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Premio Bianchi 2021 a Dominique Sanda

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Photo courtesy by SNGCI / Alberto Barbera, Dominique Sanda e Laura Delli Colli a Venezia 78

Va a Dominique Sanda il Premio Pietro Bianchi 2021, un’edizione davvero speciale del riconoscimento che i Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI) assegnano tradizionalmente al Lido ad una personalità del cinema, quest’anno omaggio, insieme alla Mostra di Venezia, ad un’attrice internazionale che ha legato la stagione più intensa della sua vita artistica proprio al cinema italiano.

Sanda, commossa per il premio che ha ricevuto dai Giornalisti Cinematografici insieme al Direttore della Mostra Alberto Barbera, in occasione del debutto veneziano de “Il Paradiso del Pavone” di Laura Bispuri, ha accolto quest’omaggio ricordando con emozione il suo rapporto con i grandi autori del cinema che la portò in Italia negli anni Settanta. Ricordando Bertolucci, De Sica, Visconti, ricevendo il premio ha ringraziato commossa l’Italia perché, ha detto, “mi ha dato molto in una stagione importante della mia vita. Questo premio mi emoziona perché mi riporta al ricordo di incontri speciali con i protagonisti di un tempo che resta dentro di me. Sono felice che il film di Laura Bispuri e ora questo premio mi abbiano riportato a casa”.

Affascinante nella sua bellezza, così diversa dai tratti delle attrici italiane e straordinariamente ambigua nelle interpretazioni che l’hanno fatta amare anche dal mondo queer, Dominique Sanda è entrata prepotentemente nella storia del cinema italiano, musa del giovane Bernardo Bertolucci e protagonista per De Sica, Visconti, Bolognini ma anche, tra gli altri, Risi, Liliana Cavani, Lina Wertmüller. “È nata in Francia e vive tra Uruguay e Argentina ma, a pieno titolo, è da mezzo secolo un’icona e una grande personalità che ha legato le sue indimenticabili interpretazioni al cinema italiano”, dice a nome del Direttivo Nazionale dei Giornalisti la Presidente, Laura Delli Colli.

Il pubblico la ricorda certamente nel cast di moltissimi film d’autore: dopo “Il Conformista” e “Novecento” di Bernardo Bertolucci, è stata Micol ne “Il Giardino dei Finzi Contini” di Vittorio De Sica, poi protagonista per Luchino Visconti di “Gruppo di famiglia in un interno” e per Mauro Bolognini de “L’Eredità Ferramonti”, premio come migliore attrice al Festival di Cannes.

Sempre negli anni Settanta ha interpretato “Al di là del bene e del male” di Liliana Cavani, tornando sul set negli anni Ottanta con Lina Wertmüller in “In una notte di chiaro di luna” e tra gli altri per Damiano Damiani (“Il Treno di Lenin”), Gianfranco Mingozzi (“Le lunghe ombre”), Dino Risi (“Tolgo il disturbo”).

Il Premio Pietro Bianchi viene assegnato da oltre trent’anni dal SNGCI d’intesa con la Mostra del Cinema ed è andato ad un’intera generazione di registi, sceneggiatori, autori della fotografia e alcuni tecnici, tutti protagonisti tra i più rappresentativi del più grande cinema italiano: da Mario Soldati, il primo della storia del premio, a Zavattini, Blasetti, Castellani, Zampa, Lattuada, Monicelli, Comencini, De Santis, Rosi, Risi, Scola, Paolo e Vittorio Taviani, Magni, Lizzani, Bertolucci, Antonioni, poi agli sceneggiatori Suso Cecchi D’Amico, Age e Scarpelli e Tonino Guerra, ai direttori della fotografia Peppino Rotunno e Vittorio Storaro, al montatore Roberto Perpignani e a molti altri nomi eccellenti, tra i quali pochissimi attori (Sophia Loren, Alberto Sordi, Claudia Cardinale, Virna Lisi). Negli anni Duemila è andato tra gli altri anche a Enrico Lucherini, Marco Bellocchio, Giuliano Montaldo e Citto Maselli, poi a Gianni Amelio, Enzo D’Alò, Gabriele Salvatores, Ermanno Olmi, Ugo Gregoretti e ha festeggiato nelle ultime edizioni, di nuovo tra gli attori, Michele Placido e il giornalismo di Vincenzo Mollica. Un anno fa lo ha ricevuto Dario Argento.

 

 

 

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