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Debutta al Carignano “Sogno d’autunno” di Valerio Binasco con Giovanna Mezzogiorno e Michele Di Mauro

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Al Teatro Carignano di Torino martedì 28 febbraio 2017, alle ore 19.30, debutterà in prima nazionale “Sogno d’autunno” di Jon Fosse, per la regia di Valerio Binasco. Lo spettacolo sarà interpretato da Giovanna Mezzogiorno, Michele Di Mauro, Milvia Marigliano, Nicola Pannelli, Teresa Saponangelo. Le scene sono di Carlo De Marino, i costumi di Sandra Cardini, le luci di Pasquale Mari e le musiche di Arturo Annecchino.

“Sogno d’autunno” è una nuova produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, realizzata con il sostegno di Fenice, società appartenente a Edison.

Lo spettacolo sarà replicato al Carignano fino al 12 marzo e poi andrà in scena al Teatro Verdi di Padova dal 15 al 19 marzo 2017 e al Teatro Franco Parenti di Milano dal 22 marzo al 2 aprile 2017.

Per la regia di Valerio Binasco, Giovanna Mezzogiorno e Michele Di Mauro si fronteggiano con uno dei testi di Jon Fosse più amati sulla scena europea. Un resoconto del naufragio dei rapporti di coppia, emblema della deriva morale del maschio e della solitudine protettiva della femmina.  

È un cimitero a fare da sfondo a “Sogno d’autunno” (Draum om Hausten del 1998): nell’incontro tra l’Uomo, sposato con figli, e la Donna, si colloca il vuoto di un misterioso comune vissuto.
Frammenti di vita si incrociano in una manciata di minuti, ma in quegli istanti si muovono spettri di vecchi nomi, case antiche, amori lontani e genitori in attesa di sepoltura. Parabola che confonde vita e morte, passato e presente, felicità e infelicità, Sogno d’autunno è uno dei lavori che esprimono al meglio la drammaturgia rarefatta e potente di Fosse.
Il suo è un linguaggio provocatorio, solenne e poetico: sonda i rapporti umani, s’insinua negli spazi vuoti del non detto, scava nei buchi neri dell’esistenza. Tradotto in oltre 40 lingue, l’autore e la sua scrittura si sono imposti per l’evocazione di un mondo in sospensione, dove il richiamo della vita e degli avvenimenti si smorzano fino ad assumere il tono velato e malinconico di un eco lontano.

 

 

 

 

 

 

 

 

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