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Venezia 69: applausi per Ciprì e Anderson che smentisce: “The Master” non è la storia di Scientology

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Dalla nostra inviata Marilena Vinci. Quarto giorno.

E’ la giornata di due dei film in concorso più attesi quella di oggi, alla 69esima Mostra del cinema di Venezia dove passano “The master” di Paul Thomas Anderson e il primo italiano in concorso, “E’ stato il figlio di Daniele Ciprì,entrambi ben accolti dalla stampa.

Il regista californiano (che ha già diretto film come “Magnolia”, “Boogie nights” e “Il petroliere”) ha presentato al Lido “The master”, la biografia o presunta tale (dato che Anderson ha smentito) di L. Ron Hubbard, fondatore di Scientology. Ad interpretarlo è Philip Seymour Hoffman, mentre Joaquin Phoenix dà volto al coprotagonista, un seguace alcolizzato e vagabondo che trova in Hubbard il suo mentore. Nel cast anche Amy Adams e Laura Dern. Durante l’affollatissima conferenza stampa il regista americano ha dichiarato di non conoscere Scientology: “conosco molto bene la storia di Ron Hubbard, il metodo di auto-aiuto di Dianetics, l’inizio insomma della setta di Scientology e non dico non mi abbia influenzato per questo film, ma non più di questo” ha risposto Anderson a chi giustamente gli chiedeva chiarimenti sull’ispirazione alla setta nata negli Usa negli anni ‘50, e che oggi vanta adepti a Hollywood come John Travolta e Tom Cruise. Proprio a quest’ultimo (che ha lavorato per lui in “Magnolia”) il film “l’ho fatto vedere – ha detto Anderson – il resto della storia rimane tra noi due”. “I due protagonisti, Master e Freddie si identificano l’uno con l’altro, sono ambedue bestie selvagge e anche se vogliono addomesticarsi, in fondo vogliono restare tali – ha commentato Philip Seymour Hoffman – Questa è la vita. Tutte le mattine ci domandiamo perché non possiamo fare quel che ci viene in mente, girare nudi, far sesso con chi incrociamo per strada, abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci addomestichi”. Sempre eccentrica la presenza di Joaquin Phoenix. L’attore, la cui interpretazione è stata molto apprezzata dalla stampa, ha presenziato in maniera inquieta alla conferenza, rispondendo brevemente alle domande, alzandosi e fumando. “Joaquin aveva spesso detto di no alle mie proposte – ha rivelato Anderson – e stavolta ha finalmente accettato”. In merito alla scelta di girare il film in 70mm Anderson spiega di come gli sembrasse “il formato più adatto a questo genere di storia, nonostante sia spesso attribuito a film epici”. “The Master” arriverà nelle sale italiane l’11 gennaio 2013 distribuito da Lucky Red.

Alla Mostra debutta oggi anche il primo dei tre film italiani in concorso: “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì, con Toni Servillo, Giselda Volodi e Fabrizio Falco. “Una commedia che sfuma nella tragedia”, come l’ha definità Ciprì, al suo primo lavoro senza Franco Maresco. Ispirato ad un reale caso di cronaca e tratto dal romanzo di Roberto Alajmo, il film racconta in toni grotteschi e a tratti surreali la storia di una famiglia siciliana che dopo la perdita della figlia più piccola cerca di ottenere dallo Stato un ingente risarcimento per le vittime di mafia. Una toccante parabola su un’Italia assetata di denaro e prestigio sociale.

“Il film mi ha sorpreso ed emozionato più di quanto mi aspettassi – ha rivelato Toni Servillo – per la sua prima parte leggera e comica a cui ne segue una fortemente drammatica. Quello che più mi ha colpito è il chiasmo sangue chiama denaro, denaro chiama sangue ma anche l’offesa dell’infanzia”. Più che soddisfatto del cast Daniele Ciprì: “gli attori mi hanno scritto il film per immagini, cosa si può desiderare di più dato che il cinema è immagine”. Per il regista palermitano si tratta di un debutto non solo alla Mostra del cinema di Venezia, ma anche da solista, dopo il lungo sodalizio artistico con Franco Maresco: “dopo la separazione da Franco c’è un dolore che non rimuovo e porto dietro, come spero faccia anche lui. Io però sono un artigiano e continuo ad esserlo anche da solo”. Più misteriose le ragioni che hanno portato Ciprì a girare in Puglia un film d’ambientazione siciliana. Oltre alla questione dei fondi “in Sicilia ci sono state delle difficoltà” ma il regista non si sbilancia e minimizza sulla questione parlando delle similitudini tra Brindisi e la Sicilia. “Le uniche riprese siciliane che ho voluto fare, un po’ per scaramanzia, sono quelle a Monte Pellegrino e Santa Rosalia”. Distribuito da Fandango “E’ stato il figlio” sarà nelle sale dal 14 settembre.

Fuori concorso passa oggi il nuovo film del regista israeliano Amos Gitai dal titolo “Lullaby to My Father” che, dopo “Carmel”, torna al Lido con un film biografico ed autobiografico dedicato al padre. Entrambi i film possono essere considerati come un progetto unico, una storia di famiglia, dato che il primo era dedicato alla madre.

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