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Susy Laude verso il David con “Un Bacio”: “dobbiamo essere in grado di far sognare”

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La nostra intervista all’attrice e regista Susy Laude

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di Ivana Calò

Dalle sue recenti esperienze dietro la macchina da presa, al suo ruolo in “Un Bacio” di Ivan Cotroneo, dalla sua vita privata fino alla sua presenza nella cinquina per la nomination ai David di Donatello 2017 come migliore attrice non protagonista proprio per il film di Cotroneo.

Susy Laude è sincera e, a dispetto di molti altri colleghi, non fa mistero dei suoi sentimenti e delle sue speranze: “Ricevere anche solo la nomination sarebbe un sogno. E’ giusto che ci siano dei riconoscimenti e per me sono davvero importanti. Danno valore a quello che fai e un David di Donatello significherebbe molto per me, sarebbe un regalo bellissimo”.

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Partiamo subito dalle tue esperienze da regista e nel dettaglio parliamo di “La Spes” con Dino Abbrescia e Giampietro Preziosa. So che ci sono delle novità in ballo. Come è nato questo progetto divertentissimo?
E’ nato per gioco ed è diventato man mano più grande. Abbiamo ricevuto quattro premi senza neanche farla uscire sul web. C’è una casa di produzione interessata a produrre 15 episodi e ovviamente ne siamo felici. E’ stata la mia prima esperienza dietro la macchina da presa e non ho avuto costrizioni, proprio perché l’abbiamo pensata per il web. Ci siamo lanciati in questa avventura e ne siamo molto contenti. Come tempistiche si parla di primavera quindi avrete modo di vederla presto.

Come è avvenuto il desiderio di passare dietro la macchina da presa?
Ho sempre fatto regia anche a teatro. Io e il mio compagno (Dino Abbrescia, ndr) avevamo un film che volevamo realizzare e spero che riusciremo a farlo quest’anno. Così ho deciso di lanciarmi lo stesso nella regia, provando con una cosa un po’ più piccola, con il digitale e per il web. E’ avvenuta un po’ in maniera spontanea, probabilmente anche supportati dall’esperienza da attori sul set.

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A proposito de “Gli Asini che volevano volare”, il film che vuoi realizzare, cosa puoi anticiparmi?
E’ un film che parla della nostra storia vera, è una storia autobiografica che abbiamo romanzato, cioè quella di due attori che rimangono incinti e con l’arrivo del bambino vivono tutti i cambiamenti. Per adesso abbiamo deciso di modificare il titolo, e decideremo quello definitivo a breve. Stiamo lavorando ancora un po’ sulla sceneggiatura perché il tempo passa e le cose cambiano. La cosa che mi lusinga è che io l’ho scritto tre anni fa, e da “La La Land” a “Birdman” è bello vedere che in America stanno raccontando il mestiere dell’attore. Mi auguro di poterlo raccontare anche io perché c’è un gap tra quello che è il nostro lavoro effettivo e quello che la gente si immagina. Vorrei renderlo più terreno e reale. Perché ci sono attori come Raoul Bova e quelli che hanno altri tipi di carriera soprattutto come gli attori di teatro, per non parlare della fatica della gavetta. Anche se il film non parla di questo.

Altro progetto interessante, e che si è fatto notare, è il cortometraggio “Madame”.
E’ un mini film che ho realizzato grazie al designer Gio Pagani che, grazie al suo mondo, alle scenografie, ai suoi divani, al suo atelier, mi ha permesso di raccontare un testo teatrale rimodernandolo in un ambito più contemporaneo. Si tratta di un piccolo film di 10 minuti che si può anche fruire su internet e può arrivare a tutti. C’è stato un mix tra cinema, teatro, design e moda, e Grimaldi e Pucci sono stati meravigliosi, mi hanno dato abiti meravigliosi e sembrava un sogno.

La fotografia è stupenda, le immagini pure, gli abiti non ne parliamo.
Sono contenta del risultato perché amo passare per vari registri e mi sto rendendo conto che questo in teatro avviene molto di più che nel cinema. Generalmente, un attore che fa la commedia continuerà a fare la commedia e sarà etichettato come un attore di commedia. Invece in teatro si è abituati molto di più a passare da mondi e testi diversi e quindi per generi diversi. Mi piacerebbe continuare a cambiare generi e sperimentare. E’ più faticoso ma più soddisfacente. Poi, nel caso di “Madame” ho lavorato con attrici fantastiche: Marina Rocco, Stella Egitto, Giorgia Sinicorni, tutte in gamba. E’ stato veramente un bel progetto! Poi ha avuto un riscontro incredibile a Milano. La prima è andata molto bene, critiche meravigliose, e ho avuto la possibilità di parlare sempre del mestiere che facciamo, la difficoltà di essere femmine, donne e attrici.

So che è un tema che ti sta molto a cuore, quello del femminile.
Sì, perché le attrici valgono quanto gli attori però sono sempre un po’ più marginali anche nelle storie. Ultimamente sono contenta che siano usciti diversi film a riguardo e non succedeva da anni. Mi riferisco a “La pazza gioia”, “Come il vento” e vorrei che la stessa cosa avvenisse anche per la regia.

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Che poi tornando al lavoro dell’attore mi chiedo se, considerando il lavoro emotivo che dovete fare con voi stessi, quali siano i riscontri nella vita.
Spesso si dice: “Se uno fa l’attore è una persona che sicuramente ha dei problemi”, però dall’altra parte la psicologia è usata molto in teatro per curare, come nel caso delle costellazioni famigliari. E’ anche un modo per esplorare tanti lati della propria personalità. Parliamo anche di questo nella sceneggiatura che abbiamo scritto e che spero di mettere in scena presto. Io ho passato la vita a sentirmi dire: “Ma vai a fare la maestra, hai due lauree”. Vengo da un paesino e dicevano: “Ah! Questa c’ha i grilli per la testa”, invece è un mestiere faticoso, fatto di rinunce e di sacrifici. La gente vede il lato bello. Da un lato, è giusto che sia così perché dobbiamo far sognare e non rompere le scatole con i problemi. Però io oggi vedo un mondo alla rovescia, dove tutti vogliono essere in scena con la propria vita. E allora mi chiedo perché non posso raccontare il mondo degli attori mettendolo in scena.

Ti riferisci alla grande congiura dei social e allo strumento potente e pericoloso quale è.
Sì, e secondo me è una cosa affascinante da raccontare. Anche la televisione con tutti i suoi reality: persone che cantano, ballano…fanno tutti il nostro mestiere, se ci pensi. Tutti si buttano. Allora perché non possiamo buttarci anche noi nel mondo del quotidiano e vederlo raccontato da quel mondo spettacolare che la gente crede.

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Parlando invece dei David di Donatello, sei nella cinquina come migliore attrice non protagonista per “Un Bacio” di Ivan Cotroneo. Qual è la forza di questo ruolo?
Di notte chiudo gli occhi e penso “Oddiooo!!”, sarebbe una cosa meravigliosa ma anche solo ottenerla una nomination perché è una cosa importante. I premi e i riconoscimenti hanno un fascino incredibile. Ci sono persone che ne ricevono tanti, sono abituati e magari uno in più non gli interessa. Invece è una cosa che a me affascina molto. Sono fragile e devo lavorare molto sull’autostima, come attrice intendo, perché come regista subisco meno la fragilità. Nel raccontare le storie non ho problemi, non so per quale motivo, forse perché le creo io. Invece come attrice parlano di me, sono Susy Laude, mi sento più esposta ed è una questione di timidezza. Interpretare un ruolo e raccontare una storia con il punto di vista del regista la trovo una cosa molto importante e in questo film il mio personaggio è meraviglioso. Insomma, ricevere un riconoscimento come il David significherebbe molto per me e sarebbe un regalo bellissimo.

Avevo letto che ti sei innamorata del personaggio e che hai dato molto in questo ruolo.
Sì, ho dato tutto quello che potevo dare, sul serio, perché io sono mamma di un bambino di sette anni che ha avuto una brutta esperienza all’asilo di bullismo. E poterlo raccontare mettendomi nei panni di una madre è stata un’esperienza forte. In Italia ci sono i giornali pieni di casi di violenza, sulle donne, sui minori, sul bullismo, sui gay. Non se ne può più di questa violenza. Il cinema deve avere una sua funzione che è quella di sensibilizzare le persone e per me Ivan Cotroneo è eccezionale. Si è fatto portavoce non solo per aver scritto un film e averlo realizzato ma per averlo portato e presentato in tutte le scuole. Ha attraversato l’Italia a parlare della violenza con i ragazzi; non è solo uscito al cinema, lo ha fatto vedere a tutti. Ci tenevo tanto a dare tutto quello che potevo dare come attrice. E poi è stata anche bella la scelta di volerlo raccontare con i ragazzi ai ragazzi. Insieme a me è candidato anche come attore non protagonista Thomas Tabacchi, che interpreta mio marito nel film.

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