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La Valigia dell’Attore 2018: Marco Giallini, “Non mi scordo di Grandi Magazzini, di Claudio Caligari e grazie Marco Risi”

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Gli incontri de La Valigia dell’Attore 2018 si sono chiusi con Marco Giallini, che dopo aver presentato il primo giorno “The Place” di Paolo Genovese, insieme a Valerio Mastandrea, nella penultima giornata del festival si prende la ribalta in solitaria, partendo con un intenso faccia a faccia con il pubblico.

Intervistato da Enrico Magrelli, Fabrizio Deriu e Boris Sollazzo, che lo hanno aiutato a ripercorrere la sua carriera, l’attore inizia l’incontro con una gustosa sorpresa: una comparsata in “Grandi Magazzini” di Castellano e Pipolo. “Me lo ricordo ancora, Grandi Magazzini. Andavo alla Scuola d’Arte Drammatica, volevano i più alti della mia classe, c’era pure Kim Rossi Stuart che faceva l’uditore. 250.000 lire mi diedero, non mi sembrava vero. Torno sempre a pensare a quella comparsata non accreditata quando i miei colleghi più snob dicono che non si accettano certi ruoli. Stanno lì e si chiedono ‘ma perché accettano quei ruoli, quelle serie, sono scritte male’. Perché devono campare, perché a volte non puoi scegliere. Io posso farlo e non mi dimentico che fortuna sia”.

Una fortuna meritata, arrivata dopo tanta gavetta e ruoli di secondo piano, fino all’incontro con Marco Risi, che lo vede a teatro e gli fa una proposta che non può rifiutare. “Marco Risi mi ha salvato la vita, pensavo che non avrei mai fatto cinema, solo teatro. Lo dico ai giovani attori del ValigiaLab: la gioia del tuo primo grande ruolo non sarà mai comparabile a nessuna altra soddisfazione professionale. Io l’ho provata quando Marco mi propose L’ultimo capodanno. E in più mi fa: devi essere il marito di Monica Bellucci. E poteva non andarmi bene?”.

Era il 1998, lo stesso anno arriva un’altra chiamata fondamentale, quella di Claudio Caligari, che lo vuole al fianco di Valerio Mastandrea in un film ispirato alle gesta della Banda dell’Arancia Meccanica, “L’odore della notte”. E Giallini non nasconde la riconoscenza, l’ammirazione e anche la rabbia per come quel grande cineasta fu dimenticato in vita. “Caligari lo capivi subito che era una persona speciale, umanamente e intellettualmente. E mi sta sul cazzo questa celebrazione post mortem: dovevate parlare quando non gli facevano fare i film. Tutto quello che si dice ora mi sembra ipocrita e forse pure inutile”.

La giornata per Marco Giallini al festival si è completata con la proiezione serale di “Io Sono Tempesta”, di cui è protagonista insieme a Elio Germano, diretti da Daniele Luchetti.

Per maggiori informazioni: www.lavaligiadellattore.com

 

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