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Simon Reynolds: la tendenza del futuro è… rétro

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Lunedì 19 settembre Simon Reynolds, il più autorevole critico musicale contemporaneo, ha presentato presso il Circolo degli Artisti di Roma il suo ultimo libro “Retromania – Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato” (ISBN Edizioni), uscito in Italia il 15 settembre 2011.

In questo libro Reynolds si interroga sul futuro della musica e sul rapporto che si è instaurato tra musica e tecnologia. L’ambiente musicale al quale siamo sottoposti è fatto da revival, reunion, festival, anniversari e tributi a band ormai scomparse da decenni dalle scena musicale alimentando così un senso di nostalgia collettivo verso il passato.

La domanda che si pone il critico britannico è se sia questa nostalgia a bloccare la nostra capacità culturale di guardare avanti, oppure sia la cultura stessa ad avere smesso di progredire costringendoci a concentrare la nostra attenzione su epoche più movimentate e dinamiche del passato.

Viviamo in un periodo di astoricità, in cui il passato acquista molto più valore del presente e dove fenomeni di rotture come il rock, il punk o la grunge sono solo dei lontani ricordi.

Reynolds analizza i luoghi della tecnologia e li mette in stretta relazione con la memoria la quale non è più memoria vissuta ma subito disponibile. Adesso con un click su YouTube si può venire a conoscenza di generi e gruppi musicali del passato e a subirne maggiormente il fascino sono proprio i giovani i quali dimostrano di avere una predisposizione maggiore per l’avanguardia rispetto alla retroguardia.

L’idea del libro è nata dalla sensazione che ha avvertito Reynolds di vivere in un periodo che si muovesse lentamente. Durante gli anni passati ha assistito alla nascita di molte mode musicali come la jungle, la UK garage, il grunge, la techno, generi che cambiavano in fretta. Pian piano ha notato come questi cambiamenti da medi diventassero minimi. Anche i pochi fenomeni interessanti che sono apparsi negli anni 2000 visti da vicino non hanno influenzato le masse al punto tale da creare delle tendenze.

Reynolds afferma che forse senza internet a banda larga ci sarebbero stati più fanatismi collegati a qualche gruppo musicale, fenomeni che attualmente con l’uso di internet sono impossibili da replicare dato che questo mezzo offre troppa scelta da non permetterne una facile selezione. Abbiamo a disposizione una grande gamma di suoni che si riconfigurano e la novità è ormai diventata un concetto soggettivo.

Simon Reynolds nella sua carriera ha collaborato con New York Times, The Guardian, Rolling Stone, Observer, The Wire, Uncut. Dello stesso autore ISBN ha pubblicato “Post-punk 1978-1984”, “Hip-hop-rock 1985-2008” e “Totally Wired”.

Al dibattito hanno partecipato i giornalisti Alberto Piccinini (MTV Italia, Manifesto e Rolling Stone), Federico Guglielmi (Mucchio Selvaggio), Emiliano Colasanti (Rolling Stone) e la giovane scrittrice Claudia Durastanti.

 

 

 

 

 

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