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Claudia Coli racconta il suo percorso professionale

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Sarà prossimamente nelle sale con la “Metafisica delle scimmie” di Marina Spada nel ruolo di Simona, sorella della protagonista interpretata da Claudia Gerini, e a breve le sarà consegnato dal Centro Europeo per il Turismo l’Oscar dei giovani 2010 per “la costanza e i risultati ottenuti con un’attività che consente di prevedere grandi successi per il suo futuro professionale”. E’ a questo punto della sua carriera Claudia Coli, dopo un decennio che l’ha vista impegnata in ruoli per il teatro, il cinema e la televisione.

Dal debutto sul palcoscenico nel 2000 con “Il Gabbiano” di Anton Chechov, per la regia di Valerio Binasco, è passata alla mise en space “Mastroianni e Cechov” a cura di Nikita Mikhalkov (2006), fino a firmare l’adattamento de “La signorina Else”, melologo tratto dal testo di Arthur Schnitzler (2009). Nel frattempo, per il grande schermo – dopo il debutto ne “Le parole di mio padre” (Francesca Comencini, 2001) – è nel cast de “La prima linea” di Renato De Maria (2009) e “A un passo dal cielo”, film tv di Enrico Oldoini.

Il tuo percorso teatrale coincide con quello cinematografico. Quale prediligi tra i due?
Non ho una predilezione, dipende solo dal progetto e da quello che vuoi raccontare. Sono due cose diverse: mentre la macchina da presa ti scava dentro, è qualcosa che ti ruba all’interno, il rapporto diretto con il pubblico ha una forza differente, è qualcosa verso cui ti rivolgi. E’ come paragonare la forza centripeta con la centrifuga…

Hai lavorato con Isabelle Huppert in “Gabrielle” (P. Chereau, 2005), in concorso anche a Venezia, e presto sarai a Stoccolma per un recital di Albino Pierro. Cosa pensi del modo di lavorare che hanno in altri paesi?
Lavorare affianco alla Huppert certamente mi ha dato molto dal punto di vista della formazione. Quello che posso dire è che per esempio a Londra o New York, non ti viene chiesto se sei un attore di cinema o di televisione, non è concepita questa differenza. L’importante è esprimersi e comunicare come attori.

Un flash sui tagli al FUS. Non si può non parlarne in questo momento.
E’ evidentemente una cosa drammatica. La cultura è il centro del pensiero dell’essere umano e di una nazione. Senza soldi non si può fare nulla, diventa inutile anche parlarne. Detto questo, si deve anche considerare l’uso dei finanziamenti che vengono concessi. Io penso che la cultura non deve essere qualcosa di elitario, ma che sia importante riuscire ad arrivare al cuor della gente, sia che si tratti della ragazza che va al cinema sia della signora davanti alla tv. Non deve essere mai fine a se stessa.

Un regista con cui ti piacerebbe lavorare?
In Italia sono tantissimi, ma se dovessi fare una scelta oltre alla Comencini, a cui sono molto legata, direi Sorrentino. E sono anche molto attratta dall’idea di un ruolo comico in una commedia brillante alla Woody Allen, magari con maestri come Verdone o Virzì.

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