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RB Casting dà il Benvenuto a Tosca D’Aquino

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Intervista esclusiva a Tosca D’Aquino

Rappresentata dall’agente Gioia Levi (Carol Levi & Company)
Ufficio stampa Alessio Piccirillo

www.rbcasting.com/site/toscadaquino.rb

L’appuntamento telefonico è alle nove di mattina. “Così accompagno i bambini a scuola e sono libera”, mi spiega. Invece Francesco, che ha cinque anni, le resta vicino. E lei, mentre mi racconta della sua ultima esperienza a teatro, si interrompe per un attimo e lo chiama: “mamma vieni qua che sto facendo l’intervista, vieni, vieni”. Per tutto il tempo si avverte la presenza importante dei suoi due “maschietti”, anche di Edoardo che ha dodici anni e fisicamente è a scuola. Perché lei è attrice e conduttrice con una lunga carriera alle spalle, ma soprattutto è mamma. “La maternità ti stravolge la vita – dice – io ho fatto delle scelte lavorative e tuttora continuo a farle in funzione dei mie figli. Anche se sono fortunata perché i nonni e la tata mi danno una grossa mano. E poi ho due mariti-papà favolosi (l’ex Mauro Gabrielli e l’attuale compagno, il produttore Massimo Martino, ndr). Perché quando parti con il padre giusto, e io ne ho uno fantastico, la scelta degli uomini che ti accompagnano non può essere da meno”.

Tosca D’Aquino, segni particolari napoletana verace. Caratteristica che si riconosce in tutto quello che pensa e fa: il carattere solare e aperto, l’incontenibile verve, l’attaccamento alla famiglia, la passione per la cucina. Per lei il viaggio nel mondo dello spettacolo inizia a soli quattordici anni, nelle tv private di Napoli. I suoi genitori la sostengono in ogni scelta tanto da trasferirsi a Roma quando decide di iscriversi all’Accademia d’Arte drammatica “Silvio D’Amico”. “A loro devo tutto – ammette – hanno venduto la casa a Napoli prima di sapere se avevo superato il provino in Accademia, mi hanno seguito in tutti i miei sogni”. Dopo una prima gavetta televisiva arriva il debutto in Rai e l’esordio al cinema: ha vent’anni quando Pippo Baudo la vuole nel cast di “Fantastico”, mentre l’anno dopo già si prepara per “Rimini, Rimini – un anno dopo”, la commedia a episodi di Bruno Corbucci e Giorgio Capitani.

Seguono altre pellicole: “Scugnizzi” di Nanni Loy, “Il viaggio di Capitan Fracassa” di Ettore Scola, “Paganini” di Klaus Kinski, “Ladri di Futuro” di Enzo De Caro e due film di Pappi Corsicato (“Libera” e “I buchi neri”). E’ il 1995 quando Tosca inizia la fortunata collaborazione con Leonardo Pieraccioni: con “I laureati” ma soprattutto con “il Ciclone” (chi non ricorda il suo “Piripì”?) arrivano successo e popolarità. Nel 1997 è la moglie di Giorgio Panariello nel film di Umberto Marino “Finalmente soli” e l’amante di Massimo Ghini in “Grazie di tutto” di Luca Manfredi. Verranno poi  le commedie con Carlo Vanzina (“Il cielo in una stanza”), Vincenzo Salemme (“Amore a prima vista”) e Neri Parenti (“Christmas in love”), il film drammatico “Amore che vieni, amore che vai” di Daniele Costa e “Torno  a vivere da solo” di Jerry Calà.

In tv si divide tra i duetti comici con Panariello in “Torno sabato” (che va in onda per tre stagioni registrando ascolti strepitosi) e le numerose fiction. Tra le altre “Padre Pio” con Sergio Castellitto, “L’uomo che piaceva alle donne – Bel ami” di Massimo Spano, “Donne di mafia” di Giuseppe Ferrara (in cui è protagonista),  “Papa Giovanni XXIII” di Giorgio Capitani, “La stagione dei delitti” e “Il grande Torino” di Claudio Bonivento. Tra gli ultimi impegni televisivi, “Le segretarie del sesto” accanto a Micaela Ramazzotti, Claudia Gerini e Antonia Liskova e “Tutti per Bruno” con Claudio Amendola.

Dagli esordi a oggi l’attrice si dedica anche al teatro. “Per me è una grande palestra – spiega – l’impatto con il pubblico è immediato e poi in quei momenti ti giochi tutto. C’è una bella frase di Eduardo De Filippo che dice: ‘ecco l’attore, ecco il baratro’. E’ proprio così”. In scena l’eclettica Tosca spazia dal comico al drammatico con grande naturalezza, lavorando tra gli altri con Luca Ronconi, Andrea Camilleri, Luca De Filippo, Carlo Lizzani, Lello Arena e Gianfelice Imparato. Anche in queste sere la si può trovare  sul palcoscenico: è al Teatro dell’Orologio di Roma per le prove del nuovo spettacolo. Il 25 gennaio debutterà con un monologo per “Les femmes d’or” (rassegna al femminile con Isabel Russinova, Fiorenza Marchegiani, Paila Pavese e Mita Medici che partirà il 18 gennaio). A febbraio, invece, sarà all’Ambra Jovinelli con la commedia brillante “Smetti di piangere Penelope!”, dove reciterà accanto a Nicoletta Romanoff e Samuela Sardo per la regia di Massimo Romeo Piparo. E nel futuro? “C’è una bella fiction Rai – anticipa – ma non posso dire niente, non ho ancora firmato il contratto”.

Partiamo allora dallo spettacolo che stai provando.  Chi è la tua “Femme d’or”?
Ognuna di noi porterà un monologo su una donna. Il mio testo è scritto e diretto da Luca Alcini, è il percorso di un’attrice famosa che entra in scena a settant’anni e pian piano si ringiovanisce, fino ad arrivare ai quaranta e poi ai venti. Il personaggio è una specie di Valentina Cortese: vive situazioni molto divertenti ma anche momenti drammatici.

E’ difficile passare dal comico al drammatico all’interno dello stesso monologo?
Il lavoro si sta rivelando impegnativo: interpreto tre personaggi e in quell’ora devo dare tutto. Prima di adesso non avevo mai accettato di fare un monologo: un po’ perché il rapporto a due mi diverte di più e un po’ perché recitare da sola mi spaventa.

E in questo caso, come mai hai accettato?
Adesso ho l’età giusta. Per questa parte ci voleva qualcuno che potesse interpretare una ragazza giovane e una signora anziana. E poi ci voleva un testo che mi prendesse e questo personaggio l’ho trovato meraviglioso. Io ho una preparazione teatrale e anche se il mio grande amore resta il cinema, il palcoscenico è qualcosa che ogni tanto mi chiama e mi trascina, come il canto di una sirena. Non c’è cinema o trasmissione televisiva che ti possa far crescere come l’esperienza teatrale: chi fa teatro può fare tutto, mentre il contrario non sempre funziona.

Hai cominciato da ragazzina. Com’è nata la passione per il palcoscenico?
Hai presente quelle bambine che da grandi vogliono ballare e recitare? Ecco non è stato qualcosa che è nato all’improvviso, io l’ho sempre voluto fare. A Napoli frequentavo una scuola di suore con un teatro dove si organizzavano dei veri e propri spettacoli: io ero sempre la protagonista. A quattrodici anni ho debuttato nelle tv private e, nello stesso periodo, sono andata con mia madre all’Ufficio scritture di Napoli.

All’inizio sognavi più il cinema, il teatro o la tv?
Non ti nascondo che il grande schermo è la prima cosa che mi ha appassionato, anche perché i miei mi hanno sempre educato al cinema. Da ragazzina guardavo sempre i film del neorealismo: De Sica, Rossellini, le immagini di Anna Magnani e Sofia Loren. Anche il teatro mi piaceva, la televisione invece è stata una scoperta.

La prima volta in Rai è con Baudo. Che esperienza è stata?
Bellissima. Alla selezione c’era un numero impressionante di provinanti e io mi sono trovata a competere con dei pattinatori, perché il format prevedeva tanti ragazzi che si esibivano in una specialità. Vinsi con un testo di mia madre: lei è sempre stata brava a scrivere e da ragazza ha fatto anche un po’ l’attrice.

Se i tuoi non ti avessero sostenuta?
E’ una domanda che mi sono posta tante volte. Credo che sarei rimasta nel campo, ma forse a un livello più provinciale. In Accademia, per esempio, c’erano ragazzi che si mantenevano facendo i camerieri: da sola non avrei avuto il coraggio di cambiare città né avrei affrontato le difficoltà con la stessa energia.

Dal tuo debutto in Rai sono passati ventiquattro anni. Com’è cambiata la tv da allora?
E’ cambiata tanto, soprattutto da quando ci sono i reality. Prima, per andare in tv, dovevi saper fare qualcosa. Solo l’esistenza dei personaggi che escono da questi show era impensabile. Ma alla fine, passata la novità, che cosa resta? Ecco, io sono aperta a qualsiasi forma di spettacolo, anche il più alternativo. L’importante però è che sia spettacolo!

E’ stato un male per la cosiddetta tv di qualità?
Si certo. Altrimenti, non si spiegherebbe come mai ci incantiamo a vedere gli sketch del passato: Mina, Sordi, Lupo, Paolo Panelli…Persino mio figlio di dodici anni, quando li mandano in tv, rimane con la bocca aperta così!

I tuoi figli lavoreranno nel mondo dello spettacolo?
Li ostacolerei come pochi! Per fortuna non ci pensano, anzi, quando vado a vedere i saggi della scuola mi accorgo che sono completamente scoordinati (ride).

Che cosa sogni per loro?
Il mio ex marito è ingegnere e anche mio figlio maggiore è portato per la matematica. Come madre dovrei essere orgogliosa, ma oggi ci sono ottimi ingegneri senza lavoro o sottopagati e quindi sono preoccupata. Sicuramente voglio che studino e viaggino, perché la conoscenza apre la mente. E poi vorrei facessero la scelta che li rende felici. Perché la fortuna principale è alzarsi la mattina per fare un lavoro che ti piace. Intorno a me vedo tanta gente che si sveglia e vorrebbe spararsi! Una condizione mostruosa…

L’incontro con Pieraccioni ha segnato una prima tappa importante per la tua carriera. Com’è andata?
Conosco Leonardo da quando eravamo ragazzi, perché bazzicava in televisione. Addirittura, in tempi non sospetti, dovevamo lavorare insieme in un programma radiofonico. Poi ci perdemmo di vista e io cominciai a fare i primi spettacoli. Mi richiamò per “I laureati” e mi fece un provino. Per “Il ciclone”, invece, la parte di Carlina me la cucì addosso.

Com’è nato il famoso “Piripì”?
E’ stata un’idea di entrambi. Lui voleva che facessi un gesto, uno sberleffo e io pensai al “Piripì”. A teatro e al cinema, il tormentone ha sempre funzionato. Anche con Panariello è andata così: io urlavo “Giorginoooooo!” e la gente cominciava a ridere, ancor prima che lui entrasse in scena.

Un altro incontro importante.
Si, davvero. Tanti anni prima che facessimo “Torno sabato”, Giorgio era protagonista di un film di Marino e cercava una moglie gelosa che lo beccava con un’altra. Provinò tutto il mondo del cinema ma non si trovava con nessuna. Io non l’avevo mai incontrato eppure il feeling scattò subito, come se ci conoscessimo da sempre. Mi presero e però lui non aveva visto quello che sapevo fare. Un giorno ci invitarono al “Tappeto volante” di Luciano Rispoli e mi chiesero di fare un pezzo di cabaret. Da lì partì tutto.

Qual è l’esperienza cinematografica che ti ha dato più emozioni?
“Il viaggio di Capitan Fracassa” di Scola, dove ho avuto l’onore di interpretare la fidanzata di Troisi. Abbiamo lavorato insieme per tre mesi con un cast pazzesco, ma più di ogni altra cosa ricordo l’esperienza con Massimo. Per una napoletana è un sogno.

L’esperienza teatrale?
Forse proprio quella che sto facendo. Certo in passato ho lavorato in teatri molto grandi, mentre questa è una piccola rassegna, ma il testo parla di un’attrice e tocca delle corde che mi riguardano da vicino.

E quella televisiva?
Tutta la collaborazione con Giorgio. La gente ci amava davvero: uscivo dalle prove alle due di notte e vedevo file lunghissime di persone che aspettavano per i biglietti omaggio. Mi facevano commuovere! Andavamo in questi palazzetti stracolmi con gli striscioni da stadio e poi, cosa più importante, era tutto in diretta.

Era dura?
Come il teatro, anche la diretta è una grande palestra. Puoi fare tutte le prove che vuoi, tanto il copione non combacerà mai con quello che succede! Le battute finiscono, il personaggio non è ancora arrivato, ci sono problemi tecnici e tu devi cavartela da sola.

Momenti di panico?
Tanti. Per fortuna la gavetta in teatro mi ha sempre salvata! Quando non sapevo come andare avanti recitavo un pezzo classico, come Cechov o l’Alfieri. A quel punto entrava Giorgio, attaccava con le battute e la gente rideva. Tutto assolutamente improvvisato. E’ il bello della diretta e per questo l’adoro.

Se potessi scegliere tra teatro, tv e cinema?
Farei tutto, nella vita non sempre si può scegliere.

Al cinema con quale regista ti piacerebbe lavorare?
Le nuove leve sono favolose. Parlo di Paolo Sorrentino, Matteo Garrone e Gabriele Muccino. In televisione, invece, tornerei a lavorare con Panariello. Lui si è voluto ritirare, ma secondo me potevamo andare avanti senza problemi. Perché Zelig può fare cento anni di repliche e noi ci siamo fermati alla terza?

Torniamo al grande schermo. Il ruolo che ti piacerebbe interpretare?
Mi divertirebbe una cattiva senza speranza. In Italia spesso ci incasellano in una parte, mentre una Nicole Kidman fa tutto: la psicopatica, la buona, la simpatica, la sensuale.

Chi sono stati i tuoi maestri?
Quando sono entrata in Accademia conoscevo tutta la drammaturgia di Eduardo. Poi ho scoperto autori come Ibsen, Cechov e Shakespeare. Ho lavorato su personaggi che mi hanno aperto la mente, anche se non li interpreterò mai. Per questo gli attori che pensano di non aver bisogno dello studio mi fanno ridere!

Chi ti ha insegnato di più nella pratica?
Ho rubato un po’ da tutti. Scola, Panariello, Salemme, Luca De Filippo.

Se non avessi fatto questo lavoro?
Non ti posso rispondere perché nella mia vita non ho mai pensato, neanche per un istante, di non fare questa carriera. E questo lo dico nonostante non sia mai stata una malata di lavoro, nel senso che a differenza di tante attrici ho voluto anche una famiglia.

I tuoi figli sono stati programmati?
Non sono per la maternità a tutti i costi, un figlio è sempre il frutto di un amore. Mi sono innamorata follemente del mio primo marito ed è venuto un bambino meraviglioso. Poi la storia è finita, ho amato di nuovo ed è arrivato un altro figlio.

Assegniamo qualche premio. I Telegatti secondo Tosca.
Confesso che mi trovi impreparata. Guardo poca tv.

Allora scegliamo gli Oscar italiani.
Uno dovrebbe vincerlo la mia carissima amica, Micaela Ramazzotti. “La prima cosa bella” è un film bellissimo e lei è strepitosa. La statuetta per il miglior attore la darei a Toni Servillo. E per i film scelgo gli ultimi di Sorrentino, Garrone e Muccino.

Un difetto e un pregio.
Il difetto è l’intolleranza che ho sviluppato con gli anni: odio i fumatori e le persone maleducate. Il pregio è l’ospitalità, nel senso che sono sempre solare e accogliente. Ho tanti amici, una famiglia numerosa e faccio sempre grandi tavolate.

Il tuo piatto forte?
Tutto, dagli antipasti ai dolci. Sicuramente sono stata avvantaggiata (anche lì!) perché vengo da una famiglia di grandi cuochi.

Il vizio di cui non puoi fare a meno?
Purtroppo sono tanto golosa…mi piace mangiare ma soprattutto mi piacciono i dolci. Per me sono una specie di droga.

Il sogno nel cassetto?
Che la mia vita vada avanti così. Non ho mai sognato di diventare famosissima o ricchissima. I miei sogni sono piccoli: continuare a mantenermi con il mio lavoro, vedere i miei figli felici.

La tua paura più grande?
Da quando sono madre ho paura di tutto: la salute dei bambini, le amicizie che frequentano, il pericolo droga. Sembra ieri che mia madre mi aspettava al balcone, quanto mi scocciava! Poi sono diventata mamma e ho capito.