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“Free to run” al Festival dei Diritti Umani, quando la corsa diventa un atto di libertà

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“Free to run”, il film di Pierre Morath con la voce di Linus, sarà presentato in anteprima nazionale il 5 maggio al Festival dei Diritti Umani 2017.

La rassegna, nella sua seconda edizione, vuole attirare l’attenzione sulla libertà d’espressione che riguarda tutti gli individui, non fa distinzioni tra uomini e donne; la libertà d’espressione non ha frontiere, neppure in quest’epoca in cui la grandezza del mondo può essere rimpicciolita nello schermo del nostro smartphone; la libertà d’espressione è fatta di parole e azioni, di ricerca artistica e comportamenti individuali e non può essere invocata quando sdogana sberleffi, offese e odio.

Fino al 1967 alle donne era vietato correre ma nel momento stesso in cui la storia dello sport incontrò la rivoluzione sociale al femminile correre divenne un atto di libertà e di auto espressione per la donna, grazie ad alcune pioniere e campionesse che ritroviamo in “Free to run”.

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SINOSSI

Dalle strade di New York ai sentieri delle Alpi svizzere, da Sao Paulo a Parigi, Pechino o Sydney, la corsa è uno sport che unisce milioni di persone in tutto il mondo.

Solamente 50 anni fa, la corsa era considerata un’attività bigotta, riservata esclusivamente agli uomini. Qualsiasi persona che correva all’aria aperta era considerata, nella migliore degli ipotesi eccentrica e nel peggiore dei casi pericolosamente sovversiva.

Molti pionieri della corsa a lunga distanza raccontavano con divertimento: “Se la polizia vedeva qualcuno correre per strada, lo arrestava con la presunzione che fosse o un delinquente o un criminale che scappava”.

Gli anni sessanta sono stati anni di proteste. Correre divenne un atto di libertà e di auto-espressione. Nel 1967 l’americana Kathrine Switzer partecipò illegalmente alla maratona di Boston ma fu vista dal direttore che cominciò a inseguirla con l’intenzione di strappare il numero di pettorale e farla ritirare dalla gara. Difesa dal fidanzato lei riuscì a finire la gara. Fu un vero shock, ma Switzer divenne il simbolo femminile per i diritti di uguaglianza nello sport.

Le donne hanno dovuto lottare persino per ottenere il semplice diritto di correre. Da Bobbi Gibb e Kathrine Switzer (le prime donne a partecipare alla maratona di Boston) a Fred Lebow (l’inventore della maratona di New York) e Steve Prefontaine (il James Dean delle piste), un inno al grido di Liberté, Égalité, Course à lied.

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POSTER

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