Paola Minaccioni, intervista all’attrice testimonial quest’anno del “Potere dell’attore” di Ivana Chubbuck

PAOLA-MINACCIONI-2017Photo Credit: Gianmarco Chieregato

Sarà Paola Minaccioni la testimonial della VI edizione di “Il potere dell’attore” di Ivana Chubbuck, workshop internazionale che si terrà l’1 e 2 luglio al Teatro Eliseo di Roma.

Nato per portare anche in Italia i segreti della Chubbuck Technique, è un evento organizzato da Donne in regia, Phoenix Art Academy e Ivana Chubbuck Studio, con il Patrocinio di 100autori e Il Kino, il sostegno di Artisti 7607 e Ht Studio de Santis, la collaborazione di Teatro Eliseo, Hotel Forum Roma e Dino Audino Editore.

Paola Minaccioni, attrice di cinema, teatro, televisione e cabaret, protagonista di Radio 2 nel programma “Il ruggito del coniglio”, è oggi uno dei nomi più apprezzati del panorama italiano. Tra i numerosi premi vinti anche un Globo d’Oro per il film “Magnifica presenza” (2012) e un Nastro d’Argento per “Allacciate le cinture” (2014), entrambi di Ferzan Ozpetek.

In questa intervista esclusiva ci svela gli ingredienti fondamentali della carriera di un attore, l’importanza del suo incontro con Ivana Chubbuck, anticipazioni sui progetti futuri. Compresi i nomi dei registi con cui le piacerebbe (ancora) lavorare.

Recitare è un mestiere e un’arte. Si sente dire spesso che abbia bisogno di una formazione continua. Cosa ne pensi?
Penso che gli attori, come tutti gli artisti e gli artigiani, siano dei ricercatori. Non bisogna mai smettere di cercare, allenarsi ed espandere il proprio talento. Spesso gli attori, anche quelli fortunati che riescono a lavorare, vengono cristallizzati in ruoli sempre uguali, rischiando così di non evolvere. Allora ecco che ci sono almeno due motivi per continuare a studiare: il primo è quello rigenerativo, riguarda l’energia; l’altro è quello dell’approfondimento e dello sviluppo delle proprie capacità.

Che ruolo ha avuto la formazione nella tua carriera?
È stato fondamentale fin da subito confrontarmi con delle scuole di recitazione. I primi corsi sono quelli che ti mettono di fronte alle tue possibilità, alla tua verve, al tuo corpo, al tuo relazionarti con gli altri. Per scoprire chi sei e per incontrare maestri importanti. Io all’inizio ho frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia e lì ho avuto la possibilità di lavorare con Mirella Bordoni, insegnante del metodo di Orazio Costa, o Nicolaj Karpov con la biomeccanica russa di Mejerchol’d, che ha portato la mia recitazione ad essere molto fisica. Trovare poi da professionista, quando sei già apprezzato e hai la tua tecnica, un insegnante che ti permetta di rimetterti in gioco e di migliorare, è difficilissimo. Ivana Chubbuck è sicuramente una di queste insegnanti. È stato per me un incontro importantissimo.

Quest’anno sarai madrina del workshop di Ivana Chubbuck in Italia. Cosa ti ha colpito della sua tecnica?
Mi ha colpito la semplicità. Perché lei ha formalizzato il Metodo in un modo accessibile e comprensibile. È una maniera molto artigianale di lavorare con gli esseri umani e con il talento. E poi mi ha impressionato la sua intelligenza, sia nel gestire gli attori, sia nel tirare fuori il meglio che c’è in ognuno di noi. Andando a un seminario di Ivana Chubbuck ho visto una recitazione che in Italia si vede poco. Sarebbe anche bello che i suoi workshop diventassero degli appuntamenti di categoria. Cioè che gli attori potessero trovare in questi corsi di recitazione anche una nuova identità artigianale e artistica di appartenenza. Noi spesso siamo molto soli. Tendiamo a essere proiettati su noi stessi, facciamo provini per poi tornare nelle nostre stanzette e tra i nostri amici. Apparteniamo all’ambiente ma magari ci conosciamo veramente poco, e abbiano scarsa coscienza del nostro effettivo lavoro. In questo la presenza di Artisti 7607 è stata importante. È un movimento che sta cercando di creare una coscienza professionale, soprattutto riguardo ai diritti, per i quali stanno portando avanti una battaglia molto importante per tutti noi. Ecco i workshop di Ivana sono anche occasioni per sviluppare un rapporto professionale con altri attori, oltre che per lavorare con grandi artisti in un contesto protetto.

Nella tua carriera hai interpretato ruoli molto diversi tra loro, nel cinema ma anche in televisione e teatro. 
C’è un film o spettacolo teatrale che ti piacerebbe ricordare?
Non posso non ricordare “Allacciate le cinture” di Ferzan Ozpetek, che mi ha dato tantissimo. Innanzitutto la possibilità d’interpretare un ruolo drammatico. Per me che sono conosciuta come una comica, lavorare così approfonditamente su un personaggio drammatico e vincere un premio per quel ruolo è stata un’esperienza bellissima. Per quanto riguarda il teatro nomino il mio “Dal vivo sono molto meglio”, comico e d’intrattenimento, scritto con Alberto Caviglia e Claudio Fois, perché è l’ultimo spettacolo che ho realizzato e perché certamente è la cosa che più mi rappresenta in questo momento. Al Teatro Ambra Jovinelli abbiamo fatto un sold out di 10 giorni!

Dove ti vedremo prossimamente?
Girerò ad agosto un film di Giuliana Gamba, una commedia molto avvincente e con quattro attrici bravissime: Claudia Gerini, Angela Finocchiaro e Carlotta Natoli. Sicuramente a settembre ci ritroveremo poi su Radio 2 con “Il ruggito del coniglio”. Sarò anche in scena a Roma con un monologo di Luca De Bei dal titolo “La spiaggia”, un’opera drammatica, che mi permetterà di alternare i generi… Ecco sono un’attrice sui generis. In questo considero fondamentale la tecnica di Ivana Chubbuck, perché si applica in tutto quello che un attore può fare in tutte le sue espressioni.

Quali sono i registi o le registe italiani con cui ti piacerebbe lavorare?
Ce ne sono tanti… Virzì, Maria Sole Tognazzi, Sidney Sibilia, Paolo Genovese… Vorrei poter fare un’esperienza con Maryl Streep. Certo mi piacerebbe lavorare di nuovo con Ferzan Ozpetek, e anche con Matteo Garrone, con cui ho avuto la possibilità di fare un piccolo cameo in “Reality”.

Intervista a cura di Donne in regia

Info: http://it.ilpoteredellattore.com/

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