiasco? Ferdinando Maddaloni, regista, attore e actor coach, autore del libro "Cinema e Recitazione - Dalla chiassosa arte del silenzio all'improvvisazione televisiva" cerca di dare una risposta a tante questioni irrisolte, sollevandone di nuove. Analizzando il periodo cinematografico e teatrale che va dalle prime produzioni del cinema muto per giungere alla stagione neorealista, approfondisce le novità introdotte nel campo recitativo in seguito alla diffusione del mezzo televisivo e risveglia curiosità nello spettatore per stimolare l'artista ad un'adeguata preparazione.
 
Ferdinando Maddaloni ha debuttato in teatro al Festival di Taormina '87 con la Compagnia di Gabriele Lavia nel "Macbeth" di Shakespeare. Passa poi alla nobile tradizione napoletana prima nella Compagnia di Luigi De Filippo, poi in quella di Mario Merola. In campo cinematografico lavora con Pasquale Squitieri in "Atto di dolore" e con Gabriele Salvatores in "Quo vadis, Baby?". Prende parte alla serie televisiva "La Squadra", alla soap "Vivere", alla sitcom "Casa Vianello", alle fiction "Luisa Sanfelice" diretta dai fratelli Taviani, "Don Matteo 5" e "La stagione dei delitti 2". E' inoltre il regista del documentario "Anna Politkovskaja: concerto per voce solitaria", vincitore nel 2009 del Premio Opera IMAIE e del Premio Salento Finibus Terrae.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui per saperne di più.
 
Come è nata l'idea di questo libro e come è andata concretizzandosi?
Si è concretizzata in questi dieci anni di lavoro ne "La Squadra", in cui ho partecipato come attore e actor coach dal 99, accanto ad attori come Carpentieri, Bonetti e tanti altri professionisti.
Parallelamente ho continuato e mi sono laureato in Lettere, indirizzo Cinema e Spettacolo. Lavorando per 10 anni sulla recitazione e presentando una tesi di laurea in storia della recitazione, sono riuscito ad unire la parte teorica e la parte pratica, ed è proprio in seguito a questo che ho deciso di approfondire il materiale storiografico. Ho realizzato che la documentazione in merito è davvero scarsa. Non c'è nessuna ricostruzione sulla storia della recitazione cinematografica. Come non esiste una raccolta sistematica sugli attori del primo 900 e sugli esordi del cinema. Attori che ritengo importantissimi come Alberto Corro, non sono neanche menzionati sul web. Questo mi ha creato un po' di rabbia. Mi sono recato alla biblioteca del Centro Sperimentale ed ho iniziato a fare delle ricerche approfondite e contemporaneamente sul set de "La Squadra" approfondivamo discussioni pratiche sulla differenza tra recitazione teatrale e cinematografica.
 
Come si è evoluta la recitazione negli ultimi anni?
Purtroppo non si è evoluta. Non c'è stata una evoluzione sistematica della recitazione. Del resto, raramente ho incontrato dei colleghi che si sono posti il problema della diversità dei vari tipi di recitazione. Certo, ad un attore talentuoso può venire spontaneamente la differenza, capire determinate cose. Ma non ci si è mai posti una questione di natura metodologica. Ad esempio, ci sono differenze tra soap opera, sitcom e altro, e gli attori non si sono mai dati un codice di espressione come avviene in teatro, dove ci sono diverse scuole di pensiero. Lo scopo di questo libro è quello di restituire una dignità alla recitazione televisiva. E tengo a precisare che non è un volume esclusivamente rivolto agli addetti ai lavori, anzi può fornire al pubblico uno strumento di valutazione più dettagliato.
 
Non intendo essere provocatoria, ma perché un profano dovrebbe leggere il tuo libro?
Adoro le provocazioni, mi piacciono così tanto che nella quarta di copertina ho scritto che questo libro è necessario agli spettatori, perché una volta che sono preparati sull'argomento, che non si esaurisce ovviamente solo nel mio scritto, sono più preparati e possono chiedere spiegazioni agli attori sulla storia della recitazione e pretendere un'adeguata risposta. Gli attori cinematografici sono molto bravi a bucare lo schermo ma rispetto a quelli teatrali hanno una consapevolezza diversa (io generalizzo sempre in nome della provocazione). Mi è capitato di sentire un attore che confondeva la soggettiva con il recitare a soggetto ed è come andare a comprare la frutta e scambiare una mela per una pera. E' necessario un atto d'amore per la recitazione.
 
Il libro contiene anche un dvd. Cosa c'è in più?
In alcuni punti del libro, evidenziati da un segno particolare, devi consultare il dvd e trovare la scena commentata o l'attore a cui mi riferisco, dove si può capire meglio ciò di cui parlo. Libro e dvd sono elementi complementari. Contiene alcuni discorsi di Mussolini, che a mio avviso era un grande attore e sapeva come suscitare le emozioni che desiderava. Il Duce viene analizzato non tanto dal punto di vista politico ma rispetto alla sua arte di recitare. La maggior parte del suo successo fu dovuta al suo modo di comunicare. Inoltre, nel dvd ho inserito un montaggio parallelo tra estratti del film "Scipione l'Africano" e i discorsi di Mussolini, che criticò tanto la performance dell'attore protagonista. L'ironia sta nel fatto che il protagonista nel suo modo di recitare si ispirava proprio a Mussolini, con una recitazione molto enfatica. Quest'ultimo usava sistemi che noi attori adoperiamo per prendere applausi. Analizzo un suo brevissimo discorso in cui spiego dove c'è la preparazione della battuta e la richiesta dell'applauso finale. Nella sua arte oratoria c'è un ottima scansione. Alcuni politici di oggi non hanno idea di tutte queste tecniche.
 
C'è qualcosa che manca a livello didattico nelle scuole di recitazione in questo senso?
Mi inviti a nozze. E' proprio quello che sostengo all'interno del libro. Prima di tutto manca una scuola d'arte, lo denuncio da anni. Molti attori italiani che vogliono studiare non possono farlo in Italia. Ci sono il Centro Sperimentale e la Silvio D'Amico che hanno pochissimi posti, è difficilissimo accederci e costano tanto. Manca una scuola d'arte come quella che vedevamo nel telefilm "Fame", in cui i ragazzi possono studiare tutte le materie e individuare la propria strada. Inoltre, tutti i docenti sono stati messi da parte dal mondo dello spettacolo in senso stretto. Molti non recitano più. Quelli bravi lavorano sempre e non hanno neanche il tempo di insegnare. Io invece sostengo che bisogna sempre mantenersi in esercizio. Io ad esempio faccio il coach ma continuo a recitare, e così dovrebbe essere per tutti a mio avviso. Una delle abilità degli actor coach è quella di non entrare mai in conflitto con l'attore, è un arte maieutica. 

Ivana Calò
 
 
 
 
 
 
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