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“A Chiara” di Jonas Carpignano vince alla Quinzaine

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Swamy Rotolo in “A Chiara” di Jonas Carpignano

“A Chiara” di Jonas Carpignano si aggiudica l’Europa Cinemas Label come miglior film europeo nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. Si tratta della seconda vittoria del regista italiano (di madre americana), che aveva già vinto il premio nel 2017 per “A Ciambra”.

“A Chiara” riceverà adesso il supporto di Europa Cinemas Network, che include ulteriore promozione, e incentivi per gli esercenti al fine di estendere la distribuzione del film sul grande schermo.

“Prima di tutto vorremmo fare le congratulazioni alla Quinzaine per un programma di film veramente forte. Con tante voci nuove e diverse – si legge nella dichiarazione della giuria – Dovevamo, però, scegliere un solo vincitore dell’Europa Cinemas Label e siamo felici che sia il bellissimo ‘A Chiara’ di Jonas Carpignano. È un film di finzione ma Carpignano conosce le location e le situazioni che racconta così a fondo, che questo gli permette di coinvolgere totalmente chi sta a guardare. La storia richiama un genere coperto in maniera esaustiva al cinema. Ciononostante, questa volta, ci viene presentata una nuova prospettiva. La storia di una ragazza e della sua graduale emancipazione, e il suo rapporto col padre e la sua famiglia allargata, è strutturata e costruita in maniera brillante. Il cast composto da attori non professionisti funziona alla perfezione. Il suond design, invece, apporta un grande contributo al film”.

 

Photo by Isabella Torre / Il regista Jonas Carpignano e la protagonista del film Swamy Rotolo

“A Chiara” è il nuovo film di Jonas Carpignano, con protagonista Swamy Rotolo, che è stato proiettato in anteprima mondiale alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, dove quattro anni fa aveva già presentato “A Ciambra”, realizzato con il supporto di Martin Scorsese (produttore esecutivo). Un film acclamato in tutto il mondo.

Una co-produzione tra Italia, Francia e Svezia, “A Chiara” è prodotto da Stayblack con Rai Cinema, Haut et Court, Arte France Cinéma e con il contributo del Ministero della Cultura, con il sostegno di Eurimages, CNC.

“A Chiara” è il terzo lungometraggio di Carpignano: il regista e sceneggiatore ha realizzato il capitolo di chiusura della sua “trilogia gioiese”, dopo “Mediterranea” (presentato alla Semaine de la Critique di Cannes nel 2015) e “A Ciambra” (2017).

IL FILM

La famiglia Guerrasio si riunisce per celebrare i 18 anni della figlia maggiore di Claudio e Carmela. È un’occasione felice e la famiglia è molto unita, nonostante una sana rivalità tra la festeggiata e sua sorella Chiara di 15 anni sulla pista da ballo. Il giorno seguente, quando il padre parte improvvisamente, Chiara inizia a indagare sui motivi che hanno spinto Claudio a lasciare Gioia Tauro. Più si avvicinerà alla verità, più sarà costretta a riflettere su che tipo di futuro vuole per sé stessa.

NOTE DI REGIA – Jonas Carpignano 

“A Chiara” è il terzo capitolo di una trilogia iniziata con “Mediterranea” nel 2015 e proseguita con “A Ciambra” nel 2017. Sono arrivato a Gioia Tauro nel 2010. Due migranti africani erano appena stati aggrediti e quell’episodio ha segnato l’inizio di violenti scontri che ho filmato in “A Chjàna”, il cortometraggio che ho realizzato prima di “Mediterranea”. Nel frattempo, mi sono trasferito in quella città ed è lì che ho incontrato Pio e la comunità rom che ho raccontato, più tardi, in “A Ciambra”. All’inizio non avevo affatto in mente l’idea di fare una trilogia, volevo solo filmare gli scontri razziali, ma ben presto ho capito che volevo realizzare tre film su tre aspetti di questa città. Il primo era la comunità africana dei migranti, il secondo era la comunità rom un tempo nomade, ma divenuta completamente sedentaria e insediata in un quartiere particolare della città. Infine, la “malavita”, le persone coinvolte nell’economia sotterranea creata dalla mafia.

Gioia Tauro è un microcosmo che fa parte di un più ampio contesto sociale ed economico, il mondo globalizzato. Eppure, io sono convinto che per esprimere un concetto universale sia necessario entrare nel dettaglio, essere intimi e locali. Questa città ha qualcosa di molto particolare nel modo in cui questi fenomeni si intersecano. Non ho mai voluto fare un grande film che unisse questi tre aspetti della vita a Gioia Tauro: i migranti, i rom e la mafia. Volevo parlare di individui, non di argomenti generici. Ho voluto però marcare l’esistenza di una connessione più ampia facendo riapparire alcuni personaggi, anche se brevemente, in ogni film. Per me era ovvio che i personaggi dei miei primi film – Ayiva di “Mediterranea”, Pio e sua cugina Patatina di “A Ciambra” – dovessero apparire anche in questo nuovo film, “A Chiara”.

Tutto ciò che riguarda la famiglia di Chiara è reale, rispecchia da vicino i loro rapporti, anche se le vicende che vivono nel film sono immaginarie. Per questo non è stato difficile farli recitare, perché sono scene che hanno già vissuto. Gli attori non hanno mai letto la sceneggiatura, ovviamente Claudio e Antonio avevano un’idea della struttura e del soggetto del film ma nessuno conosceva la storia in dettaglio. Claudio sapeva per esempio che c’era un bunker sotto la villa ma a Swamy non lo abbiamo mai detto. Durante le riprese, abbiamo continuato a ripeterle: “Guarda quel muro, guardalo bene, nasconde qualcosa che va trovato”. E alla fine ha trovato il bunker da sola.

Credo che raccontare questa storia attraverso il punto di vista di una ragazza mi abbia permesso di sfuggire ai cliché abituali e di focalizzarmi invece su una famiglia. Non una famiglia mafiosa. “A Chiara” è un film sui rapporti tra padre-figlia, e su come le persone imparano a trovare la propria bussola morale e a tracciarsi un cammino per conquistare la propria libertà.

 

Swamy Rotolo in “A Chiara” di Jonas Carpignano

 

“A Chiara” di Jonas Carpignano

 

 

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