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“Oreste da Euripide” di Marco Bellocchio, evento speciale al Teatro Vascello di Roma

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Evento speciale al Teatro Vascello di Roma. Dal 21 al 24 marzo 2013 sarà in scena “Oreste da Euripide” di Marco Bellocchio, regia di Filippo Gili, con protagonista Pier Giorgio Bellocchio.

Un giovane uccide la madre, con la sorella complice, e nell’assenza del padre. E’ una storia che Euripide raccontava 2.500 anni fa nel Teatro Greco; fatalmente una storia molto simile la raccontava 48 anni fa Marco Bellocchio al cinema.

Ecco perché Marco Bellocchio fa i conti con l’Oreste di Euripide: così il mito antico della tragedia euripidea si confronta e si (con)fonde con il mito moderno de “I pugni in tasca”.
Lo spettacolo nasce da uno studio presentato la scorsa estate al Festival del Teatro Antico di Veleia.

Protagonista nel doppio e difficilissimo ruolo di Oreste/Ale è Pier Giorgio Bellocchio, già apprezzato interprete nella versione teatrale de “I pugni in tasca” dello scorso anno e nel recente “A porte chiuse” di Jean Paul Sartre.
Argo 1.200 avanti cristo e una piccola città di provincia ai nostri giorni. Due matricidi dialogano a distanza di 2.500 anni. Oreste e Elettra in attesa di giudizio, sono affamati, stanchi… Dalle mura della città esce la madre, Clitennestra, già uccisa dai due figli, ma sotto le sue vesti si nasconde la madre di Ale. Oreste e Ale sono inizio e fine dello stesso Mito. L’attacco paranoide del fratello di Elettra è puntuale come gli insulti epilettici che Ale, il fratello di Giulia subisce dopo ogni assassinio. Nel Mito antico Oreste trova la salvezza grazie agli dei, al perdono di Pallade; nel Mito tutto moderno de “I pugni in tasca”, invece, non ci sono dei a salvare Ale. Marco Bellocchio colloca il suo antieroe, sconfitto dalla storia e dal suo individualismo adolescenziale, in una classicità che non ha tempo.

“Si può essere fratelli nello spazio. Ma si può essere fratelli anche nel tempo. Fra discendenza e confluenza. Pugni in tasca e Oreste non sono certamente coevi: ma coeva è la splendida disgrazia che incombe l’uno sopra, l’altro, sembra, sotto. Come se un pavimento lungo 2.500 anni separasse il condominio dei due – dichiara il regista Filippo Gili – Perché se è vero che nel Mito antico Pallade perdona Oreste, nel Mito tutto moderno de I pugni in tasca, il fermo immagine di quell’esito mortale e violento sembra sussurrare che di Oreste ve ne sia stato uno solo, e che le Erinni possono sorvolare su un matricidio solo se vi è Apollo ad ammortizzare la punizione. Non rimane altro che, in una prospettiva ciclica del Tragico umano, fondere le due opere, punto di inizio e di fine dello stesso Mito…”.

Tra gli interpreti, oltre a Pier Giorgio Bellocchio, anche Massimiliano Benvenuto, Katia Gargano, Filippo Gili, Liliana Massari, Aurora Peres, Vanessa Scalera e con Gianni Schicchi.

 

 

 

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