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Da Gerini a Solarino, la Inthelfilm tra Los Angeles, California e Bari

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Arrivano al Santa Barbara Film Festival, Los Angeles Italia e Bif&st “Il Traduttore”, “Promiseland” e “L’Ombra di Caino”, tre progetti prodotti dalla Inthelfilm di Preziosa e Puccioni, con Claudia Gerini, Kamil Kula, Silvia Delfino, Piotr Rogucki, Anna Safroncik, Eva Grimaldi, Marcello Mazzarella, Valeria Solarino, Michele Venitucci, Giorgio Colangeli, Lidia Vitale, Valentina Carnelutti, Lino Guanciale, Massimiliano Frateschi, Giulia Michelini e Marina Pennafina

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Saranno presentati nelle prossime settimane in alcuni importanti festival italiani e internazionali tre progetti prodotti da Giampietro Preziosa e Marco Simon Puccioni per Inthelfilm, società di produzione cinematografica e televisiva attiva da vent’anni.

Si parte con il film “Il Traduttore”, regia di Massimo Natale, con protagonisti Claudia Gerini e Kamil Kula, che sarà in concorso al Santa Barbara International Film Festival in California l’8 febbraio, poi a Los Angeles per il festival “Los Angeles Italia” (21-27 febbraio) e al Bif&st – Bari International Film Festival (2-9 aprile), rassegna che sarà dedicata quest’anno a Ettore Scola e Marcello Mastroianni.

Una storia d’amore, quella raccontata da “Il Traduttore”, che parla di formazione, integrazione, ribellione e libertà. Anna (Claudia Gerini) e Andrei (Kamil Kula), accomunati dalla traduzione di un diario, danno vita allo scontro-incontro fra due culture distanti, accomunati da un mistero che sfocia in una passione bruciante. Nel cast anche Silvia Delfino, Piotr Rogucki, Anna Safroncik, Eva Grimaldi e Marcello Mazzarella.

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Saranno presentati al Bif&st – Bari International Film Festival anche due cortometraggi targati Inthelfilm:  “Promiseland” (con Valeria Solarino, Massimiliano Frateschi, Giulia Michelini e Marina Pennafina) e “L’Ombra di Caino” (con Valeria Solarino, Michele Venitucci, Giorgio Colangeli, Lidia Vitale, Valentina Carnelutti e Lino Guanciale).

“Promiseland”, diretto da Francesco Colangelo, è la storia del viaggio che Julia, una giovane madre inglese di origini italiane, fa con suo figlio Rocco di 9 anni, nel piccolo paese di suo nonno, emigrato dall’Italia verso il Regno Unito negli anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale. A Rocco, bambino taciturno e con problemi respiratori, il padre – ex compagno di Julia – aveva promesso una vacanza…promessa che non era riuscito a mantenere. Julia decide, quindi, di accompagnare suo figlio in vacanza, per non mortificare ulteriormente il suo già provato umore. Julia in questo viaggio scopre una parte fondamentale, che ignorava completamente, della storia della propria famiglia e parallelamente un territorio capace di accogliere eccellenze professionali solide e di essere moderno e produttivo. Un luogo, dunque, molto distante dalla “terra difficile” dei racconti di suo nonno, tipici degli emigranti, che non avevano alternativa se non quella di andare via a “cercar fortuna”. Al viaggio di Julia e Rocco si affianca un giovane ragazzo pugliese, Massi, scontento della propria vita in quella che avverte come una dimensione troppo “provinciale” per sé. Massi e Julia scopriranno di stare compiendo lo stesso viaggio metaforico, un viaggio che li sta spingendo a cambiare radicalmente la propria vita. Le difficoltà respiratorie del piccolo Rocco in questa nuova dimensione troveranno immediato sollievo, cosa che spinge la giovane Julia a trasferirsi in questa nuova “Terra Promessa” per il bene di suo figlio e per il proprio. Anche Massi impara qualcosa: decide di andare via, invece, dalla Puglia…di andare lontano, negli Stati Uniti, ad inseguire il suo sogno artistico come illustratore e come uomo.

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“L’Ombra di Caino”, diretto da Antonio De Palo, si inserisce nella dialettica tra violenza e non violenza, proponendo così una riflessione su una reale costruzione di senso per il futuro. Pertanto, in un luogo e in un tempo dove la ricerca spasmodica di un benessere materiale acceca l’uomo, negandogli la possibilità di portare il proprio sguardo verso il futuro; si intende voler sviluppare un conflitto etico generazionale che pone gli adulti a confronto con ciò che, per definizione, potremmo definire la generazione del futuro: i bambini. Quindi, due età a confronto, due tempi a confronto: il presente e il futuro. Indagare il senso e le volontà di costruzione del futuro da parte delle generazioni adulte, riportando la riflessione della costruzione del domani su basi etiche.

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