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Venezia 72: l’irremovibile ricordo dell’olocausto e Scamarcio padre di un figlio conteso

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Da Venezia la nostra inviata Marilena Vinci. Nono giorno. 

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Venezia, 10 Settembre 2015 – E’ un film che mostra la volontà di rimuovere l’orrore della Shoah “Remember” di Atom Egoyan, presentato in concorso alla 72° Mostra del cinema di Venezia.

“Questo sarà probabilmente l’ultimo film in cui potremo raccontare l’Olocausto utilizzando personaggi di finzione credibili e plausibilmente ancora vivi”, dice in conferenza stampa il regista canadese.

Interpretato magnificamente da Christopher Plummer (che si candida seriamente per la Coppa Volpi), il film racconta la storia dell’anziano Zev, che scopre che la guardia nazista che ha assassinato sua famiglia circa settant’anni prima vive in America sotto falsa identità. Nonostante le evidenti difficoltà, Zev intraprende una missione per farsi giustizia, un atto a lungo rimandato, con le proprie mani tremanti. Ne scaturisce un viaggio attraverso il continente dalle conseguenze sorprendenti.

“Noi guardiamo un uomo che soffre perché affetto da demenza senile – dice Egoyan – ma in seguito scopriamo che il vero trauma è la rimozione di Auschwitz. È un personaggio senza memoria che vive solo al presente”.

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Al Lido è stata anche la giornata di Riccardo Scamarcio protagonista de “La prima luce” di Vincenzo Marra, presentato nelle Giornate degli Autori. Il film racconta di una coppia, lui avvocato di Bari, lei spagnola, con un figlio piccolo. Quando ad un certo la donna decide di lasciare l’Italia per tornare nel suo Paese vuole portare con sé il bambino, allontanandolo dal padre.

“Il film nasce da una paura. – racconta Marra – Mentre stavo per diventare padre, in un bar di Trastevere un ragazzo mi disse che voleva raccontarmi la sua storia: un giorno tornò a casa e non trovò né sua moglie né suo figlio. Ci mise un anno per rintracciarli”. “Il film non prende posizione su chi è migliore tra il padre e la madre, il mio imperativo era quello di non essere dalla parte di nessuno: il tema è il figlio, un bene prezioso e supremo che va oltre i confini. Sono mille i bambini sottratti solo in Italia ogni anno, l’85% da parte delle madri, ma qui non contrappongo padri e madri, uomini e donne, penso però che oggi, nel 2015, un uomo, un padre possa amare e curare un bambino come una madre”.

Scamarcio, che non è padre nella vita è però “inevitabilmente figlio. Il rapporto con mio padre è molto importante nella mia vita, e attraverso gli occhi di mio padre ho guardato Gianni nel film, ho fatto un transfert strano e ho fatto appello alla mia memoria, ho ripescato delle sensazioni, che puoi provare pur non avendo figli. Del resto, anche un film può essere considerato un figlio”. L’attore racconta poi di aver “incontrato dei padri che hanno vissuto questa esperienza. Il mio mestiere è immedesimarsi e l’ho fatto così bene che a Santiago del Cile ho avuto reazioni inaspettate, un vero smarrimento. La recitazione ha questo potere, può trascendere la realtà. Abbiamo girato tanto, con diversi punti di vista, soprattutto, sono entrato in una specie di trance, perdendo di vista controllo e riferimenti, pur in una regia rigorosa”.

Protagonista della giornata anche Valeria Bilello che ha vinto il premio L’Oréal Paris per il cinema dopo essere stata scelta dal pubblico nella cinquina che comprendeva Simona Tabasco, Tatiana Luter, Francesca Valtorta e Sara Serraiocco.

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SPECIALE
72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
2-12 settembre 2015

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