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Gli Spandau Ballet fanno ballare il Festival del Film di Roma

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Dalla nostra inviata, Marilena Vinci. Diario del quinto giorno.

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Roma, 20 Ottobre 2014 – Gruppi di fan nostalgici hanno accolto all’Auditorium Parco della Musica Tony Hadley, Steve Norman, John Keeble, Steve Norman e i fratelli Martin e Gary Kemp, ossia gli Spandau Ballet, arrivati sul red carpet del Festival Internazionale del Film di Roma per presentare il documentario “Soul Boys of the Western World”. Diretto da George Hencken, il film ricostruisce le tappe essenziali della carriera del gruppo inglese, dagli esordi negli anni ’80 fino allo scioglimento, all’inizio dei ’90, e alla reunion.
Dopo lo scioglimento del gruppo nella prima metà degli anni Novanta, a causa di insanabili contrasti tra Gary Kemp e il resto della band, divisi da una disputa sui diritti d’autore, il gruppo è tornato insieme per pubblicare una raccolta musicale, “The Very Best Of Spandau Ballet: The Story” e per una tournée che toccherà l’Italia in sei date a marzo.

“Questo film non parla solo di noi, ma di un’epoca – spiega Gary Kemp – forse l’unica nella storia recente, in cui i ragazzi cercavano una propria identità attraverso la musica e la moda noi pensavamo di vivere nel futuro, forse eravamo ingenui, ma potevamo esplorare il mito. Ricordo che Londra era piena di tribù, eravamo tutti partecipi, eclettici”.

La regista e produttrice inglese ha dovuto esaminare oltre trecento ore di materiale video, raccolto dagli stessi membri degli Spandau facendo appello agli amici. “Lavorare su un materiale di partenza è entusiasmante quasi quanto una caccia al tesoro – dice la Hencken – tutto dipende da quello che trovi, è il primo tassello che dà il senso al pezzo successivo. Il produttore Steve Dagger aveva molte pellicole di una prima intervista televisiva e il materiale era rimasto in magazzino per trent’anni! E’ stato un po’ come un viaggio nel tempo”. “E’ un film che parla di una band – aggiunge la regista – , ma mi sono divertita a usare la musica in maniera deliberata, per aggiungere qualcosa alla storia. All’inizio del progetto ho voluto che loro stilassero una lista di brani che li avevano influenzati, ho visto queste tracce e da queste ho capito come si fosse evoluta la loro musica. E se fate attenzione alle parole delle loro canzoni che ho scelto per una determinata sequenza, vi accorgerete che hanno significato”.

Per Steve Norman è facile trovare il merito di George Hencken. “Ha trovato la storia migliore e il modo migliore per raccontarla. Nelle mani di un altro regista il risultato sarebbe stato diverso, invece George ha capito quanto fosse profonda l’amicizia che ci legava e ha reso giustizia agli anni ’80”.

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La quarta giornata del festival è stata però anche quella di un grande film presentato nella sezione Gala: L’amore bugiardo – Gone Girl” (di cui potete leggere cliccando qui la nostra recensione, no spoiler) ultimo lavoro del cineasta di culto David Fincher, autore di pellicole celebri come “Se7en” e “Fight Club”, premiato con l’Oscar® per “Il curioso caso di Benjamin Button”, “The Social Network”, “Millennium – Uomini che odiano le donne”, regista e produttore della pluripremiata serie televisiva “House of Cards”. Nel cast Ben Affleck e una straordinaria Rosamund Pike.

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La sezione Mondo Genere ha invece ospitato “La prochaine fois je viserai le coeur” di Cédric Anger, in cui Guillaume Canet è un poliziotto disciplinato e scrupoloso ma anche un serial killer. Il film è ispirato alla storia vera di Alain Lamare, episodio di cronaca nera che sconvolse l’opinione pubblica alla fine degli anni Settanta.

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In serata è stato assegnato anche il Marc’Aurelio alla Carriera a Walter Salles, Orso d’Oro e Golden Globe per “Central do Brasil” e regista de “I diari della motocicletta” e “On the road”. Il regista brasiliano ha presentato in prima mondiale la versione work in progress del suo nuovo lavoro, “Jia Zhangke, Un Gars de Fenyang”, dedicato al cineasta cinese Jia Zhangke, che Salles considera “il più importante filmmaker contemporaneo”.

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