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Festival del Film di Roma 2012: James Franco protagonista della penultima giornata

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Dalla nostra inviata Marilena Vinci. Diario ottavo giorno.

Ultime battute dalla sala stampa dell’Auditorium Parco della Musica, dove tra poche ore calerà il sipario sulla settima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, la prima firmata Marco Müller.

A chiudere il concorso sono stati l’apprezzato indie movie ‘The Motel Life’ dei fratelli Polsky (alla loro opera prima) ed il controverso ‘Eterno ritorno: provini’ dell’ucraina Kira Muratova.

Il primo, che è stato il film più applaudito di quest’edizione, ha come protagonisti Stephen Dorff ed Emile Hirsch (non arrivato a Roma) e racconta lo stretto legame tra due fratelli le cui vite vengono sconvolte da un’incidente automobilistico. Una pellicola on the road che ha commosso e che è data in pole position per il Marc’Aurelio al miglior film e il premio per il miglior attore protagonista. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Willy Vlautin di cui i registi confessano di essersi “subito  innamorati. Il fatto che ci fosse una storia di due fratelli che collaborano attraverso l’arte non poteva poi che ricordare la nostra storia. I due fratelli del film hanno un ottimo rapporto. Si vogliono bene incondizionatamente per quanto riguarda noi non sono mancati conflitti anche nel realizzare questo film”.

Di tutt’altro genere la pellicola in bianco e nero di Kira Muratova ‘Eterno ritorno: provini’, che ha messo a dura prova la pazienza di spettatori e giornalisti (di cui c’è stata una progressiva fuga) portando sul grande schermo la stessa scena per quasi tutta la durata del film, interpretata da diversi attori in diversi contesti. La storia in questione è quella di due conoscenti, un uomo e una donna, che si ritrovano dopo tanti anni e lui, diviso tra due donne, chiede consiglio a Lei sul da farsi. “Secondo una certa visione esistenzialista sembra che tutte le persone, nelle stesse circostanze, si comportino allo stesso modo. – ha spiegato la Muratova – Tuttavia, la varietà delle persone è infinita, come la diversità delle impronte digitali. Questo  è il concetto principale dello script, e spero del film”. Poi la regista 77enne ha raccontato che la scena in questione nasce da una esperienza autobiografica ed esattamente da una conversazione con un ex compagno di scuola combattuto tra la moglie e l’amante.

A chiudere la sezione Prospettive Italia è stato invece ‘Cosimo e Nicole’ di Francesco Amato, con Riccardo Scamarcio, Clara Ponsot e Paolo Sassanelli. Il film racconta l’intensa storia d’amore tra due giovani, vitali ed appassionati, che si conoscono durante il G8 e decidono di trasferirsi dalla Francia a Genova. Dopo un iniziale periodo in cui tutto sembra andare per il meglio, il drammatico incidente di un immigrato clandestino mette a dura prova le loro coscienze e la loro relazione. I due si scoprono molto diversi e il dolore finisce con l’allontanarli. Gli sceneggiatori Giuliano Miniati e Daniela Gambaro rivelano di “essere partiti dalle interviste a giovani che si sono innamorati durante Genova 2001: Cosimo e Nicole nascono lì, da questa ricerca”. Per Scamarcio è “interessante che il G8, già raccontato altre volte, e molto bene in ‘Diaz’ di Vicari, sia qui trattato in maniera insolita: la storia d’amore nasce lì, per dire che quell’evento ha prodotto anche qualcosa di buono. Il film però è la storia di due esseri umani, non c’è teoria, non c’è il contesto sociale e storico, ma due persone che reagiscono agli avvenimenti: il taglio è antropologico, non sociologico, ed è la storia di una passione”.

In serata 100 miss, guidate da Gina Lollobrigida e Caterina Murino, hanno sfilato sul red carpet prima della proiezione del documentario ‘Storia di un ragazzo calabrese’ dedicato ad Enzo Mirigliani, il creatore di Miss Italia, concorso attualmente guidato dalla figlia Patrizia Mirigliani.

Ma la vera star della passerella nel penultimo giorno di Festival è stato James Franco, protagonista di  un incontro con il pubblico che, complice l’assenza imprevista del regista Douglas Gordon, lo ha reso l’unico protagonista dell’incontro. L’attore statunitense ha risposto alle domande del pubblico, soffermandosi in particolar modo sui confini, più o meno labili, che dividono arte e cinema: “Io penso che la più grande differenza riguardi il contesto – ha detto durante l’incontro – il modo in cui il pubblico reagisce di fronte a un film o a un’opera d’arte. Al cinema si devono vendere i biglietti, accontentare moltissime persone. Gli artisti  invece sono liberi dall’obbligo di intrattenere una grande fascia di pubblico e possono dunque permettersi di concentrarsi più a fondo su una determinata idea. Negli ultimi cento anni il cinema è stato la forma d’arte più popolare, mentre l’arte vera e propria ha un pubblico ristretto”.

A conquistare la stampa è stato ‘Pinuccio Lovero. Yes I Can’ di Pippo Mezzapesa, che racconta la storia vera di un becchino di Bitonto presentatosi alle elezioni comunali con un programma squisitamente “cimiteriale”: più loculi e ossari per  tutti, nuove fontane per i fiori, panchine per gli anziani e bagni per i disabili. Vestito da becchino, Pinuccio attacca manifesti in paese  e scorazza da una parte all’altra per testare la validità del suo programma elettorale, mentre prepara le nozze con la sua fidanzata Anna (sposata quattro mesi fa). Alla fine ottiene solo 21 voti ma già pensa di ricandidarsi. “Sono sceso in campo sperando di ottenere quello che volevo io in campo cimiteriale, ma non mi hanno creduto”. Motivo del fallimento della sua campagna? “Penso sia stato lo slogan sul manifesto: pensa al tuo domani! Qualcuno mi ha detto: ‘pensa agli affari tuoi che al domani ci pensiamo noi’. Insomma – scherza – c’è chi rideva, ma anche si toccava pure. Certo non è facile girare con il carro funebre per ottenere qualche voto in più”.

Tra poche ore la giuria, presieduta da Jeff Nichols, esprimerà il verdetto sui vincitori. Tra i favoriti, oltre al già citato ‘The motel life’, anche ‘A Glimpse Inside The Mind of Charles Swan III’ di Roman Coppola, mentre tra gli italiani l’unico che sembra avere qualche speranza è ‘Alì ha gli occhi azzurri’ di Claudio Giovannesi.

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