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Bloccata in Cina l’uscita del film “Il tocco del peccato”. Il New York Times denuncia la censura.

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Senza spiegazioni o comunicazioni ufficiali, è stata bloccata in Cina l’uscita in sala del film, “Il tocco del peccato” (A Touch of Sin), da questo weekend nelle sale italiane. Il New York Times ha denunciato la censura: i giornalisti cinesi sarebbero stati invitati a non parlare o commentare il film che era stato annunciato in sala per il 9 novembre, bloccato in patria dall’Ufficio Centrale della Propaganda del Partito Comunista Cinese.

L’ultimo film di Jia Zhangke (già Leone d’Oro a Venezia con “Still life”), vincitore a Cannes Miglior Sceneggiatura, è il ritratto impietoso sulla trasformazione della Cina all’indomani del nuovo capitalismo: quattro storie estreme di violenza e ribellione. Osannato dalla critica internazionale – Le Monde lo ha definito “Il miglior film cinese di tutti i tempi” – è in sala in Italia con Officine UBU con un visto censura come “film per tutti”.

Secondo la fonte, il più che autorevole New York Time (nell’articolo di Edward Wong, 22 novembre), di tali disposizioni la produzione del film, la Xstream Pictures, non sarebbe stata avvisata direttamente; resta il fatto che il regista ha annullato all’ultimo momento un viaggio a Taiwan, già programmato, per “motivi personali”, rilasciando una dichiarazione attraverso gli uffici della casa di produzione. Da questo breve comunicato si legge: “La Xstream Pictures né il regista Jia Zhangke hanno ricevuto alcuna notificazione sul fatto che il film sia stato vietato in Cina. La Xstream Pictures – vi si legge inoltre – sta ancora lavorando per la miglior distribuzione del film in Cina. Abbiamo sentito che alcuni media cinesi hanno ricevuto la proibizione di parlare del film, ma la Xstream Pictures non ha mai ricevuto tale notifica”. Resta il fatto che dell’uscita del film, che doveva essere proiettato in sala dal 9 novembre, non si hanno ancora notizie.

Poco tempo fa Jia Zhangke aveva avuto modo di parlare dei meccanismi della censura: “Dopo il 2004 – aveva dichiarato – si è innescata una discussione nel processo di censura. In passato, nessuno veniva a parlare con noi. Dicevano ‘sì’ o ‘no’. Se la Cina sta facendo dei progressi – aveva aggiunto – allora lo dobbiamo riconoscere. Il procedimento di censura è divenuto lentamente più rilassato”.

 

 

 

 

 

 

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