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Donne DOC: rassegna-incontri al femminile di Mario Sesti

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Donne DOC è una rassegna-incontri, a cura di Mario Sesti (Direttore della sezione L’Altro Cinema-Extra del Festival Internazionale del film di Roma) organizzata dal Comune di Civitella del Tronto, la Regione Abruzzo, la Fondazione Tercas, Naca Arte e Mama Studio, in collaborazione con la Città di Teramo e L’ARCA laboratorio per le arti contemporanee, che si inaugura nella sala proiezioni de L’ARCA in Largo San Matteo a Teramo sabato 19 novembre alle ore 18.00 e proseguirà domenica 20 dalle ore 16.00.

La rassegna presenta tre documentari: “La terra negli occhi” di Gaia Adducchio, “Grazia e furore” di Heidi Rizzo e “L’universo di Keith Haring” di Christina Clausen. Dopo ogni proiezione seguirà un dibattito con le registe presenti condotte dal curatore Mario Sesti. Domenica 20 alle ore 16 alla presentazione del documentario di Heidi Rizzo, interverrà in veste di produttore, il noto regista Edoardo Winspeare, autore di noti lungometraggi quali “Il miracolo” e “Galantuomini”.

Tre registe, tre film documentari, tre storie che affrontano con significativi linguaggi: la ricostruzione psichica e fisica di adulti segnati da un lutto senza attenuanti, la cronaca della vita in un angolo del meridione di due giovani al tempo della globalizzazione, la biografia di un artista che ha cambiato per sempre non solo il significato di un segno in uno spazio, ma anche il senso di quello spazio. Potrebbero essere un reportage, un racconto, un saggio, e invece sono tutto ciò e insieme, sono anche cinema, ovvero quel linguaggio fatto di immagini e di suoni capace di parlare anche a chi non consuma di solito reportage, romanzi o saggi. Dei film questi documentari hanno le intensità emotive e la temperatura dei corpi, la fluidità della narrazione e la contemporaneità del mondo.

I tre film sono stati presentati in anteprima mondiale al Festival Internazionale del Film di Roma, quasi tutti sono stati selezionati nella sezione L’Altro Cinema-Extra, ma, soprattutto, a incalzarne la falcata e a renderne acuta la messa a fuoco e la reattività a corpi, cose e fatti, è la soggettività femminile addestrata, laboriosa, sensibile e instancabile. Se il documentario è oggi il genere che rappresenta il cantiere aperto più vivace del cinema, sarà casuale che nel documentario le donne riescono a rompere più efficacemente, rispetto al cinema tradizionale, il monopolio di uno dei mestieri più maschilisti del mondo? Donne DOC potrebbe essere il primo segnale che proprio questo sta accadendo.

 

 

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