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Donne scendono in piazza: “basta, vogliamo la nostra dignità”

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Oltre un milione di persone nel mondo per rivendicare la dignità delle donne. Questo il numero di manifestanti che, secondo il comitato organizzatore di “Se non ora quando?”, domenica 13 febbraio ha partecipato alla giornata dell’orgoglio femminile. Senza bandiere di partito, ma con sciarpe bianche, adesivi rosa e striscioni ironici e indignati, si sono mobilitate più di 230 città italiane e una trentina di capitali all’estero: Roma, Milano, Palermo, Torino, Napoli, ma anche Londra, Parigi, Madrid, Berlino, Bruxelles e persino Tokyo. Nelle piazze sono scese soprattutto le donne, accompagnate da tanti uomini e bambini. Molti gli slogan contro Silvio Berlusconi e la cultura del “Bunga bunga”. Uno in particolare si è sentito più di tutti: “Dimissioni! Dimissioni!”.

L’evento clou è a Roma. In Piazza del Popolo, sotto un palco rosa con la scritta “Tempo di esserci tutte e tutti, vogliamo un Paese che rispetti le donne”, cominciano a radunarsi, sin dall’ora di pranzo, decine di migliaia di persone (per gli organizzatori saranno 500 mila). La manifestazione si apre con l’intervento dell’attrice Isabella Ragonese: “sono una bambina – dice – non ho fatto il femminismo, sono una precaria, sono una madre, sono una commessa, un’impiegata e oggi mi dimetto da tutto. Oggi 13 febbraio scendo in piazza”. A seguire un minuto e mezzo di silenzio, quindi l’urlo dal palco “Se non ora, quando?” e la risposta della gente all’unisono: “Adesso!”.

Obiettivo dell’iniziativa è la realizzazione di una lobby trasversale e apartitica che dia concretezza a quella che la stratega del gruppo organizzatore, la docente universitaria Francesca Izzo, chiama la “più radicale delle riforme”, quella con la parità e la dignità della donna finalmente attuate “visto che il potere, nella quasi totalità composto da uomini, oggi le impedisce”. Tra gli applausi e le grida di approvazione, ecco i contributi delle promotrici: tra le altre parlano il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, la deputata di Fli Giulia Bongiorno, le registe Francesca e Cristina Comencini, le attrici Lunetta Savino e Angela Finocchiaro, la missionaria della Consolata Suor Eugenia Bonetti, la fondatrice dell’Università delle donne “Virginia Woolf” Alessandra Bocchetti, la ginecologa congolese Suzanne Diku, la poetessa Patrizia Cavalli.

“Questo è un governo che ha sempre fatto una politica contro le donne – afferma la leader sindacale – basti pensare al primo provvedimento che è stato quello di cancellare la legge contro le dimissioni in bianco, usate per licenziare le lavoratrici incinte”. Per spiegare le ragioni che ha riunito l’universo femminile, Camusso elenca una serie di “desideri”. “Vorrei che la parola sesso volesse dire relazione tra pari – dice – e non incarico politico. Vorrei un Paese con una sola morale, perché la doppia morale offende e nasconde la nostra dignità. Vorremmo un Paese dove le donne non siano considerate di serie B e dove tutte possano avere un lavoro senza essere sottoposte a sguardi che avviliscono e offendono. Vorrei che quando si pensa a una minorenne, non si pensi al suo consumo ma al progetto per il suo futuro”.

Giulia Bongiorno ribadisce l’importanza di esserci “come protagoniste e non come comparse”, sottolineando però che l’unico contesto in cui “si vedono le donne protagoniste sono le barzellette, soprattutto se provengono da Arcore”. Poi aggiunge: “Noi donne abbiamo fatto un errore, accontentarci del fatto che a parole siamo uguali. Non accontentatevi, le parole possono ingannare, come ad esempio la parola ‘prostituta’ che diventa elegante se la sostituiamo con ‘escort’”. E a chi, nei giorni scorsi, ha accusato la piazza di puritanesimo risponde: “E’ un modo per sminuire la vostra presenza qui, ma in realtà si ha paura di voi. Perché se questa mobilitazione va avanti, si crea davvero qualcosa di travolgente”.

Tra gli interventi più sentiti c’è quello di Suor Eugenia Bonetti, missionaria in Africa per 24 anni e dal ‘93 alla Caritas di Torino, dove si occupa delle prostitute di strada. “Sono qui per dare voce a chi non ha voce – spiega decisa – alle nuove schiave, vittime della tratta di essere umani per sfruttamento lavorativo e sessuale, per lanciare un forte appello affinché sia riconosciuta la loro dignità e ripristinata la loro vera immagine di donne. A nome loro e nostro, che ci sentiamo sorelle e madri di queste vittime, diciamo basta a questo indegno e vergognoso mercato del mondo femminile”. Suor Eugenia fa poi riferimento direttamente allo scandalo Ruby: “Sono notizie che ci sgomentano e ci portano a pensare che siamo ancora molto lontani dal considerare la donna per ciò che è veramente, non semplicemente un oggetto o una merce da usare”. E alla legge Carfagna sulla prostituzione: “Si è cercato di eliminare la prostituzione di strada perché dava fastidio e disturbava i  sedicenti benpensanti. Abbiamo voluto richiuderla in luoghi meno visibili, ma non ci rendiamo conto che una prostituzione del corpo e dell’immagine della donna è diventata ormai parte integrante della cultura quotidiana. Non possiamo rimanere indifferenti, è venuto il momento in cui ciascuno deve fare la sua parte”.

Sotto il palco ci sono diversi esponenti del PD (Pierluigi Bersani, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Giovanna MelandriWalter Veltroni, Livia Turco) e tanti personaggi dello spettacolo e del giornalismo come il produttore Riccardo Tozzi, le attrici Valeria Solarino, Sabrina Impacciatore e Maria Rosaria Omaggio, i conduttori Michele Mirabella, Geppi Cucciari e Serena Dandini, il direttore dell’Unità Concita De Gregorio. La manifestazione si chiude con l’urlo commosso di Angela Finocchiaro (“siamo più di un milione nel mondo!”) e l’intervento di Francesca Izzo. “Da questa piazza non si torna indietro – avverte – il prossimo appuntamento è per l’8 marzo e poi insieme ci impegneremo a costruire gli Stati generali delle donne italiane, aperti anche agli uomini, per continuare a far sentire la nostra voce”.

E’ quasi sera. Per tutta la piazza è festa grande. Si balla, si canta e ci si abbraccia sulle note coinvolgenti di Patty Smith che canta “People have the power”. In prima fila, con striscioni e cartelli su Berlusconi (come quello che recita: “Da papi a pappone: sei la nostra vergogna. Vattene!”) e contro la cultura del machismo, ci sono donne di ogni età: impiegate, funzionarie, avvocati, cuoche, operaie, studentesse, giovani precarie e tante, tante mamme. “Per rivendicare i nostri diritti di donne e madri – dice Patrizia, una di loro – perché i mie figli crescano in un’Italia migliore”.

 

 

 

 

3 Commenti

  1. E’ commovente vedere queste piazze gremite di persone che finalmente stanno sconfiggendo la rassegnazione. Dobbiamo continuare, se necessario anche tutte le domeniche. Per l’8 marzo spero che le manifestazioni saranno in tuttr le città, come ieri. Io sono di Torino. Ce la faremo. Se non ora, quando?

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