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Venezia 70: il concorso si apre col vicolo cieco di Emma Dante

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Dalla nostra inviata, Marilena Vinci – Secondo giorno

Venezia, 29 agosto 2013 – E’ “Via Castellana Bandiera” di Emma Dante il film che oggi apre il CONCORSO della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’esordio cinematografico della regista e autrice teatrale siciliana è stato accolto da calorosi applausi sia alla fine della prima proiezione che in sala stampa. Il film, di cui sono protagoniste, oltre alla stessa regista, anche Alba Rohrwacher ed Elena Cotta, racconta di due donne che sulle loro auto in una strada ad una corsia si rifiutano di cedere il passo e, incapaci di progredire, si chiudono in un’ostinata e cieca prepotenza. Una storia attraverso cui la Dante crea una potente metafora sull’immobilismo dell’Italia e sull’incapacità di arginare ostacoli che esistono solo nelle nostre menti.
“Sono donne parenti del mio teatro, si fermano per una questione di principio, per una situazione misera e ridicola, sono vittime dell’ottusità. – spiega la regista – E questa ottusità è un grande guaio per il nostro Paese: siamo diventati sordi, ciechi e immobili al di là di ogni cultura”. “Questa testardaggine nasce dal senso d’onore, insita nel comportamento degli uomini siciliani, come i bravi dei Promessi Sposi del ‘fate luogo’. Non sono solo cose siciliane, ma la degenerazione di pensiero, la regressione del Paese, che sporca il senso dell’onore. Anche in politica non si riesce a vedere quel che si ha di fronte, come questa strada che sembra piccola ma poi è larga, ci sarebbe spazio per tutti, ma diventa proprietà privata e non più bene comune”. E sull’Italia, Emma Dante dice: “Come nel film, il precipizio è presente, ma non avvertito. Sarebbe meglio cadere per poi rialzarsi, ma nemmeno riusciamo a cadere: è lo stallo in cui siamo”.

In CONCORSO passa anche “Tracks” di John Curran, con Mia Wasikowska (“Alice in Wonderland”, “Stoker”). Tratto dal biografico diario di viaggio di Robyn Davidson, il film racconta la chilometrica traversata a piedi del deserto australiano, nell’arco di nove mesi, di una giovane viaggiatrice e del suo cane. Una sorta di “Into the Wild” al femminile che ha accolto i consensi della stampa.
“Quando ho fatto l’ultimo film in Australia avevo 17 anni e con Tracks sono tornata nel mio paese e ho ritrovato le mie radici australiane. – racconta Mia Wasikowska – Di questo personaggio ho ammirato la sua forza, la mancanza di paure e il desiderio di superare gli ostacoli e poi mi piaceva l’idea di affrontare un viaggio così intimo dettato dalla pura sopravvivenza in un’era in cui siamo tutti connessi”.

Per quanto riguarda la sezione ORIZZONTI, ad aprire il concorso è “Wolfskinder”, esordio alla regia di Rick Ostermann che racconta la storia dei bambini lupo, ossia degli orfani che negli anni ’40 nei territori tedeschi occupati dall’Armata Russa sopravvissero nei boschi contro la fame e le malattie pur di sfuggire ai soldati sovietici. Una tragedia dimenticata che il regista tedesco ha scelto di raccontare perché è anche quella della madre. Sempre in ORIZZONTI passa “Why don’t you play in the hell?”, action movie del regista giapponese Sono Sion che racconta di uno spietato gangster disposto a scendere a patti con il nemico pur di realizzare il sogno della figlia di essere protagonista di un film.

La giornata di oggi è anche quella del Leone d’oro alla carriera a William Friedkin, regista de “L’esorcista”, “Il braccio violento della legge” ed il più recente “Killer Joe”. Friedkin è salito sul palco in Sala Grande dopo la proiezione in versione restaurata de “Il salario della paura”. Per lui, a parte la moglie Sherry Lansing (ex amministratore delegato della Paramount), “il Leone d’oro alla carriera è il premio più importante che potessi avere per la lunga lista di grandi cineasti che l’hanno ricevuto, come Charlie Chaplin, Orson Welles e Kurosawa”.

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SPECIALE
70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
28 agosto – 7 settembre 2013

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