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Stefano Guindani: “mi piace immortalare la bellezza”

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La nostra intervista a Stefano Guindani, fotografo italiano di reportage, celebrities e moda internazionale

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di Ivana Calò

353 ritratti di attori raccolti in un libro, per raccontare emozioni e per sostenere una causa benefica nobile. Un libro per celebrare quindici anni di storia, quella di Rai Cinema, costruita con i numeri: 630 opere cinematografiche realizzate con il contributo della Rai, di cui 270 opere prime e seconde, e 345 documentari. Lavorando con oltre 350 società di produzione, 550 registi e 600 sceneggiatori. Come celebrarli se non attraverso una galleria di ritratti di attori che con il loro talento hanno reso grandi i film coprodotti da Rai Cinema in questi anni?

“Sguardi d’attore – I Volti di Rai Cinema” è un libro realizzato con gli scatti del fotografo Stefano Guindani. Tutti gli attori hanno accettato con gioia, in quanto parte del ricavato della vendita del libro contribuirà anche alla gestione della prima sala cinematografica costruita in un centro sanitario italiano, il Policlino Gemelli di Roma. Un progetto reso possibile da MediCinema Italia Onlus, di cui Rai Cinema è partner.

Per molti altri artisti che avrebbero desiderato essere fotografati è stato impossibile coniugare gli impegni di lavoro con i numerosi set allestiti da Stefano Guindani tra il mese di luglio 2015 e lo scorso febbraio a Milano, Roma e Napoli.

Pubblicato da Rai Eri, “Sguardi d’attore” è il terzo libro all’interno della collana Rai Cinema – Rai Eri dopo l’uscita di “10 Italian Stories – Rai Cinema at MoMA” e “Ricette e ritratti d’attore”.

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Come è nato il progetto?
E’ venuto fuori due anni fa, durante una festa di Vanity Fair a Venezia. Io e Fabiana Cutrano (Rai Cinema, ndr) parlavamo di cinema in generale e del mio lavoro di reportage. Abbiamo unito le due cose e ci è venuta l’idea di fare un annuario e distribuirlo per una causa benefica. Fabiana mi ha raccontato della partnership con MediCinema Italia Onlus. Ho già da diverso tempo esperienza con associazioni benefiche, soprattutto in Centro America e Haiti. Poter realizzare immagini ad uso sociale è una delle cose di cui vado veramente orgoglioso. Quindi ho sposato immediatamente la causa, realizzando il progetto totalmente in maniera gratuita.

Come si è svolta la realizzazione?
Ho montato i set tutti sullo stesso sfondo, lavorando molto ovviamente sulla parte espressiva dell’attore. In pochi minuti ho fatto una cinquantina di scatti e la difficoltà più grande è stata quella di creare l’empatia necessaria in poco tempo.

Come sono stati scelti gli attori?
Abbiamo chiamato veramente tutti, ma in tanti erano occupati, pur avendo riscontrato grandissimo entusiasmo. Elio Germano, ad esempio, è entrato nel progetto last minute perché era impegnato su due film.

Quanto ci avete impiegato a selezionare gli scatti e a mettere insieme tutto il materiale?
Circa due anni, anche se la selezione delle foto è stata fatta all’impronta con l’attore, proprio subito dopo lo scatto.

La causa per cui lo avete fatto è nobile. Tra l’altro, credo sia il primo cinema in Italia presente in un ospedale.
Sì, quella di aprire un cinema all’interno di un ospedale è sicuramente una bella causa perché dà la possibilità ai pazienti di svagarsi per qualche ora. Dovrebbero essercene di più di iniziative di questo genere.

Libri: Sguardi d?attore. I volti di Rai Cinema del fotografo Stefano Guindani: Claudia Gerini

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Ho lavorato e portato a termine quattro libri in cinque mesi: “Ricette e ritratti d’attore” sempre per Rai Cinema – Rai Eri, “Do You Know?”, un progetto di reportage sociale che ritrae i bambini orfani e abbandonati nelle case di accoglienza, costruite da Fondazione Rava – NPH Italia Onlus in 9 paesi dell’America Latina (Messico, El Salvador, Honduras, Haiti, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Guatemala, Bolivia e Perù). I ricavati saranno devoluti proprio alla Fondazione Rava. Inoltre, ho realizzato “Frames of Milan”, un progetto per l’architettura in occasione del primo anniversario del Samsung District. Si tratta di una raccolta di scatti del quartiere Porta Nuova, centro dell’innovazione milanese nonché sede di Samsung Electronics Italia. Infine, ho trascorso 10 giorni in Islanda e intendo realizzare un libricino a riguardo. Spero davvero vada in porto. Per il futuro, mi piacerebbe realizzare un progetto simile a “Sguardi d’attore” ma che coinvolga i registi, il che è un po’ più difficile.

Qual è, in generale, la parte difficile del tuo lavoro?
Ho lavorato con tante persone, nel corso della mia carriera, ho fotografato attori, modelle, imprenditori, gente comune. La difficoltà più grande è sempre la stessa, quella di creare, come ti dicevo prima, l’empatia con la persona che hai davanti. E hai pochissimo tempo per farlo. Bisogna avere la prontezza di mettere da parte quella sorta di “paura reciproca”. E’ fondamentale creare una simbiosi in pochi istanti, con lo sguardo e con il corpo. Mi piace immortalare la bellezza, che è il centro della mia ricerca, intesa non in senso universale ma, al contempo, è impossibile definirla e definire uno stile.

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