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Un lungo saluto a Mario Monicelli – VIDEO DELLA COMMEMORAZIONE

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Presso la Casa del Cinema di Roma è lungo l’abbraccio che la Capitale e i suoi amici riservano al regista toscano. Molti personaggi famosi in fila ma anche tantissima gente che amava Mario Monicelli e i suoi film, tanto da affollare il vialetto che conduce alla Casa del Cinema, creando una coda che arriva fino a Via Veneto. È talmente tanto l’afflusso di persone venute a dare l’ultimo saluto al regista che i tempi di attesa per entrare sono molto lunghi e in pochissimo tempo entrambe le sale della dimora della settima arte non possono contenere più nessuno, neanche in piedi.

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Apre il direttore della Casa del Cinema, Felice Laudadio, ricordando come Monicelli avesse espresso il desiderio di ricevere un uguale elogio riservato a Luigi Comencini, considerando la Casa del Cinema di Roma come la sua stessa casa:

Monicelli è riuscito a trasformare un grandissimo attore tragico come Vittorio Gassman in uno straordinario attore comico, cambiandone la carriera. L’arte di Monicelli era quella di capire prima del tempo, e fu ingiustamente considerato mediocre dalla critica, un regista di serie B per tantissimi anni. Anche Fellini fu massacrato a Venezia per aver presentato “I vitelloni”. Questa non vuol essere una polemica contro i critici ma contro chi non capisce chi è più avanti degli altri. Monicelli fu immediatamente rivalutato dalla stampa internazionale e francese, e stiamo parlando del 1987, quando era stato già candidato agli Oscar, ma nonostante tutto in Italia non era considerato in ugual misura. Un uomo pazzo, che non ha fatto spettacolo ma grandi scelte. Rompeva i meccanismi del racconto, andava perfino contro se stesso, non era cinico, ma tenero, gentile e disponibile ma aveva bisogno della verità. Verità che se detta tutta può far male.

Il movimento studentesco che ieri protestava per la Gelmini intonando l’inno “Branca Branca Branca Leon Leon Leon” e che scriveva su un grande striscione “Il solo futuro che abbiamo è la rivoluzione – Mario Monicelli”. C’è da pensare se un vecchio militante socialista di 95 anni riusciva ancora ad ispirare i giovani del terzo millennio.

Onore quindi a un vecchio amico che una volta mi aveva detto di voler stare qui, grazie a lui e a tutta la famiglia. Era un frequentatore assiduo di questo posto che era diventata la sua casa. Attaccava la regia di giovanotti registi che presentavano i film qui, criticando le scelte stilistiche, e loro non si incazzavano mai, ma andavano da lui a chiedere cosa non fosse giusto nel film, e Mario passava le ore a parlare su cosa ci fosse di sbagliato nell’impianto narrativo e scenografico. Non voleva essere chiamato Maestro né essere celebrato al Campidoglio, ma qui che è la naturale sede di ritrovo di chi fa il cinema, sia da vivo che da morto.

Evviva Mario Monicelli.

Felice Laudadio passa la parola a Giuliano Montaldo:

Questo grande giovane regista è a casa sua, e tutti siamo addolorati, ma ci lascia tanti ricordi, e tanta passione per il cinema che lo rendono indimenticabile. I suoi occhi intelligenti sembravano facessero una radiografia quando ti osservavano, come se ti studiasse.

Arriva anche il momento di Paolo Villaggio che con la sua naturale verve comica riesce a strappare un sorriso anche in un contesto particolare come questo:

Bisogna rispettare la gerarchia, Ettore Scola è più importante e anziano. Io non sono mai stato un “funeraliele” ma sono diventato abilissimo nelle commemorazioni. Qualora qualcuno volesse lo faccio per mestiere! Laudadio, con dei toni alla Craxi, ha detto che Mario era un giovane, ho fatto un viaggio con lui qualche anno fa, alla reception dell’hotel la ragazza al concierge ci ha chiesto i documenti per registrarci. Lui si è rabbuiato perché gli aveva detto che avevo 93 anni, ma almeno sapeva quanti anni avesse, a me hanno detto che ero abbastanza conosciuto ma di fornirgli i dati della carta d’identità. Io sono nato il 30-12-32 e invece urlo forte 30-12-12, e lei ci crede. Ma ti pare che dimostro 98 anni? Purtroppo si.

Vorrei cercare di essere il meno retorico possibile, perché lui non lo era per niente. Ho sentito che ha rifiutato il Campidoglio, io non me la sento! Se c’è qualcuno militante nella parte destra del nostro schieramento politico mi vorrei raccomandare per il Campidoglio, perché vi confesso a Roma morire dopo Sordi, o a Milano dopo Mike Bongiorno, era una stronzata straordinaria. Dire un ricordo di Monicelli? Ma come si può racchiuderlo in un ricordo? Ci ho fatto il mio primo film “Brancaleone e le crociate”, dopo dieci anni mi ha detto che aveva apprezzato molto il mio coraggio. Di lui cosa volete che vi dica? Io con lui ho passato dei momenti importanti. Io trovo che Mario Monicelli fosse una persona molto in maschera, io so che si innamorava delle giovani attrici, sinceramente quando lui trattava bruscamente le attrici voleva dire che gli piacevano però era di una timidezza assoluta, e questo la dice lunga. Fortunatamente non mi mancherà perché ci sono i suoi film, e grazie all’evento la televisione italiana ce li farà rivedere tutti.

Non c’è però, vi dico secondo me come sono andate le sue ultime ore, lui non ci vedeva quasi più, il primario gli dice “vedrai che andrà bene” e lui “senta non voglio elemosine, voglio sapere cos’ho”, e il primario “il problema è che ha 95 anni”, lui gli avrà sorriso, gli avrà dato la mano e sarà andato nella sua stanza. Lui che non amava esibirsi ha deciso che la sua vita era finita, è stata una decisione di un coraggio meraviglioso.

Il presidente della Casa del Cinema riprendendo la parola legge il messaggio che Tonino Guerra ha inviato alle figlie, Rosa, Martina e Ottavia, mostrando poi un contributo video con le dichiarazioni di Mario Monicelli sulla lotta culturale e sui giovani. Prende poi la parola Ettore Scola:

Peccato che Felice ti abbia fermato Paolo, non aspettatevene altre di risate dopo Villaggio. Io faccio fatica a riconoscermi nelle cose che vengono dette in questi giorni, non riconosco Mario in quello che leggo. Qualcuno è venuto con la faccia appesa e l’aria da condoglianze. Io non sono affatto triste della morte di Mario, lui ha addirittura scelto come morire, e lo ha scelto in un modo che gli somigliasse, certo brusco e duro, ma schietto e spavaldo. Mario questo era, tutto doveva essere chiaro, silenzioso e di poche parole.

Ho visto che quando si celebrano i morti si parla di se stessi, e non voglio fare eccezione. Ricordo tante cene con Mario, nessuno di noi due parlava. Non mi piace esternare e manifestare dei sentimenti, perché comunicare il sentimento secondo me lo attenua, con lui si stava anche senza parlare. Questo era il nostro rapporto che è durato per oltre sessant’anni. Per me è stato un modello da seguire e questa stima mi ha portato a cercare di somigliargli, poi uno non ci riesce ma bisogna avere dei modelli nella vita. Io ho avuto lui e gli sono grato. Io non credo che Mario desiderasse questo tipo di riunioni, non voleva neanche un funerale eppure ne ha avuto uno, i giovani di tutta Italia l’hanno ricordato, soprattutto con lo striscione “Mario la facciamo questa Rivoluzione”.

MARIO MONICELLI - intervista (Manifestazione contro i tagli al FUS 21/07/2009) - WWW.RBCASTING.COM

 

1 commento

  1. […] Un lungo saluto a Mario Monicelli Video della commemorazione. Il 1° dicembre, la Casa del Cinema di Roma ha ospitato su richiesta della famiglia di Mario Monicelli la camera ardente per onorare la memoria del grande regista scomparso. Sono intervenuti: Felice Laudadio, Giuliano Montaldo, Paolo Villaggio ed Ettore Scola. […]

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