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France Odeon 2012: focus sulla scrittura con Jack Lang e Noëlle Deschamps, piace la commedia di Noémie Lvovsky

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Dalla nostra inviata Marialuisa Di Simone. Secondo giorno.

Al Festival del cinema francese, l’ex ministro di Mitterrand presenta il suo libro su Michelangelo e accusa: “tagliare i finanziamenti alla cultura è una stupidaggine”. Spazio alla creatività con il documentario “Conteurs d’images” e i film al femminile “Camille redouble” e “Confession d’un enfant du siècle”.

FIRENZE – Occhi puntati sulla scrittura per il secondo giorno di France Odeon, la rassegna che in questo lungo week end sta portando il meglio del cinema parigino a Firenze. Jack Lang, ministro della cultura del Governo Mitterrand e neo-presidente onorario del Festival francese, ha presentato ieri “Michel-Ange”, monografia sul genio fiorentino scritta a quattro mani con lo storico Colin Lemoine, in occasione dei 500 anni dal completamento degli affreschi della Cappella Sistina. L’attenzione si è poi spostata verso la scrittura cinematografica con la proiezione di “Conteurs d’images”, il documentario di Noëlle Deschamps che attraverso una serie di interviste incrociate, apre una finestra sul mondo creativo di Maïwenn, Emir Kusturica, Jacques Audiard, Michel Gondry, John Boorman e Guillermo Arriaga. In serata due scritture al femminile, già viste a Cannes, hanno registrato il tutto esaurito: la prima, “Camille redouble” di Noémie Lvovsky, è una commedia delicata e commovente che affronta il vecchio tema del ritorno al passato in maniera del tutto originale; la seconda, “Confession d’un enfant du siècle”, è un libero adattamento dell’opera di Alfred de Musset, realizzato dalla coraggiosa Sylvie Verheyde e interpretato dalla coppia inedita Pete Doherty/Charlotte Gainsbourg.

Presentando il libro su Michelangelo (edito da Fayard, 280 pagine), Lang ha sottolineato l’importanza della cultura (l’ex ministro è noto per le leggi che la sostengono, in tutte le sue forme), richiamando i governanti europei, in particolare gli italiani, a un atteggiamento di maggior sostegno statale nei confronti delle arti. “Michelangelo fu un artista straordinario – ha detto – un genio assoluto e un abile precursore di quella che oggi chiamiamo la politica culturale. Al momento, però, le cose vanno diversamente e io sono molto triste per ciò che sta accadendo. Vorrei ricordare ai governanti attuali che tagliare i finanziamenti alla cultura è una grossa stupidaggine: gli investimenti culturali creano sviluppo economico e loro stanno commettendo un peccato nei confronti delle generazioni future”.

Delle difficoltà che si incontrano nel percorso di costruzione di un film e della creatività in genere, si è parlato nel dibattito che ha seguito la proiezione di “Conteurs d’images”, a cui hanno partecipato il direttore artistico di France Odeon Francesco Ranieri Martinotti, la regista Deschamps, la produttrice Dominique Marzotto e lo sceneggiatore Andrea Purgatori. “Il film meriterebbe di essere visto non solo nelle scuole di cinema – ha commentato Martinotti – ma anche in tv e magari in sala, perché il mestiere dello sceneggiatore è ancora sconosciuto e sottovalutato”. Per Deschamps, che si è sempre battuta per valorizzare il lavoro degli scrittori di cinema e con questo obiettivo ha fondato vent’anni fa “éQuinoxe”, primo atelier di sceneggiature, la domanda iniziale è ogni volta la stessa: si parte dalla creazione o dalla costruzione? “Nel mio caso – ha spiegato – siamo partiti dal montaggio, curato da mio marito che è anche un grande professionista. Ma ci abbiamo messo un po’ di tempo a capire la direzione che avremmo preso”.

E’ piaciuta molto al pubblico femminile (e non solo), infine, la commedia di Lvovsky, che di “Camille redouble” (Camille la ripetente) è sceneggiatrice, regista e straordinaria interprete. Il film comincia con la protagonista, una donna sulla quarantina che, abbandonata dal marito dopo 25 anni di matrimonio, si ritrova improvvisamente nel passato, quando la sua storia d’amore sta iniziando. Disorientata ma consapevole delle sofferenze che l’aspettano, Camille si troverà davanti a un dilemma: fuggirà e tenterà di cambiare la sua vita o amerà di nuovo quell’uomo, pur sapendo come andrà a finire? “Il soggetto è nato da una domanda che mi faccio fin dall’adolescenza – racconta Lvovsky a RB Casting – il tempo ci rende delle persone diverse o esiste un piccolo nocciolo, dentro di noi, così solido da non cambiare mai? Per rispondere ho deciso di raccontare la mia protagonista in due momenti cruciali, in cui si hanno tutte le età: quello dell’adolescenza e quello disperato del divorzio, in cui una donna si sente vecchia e allo stesso tempo fragile come una bambina”.

Nel film entrambi i ruoli, la donna matura e l’adolescente, sono interpretati dalla regista, che si è dimostrata molto coraggiosa (quante donne mature sono disposte a interpretare una sedicenne?). “In fase di scrittura sapevo che la protagonista sarebbe stata una sola attrice – ha concluso Lvovsky – se avessi pensato a due persone diverse, avrei risposto automaticamente alla mia domanda iniziale. E però non pensavo a me, non avrei osato! E’ stato il produttore, Jean-Louis Levi, a volermi e io, alla fine, mi sono convinta che fosse la scelta giusta”.

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