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Venezia 68: applausi per gli alieni di Gipi e la sorpresa Friedkin. Sokurov si candida al Leone d’Oro

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Dal nostro inviato

E’ il giorno dei successi alla 68ma Mostra del Cinema di Venezia. In concorso arrivano gli extraterrestri di Gian Alfonso Pacinotti (in arte Gipi) con il divertente “L’ultimo terrestre”, la dark comedy “Killer Joe” di William Friedkin, che all’anteprima per la stampa ha raccolto tantissimi applausi e “wow”, e il “Faust” riletto dal regista russo Alexander Sokurov, secondo alcune voci tra i favoriti per il Leone d’Oro. Per Controcampo italiano, la Biennale ha annunciato i vincitori di quest’anno: il film “Scialla!” di Francesco Bruni, il corto “A Chjàna” di Jonas Carpignano e il documentario “Pugni chiusi” di Fiorella Infascelli.

Applausi e risate per gli alieni de “L’ultimo terrestre, terzo film italiano in gara e opera prima del noto fumettista (da domani nelle sale con Fandango) di cui la critica ha apprezzato l’idea originale di contrapporre una società disillusa e in piena crisi, la nostra, a una civiltà extraterrestre illuminata che sa esattamente “cosa è Bene e cosa è Male” per arrivare, infine, all’agognato e necessario “cambiamento”. La storia si concentra sulla vita di Luca (l’esordiente Gabriele Spinelli), un uomo che, abbandonato da piccolo dalla madre, ha enormi problemi di relazione con gli altri, odia le donne ed è incapace di provare sentimenti o di sognare. L’arrivo degli extraterrestri sarà per lui una vera e propria “rivelazione” che gli restituirà una nuova sorprendente speranza di felicità. “Per me è assolutamente auspicabile un cambiamento della nostra società – dice il regista -. Il finale è  pessimista perché se  ti aspetti una soluzione dal cielo vuol dire che non stai proprio bene, ma anche ottimista, perché è una cosa positiva augurarsi un cambiamento”. Il film descrive un pianeta Terra estremamente negativo, i cui abitanti sono persone orribili e dove regna incontrastato il non rispetto dell’altro. “Mi rendo conto che ho creato dei personaggi brutti, delle macchiette terribili – continua Gipi – e in questo non ho seguito il consiglio di François Truffaut che raccomandava di rispettare i personaggi, anche quelli cattivi. Ma guardando i politici italiani mi viene da dire che Truffaut non conosceva l’Italia del 2011”. Nel cast anche Anna Bellato, Luca Marinelli e Roberto Herlitzka.

E’ stato un trionfo per la favola horror “Killer Joe”, che forse è anche il film più applaudito dalla stampa di questo concorso. Surreale, perversa e divertente, la pellicola (ispirata a una pièce teatrale del premio Pulitzer Tracy Letts) è già candidata a diventare un cult, soprattutto per una scena di sesso orale simulato con una coscia di pollo. La storia racconta del giovane e sventurato spacciatore Chris Smith (Emile Hirsch) che, costretto a recuperare 6.000 dollari, ingaggia Killer Joe (Matthew McConaughey) per uccidere la madre in modo da poter riscuotere la sua polizza sulla vita. Il sicario, che è anche un poliziotto, ha il fascino e i modi gentili di un gentiluomo del Sud, ma si rivela un folle: non accetta mai un incarico se non gli viene pagata l’intera parcella di 25 mila dollari, ma in questo caso farà eccezione in cambio di un “pegno”, la sorella minore dello spacciatore, Dottie (Juno Temple). “Non ho idea di cosa parli il film – scherza Friedkin all’incontro con i giornalisti – mi piace pensare che è una storia simile a Cenerentola: e cioè quella di una ragazza che sogna il principe azzurro e lo incontra. Purtroppo il suo principe è anche un killer!”.

Passa oggi in concorso anche il “Faust” di Goethe con la “lettura di quello che rimane tra le righe” di Sokurov. Il film chiude la tetralogia dell’autore sulla natura del potere che ha avuto inizio nel 1999 con l’Adolf Hitler di Moloch, seguito da Vladimir Lenin “Taurus” del 2001 per arrivare fino all’Imperatore Hirohito nel film “Il Sole” del 2005. Mancava dunque solo il ritratto dell’uomo che ha venduto l’anima al diavolo per chiudere il cerchio. Con Johannes Zeiler (Faust) e Anton Adasinskiy (Mefistofele), la pellicola è stata accolta in modo più che positivo dalla stampa e già si fanno insistenti i rumours su una candidatura al Leone d’Oro o almeno alla Coppa Volpi per l’interprete di Mefistofele. “L’immagine simbolica di Faust conclude la galleria dei ritratti dei grandi ‘giocatori’ che hanno perso le più importanti ‘partite’ della loro vita – spiega il cineasta nelle note di regia – . Tra questi ritratti il Faust sembra fuori posto. Un eroe quasi da museo, un eroe letterario nella cornice di una storia abbastanza semplice”. Con i grandi dittatori della storia Faust ha in comune “l’amore per le parole a cui si crede con tanta facilità ed una patologica infelicità nell’esistenza quotidiana. Il male è riproducibile e ha una sua formula letteraria proposta da Goethe: ‘le persone infelici sono pericolose’”.

Per la sezione Controcampo italiano vince l’opera prima di Bruni “Scialla!”. “Ci ho messo più di venti anni per trovare l’assetto psicologico per sopportare quelle creature insopportabili che sono i registi e ora eccomi qua”, dice il regista romano, già sceneggiatore di tanti film spesso in coppia con Paolo Virzì, nel ricevere il premio. Nella motivazione, letta in Sala Grande durante la cerimonia dalla giuria presieduta da Stefano Incerti e composta da Aureliano Amadei e Cristiana Capotondi, si sottolineano “l’ironia e la mano sicura e un cast in cui spicca uno straordinario Fabrizio Bentivoglio”. Nella stessa sezione, il premio per i cortometraggi va a “A Chjàna con Koudous Seihun e Cheik Baily Kane, mentre “Pugni Chiusi” si aggiudica il riconoscimento per i documentari. La Giuria ha inoltre deciso di assegnare una Menzione Speciale al documentario “Black Block” di Carlo Augusto Bachschmidt e a Francesco Di Giacomo per la fotografia di “Pugni Chiusi”.

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