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“God Save The Punk”, da Lou Reed a Sid Vicious all’Ambra Garbatella rivivono i grandi miti

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Interviste a Carmen Giardina, Enrico Salimbeni, Nicole De Leo e Fabio Gomiero

Lou Reed, Nico, Iggy Pop, Patty Smith, Sex Pistols e i miti del fenomeno punk rivivono nello spettacolo teatrale “God Save The Punk”. E dopo essere andato in scena nel 2008 e 2009 al Teatro Vascello di Roma, ritorna a grande richiesta nella capitale al Teatro Ambra alla Garbatella, dal 15 al 20 febbraio.

Ideato e diretto da Carmen Giardina, su progetto musicale di Pivio e Aldo de Scalzi, con Enrico Salimbeni, Nicole De Leo e Fabio Gomiero, “God Save The Punk” è la storia senza censura del grande fenomeno musicale, con proiezioni video, soundtrack esplosiva e personaggi leggendari: Lou Reed, Iggy Pop, Ramones, Patty Smith, Television, New York Dolls, Malcolm McLaren, The Clash, Sex Pistols.

Il testo, elaborato da Marco Odino, Carmen Giardina e Aldo Vinci, è liberamente tratto dal saggio “Please kill me” di Legs McNeil e Gillian McCain che, intrecciando racconti e testimonianze, descrive la stagione di un’intera generazione: dal trattamento elettroshock di Lou Reed, alla morte per overdose e abusi di Sid Vicious, Johnny Thunder e Nico. L’impianto scenico, completamente digitale, è firmato da Sergio Gazzo e si sviluppa su quattro schermi, per un totale di circa 200 m2 di proiezioni controllate dal vivo, in un vero e proprio VJ-set.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con la regista Carmen Giardina e con i protagonisti, Enrico Salimbeni, Nicole De Leo e Fabio Gomiero.

CARMEN GIARDINA

Come è nata l’idea di questo spettacolo?
Leggendo le interviste ai protagonisti del punk nel libro “Please kill me” di McNeill e McCain, mi sono appassionata alle loro storie, mi sono sembrati così vicini ai ragazzi che hanno vent’anni oggi nel gridare “No future!” e allo stesso tempo meno rassegnati, credevano veramente nella musica ed erano lontani da qualunque commercializzazione del loro lavoro. Nessuno di loro è diventato ricco. Molti sono stati sterminati dalla droga prima di compiere 30 anni. E poi dall’idea di collaborare con Sergio Gazzo, un videoscenografo geniale.

Quali sono state le difficoltà maggiori riscontrate in uno spettacolo del genere, dal punto di vista della regia ma non solo?
Far interagire le parole degli attori con la musica e i video. Volevo che i video non fossero un abbellimento, ma parte essenziale del racconto emotivo. E che gli attori interagissero con la musica come dei musicisti. Penso che ci siamo riusciti, ed è stata anche la parte più bella e creativa del lavoro.

Qual è il prossimo spettacolo che ti piacerebbe portare a teatro? Hai già in ballo altri progetti?
Prossimamente farò più l’attrice, ma ho qualche progetto nel cassetto, dove in qualche modo c’entra sempre la musica. Più che un vero testo teatrale mi piacerebbe lavorare nello stesso modo sull’età d’oro del jazz… vedremo.

ENRICO SALIMBENI – NICOLE DE LEO – FABIO GOMIERO

Parlatemi dello spettacolo. Come è strutturato?
Enrico Salimbeni:
E’ uno spettacolo molto di impatto, in cui lo spettatore si trova davanti tre elementi assolutamente protagonisti ed emozionali: gli attori, le immagini proiettate sui maxischermi e sulla scena, e la musica. Gli attori sono coloro che conducono lo spettatore attraverso tutta la parabola ascendente e discendente del fenomeno Punk.  Siamo in tre, sempre in scena, e la narrazione a volte è raccontata, a volte vissuta in prima persona dai personaggi. La scenografia è video-proiettata sui maxischermi alle spalle dei tre attori. Ci sono immagini veloci, a volte di grafica, a volte di repertorio, a colori e in bianco e nero, che riportano all’epoca, e primi piani o foto sul palco dei personaggi stessi che gli attori stanno interpretando. Il terzo elemento è la musica, una sequela di brani che tutti abbiamo nella nostra memoria e che hanno tracciato la storia della musica punk ma non solo. A volte sono pezzi con una carica tale, che gli spettatori sentono il desiderio istintivo di battere il tempo con la mano o col piede, a volte sono brani dolcissimi, che accompagnano lo spettacolo come fiori spuntati tra i rovi. Ciò che ne esce, è energia coinvolgente, è l’essenza del Punk.
Nicole De Leo:
Lo spettacolo è travolgente e carico di vitalità ed energia. Il progetto ripercorre la storia del genere musicale più trasgressivo in modo ironico e tragico allo stesso tempo. Riportando indietro il tempo agli anni ’60 per poi arrivare ai primissimi anni ’80 abbiamo ripercorso attraverso le musiche e le esperienze dei diretti protagonisti del Punk lo spirito di questo fenomeno musicale così dirompente. E’ un viaggio nell’universo del punk e io sono così felice di parteciparvi.
Fabio Gomiero:
E’ adrenalina, è velocità, è risate, è lacrime, è sudore, è sangue. E’ il coraggio di sviscerare quello che abbiamo dentro senza paura delle conseguenze.

Quali sono i personaggi che interpretate?
Enrico Salimbeni:
Ognuno di noi interpreta diversi personaggi, e anche questa particolarità dello spettacolo è molto interessante ed efficace. Io interpreto Lou Reed, Richard Hell, il chitarrista degli Stooges, uno dei New York Dolls, Dee Dee Ramone, Malcolm McLaren, Ari Delon, un avventore del CBGB, uno dei tre amici al funerale.
Nicole De Leo:
Io interpreto tutti i personaggi femminili dello spettacolo e mi cimento, anche se brevemente, in uno dei componenti dei New York Dolls. Mi imbatto in Nico dei Velvet Underground, mi esalto con Patty Smith, mi diverto a fare la groupie, sono paradossale con Nancy Spungen e infine mi arrendo e mi commuovo con la mamma di Sid Vicious, Ann.
Fabio Gomiero:
Non è corretto dire che interpreto qualcuno, cerco di dare vita al disagio alla rabbia, ai sogni, alle aspettative di diverse figure dell’epoca come Iggy Pop, Johnny Rotten o Sid Vicious.

Come vi siete preparati? Avete visto documentari, letto e ascoltato tutto il materiale necessario relativo al punk?
Enrico Salimbeni:
Certamente è stato necessario ricercare elementi importanti a delineare i personaggi: la musica che facevano, la sonorità e il timbro, il carattere, e poi anche il loro aspetto, nei video e nelle foto presenti su internet. Ma non mi ci sono soffermato a lungo, perché lo spettacolo non è emulativo dei personaggi, e nemmeno ne vuole fare l’imitazione. Vuole prendere l’essenza di ognuno e farlo rivivere; e per ottenere ciò è stato necessario avere un bellissimo feeling tra di noi ed affidarci alle direttive della regista e degli autori. Si è creato un bellissimo rapporto tra noi, Fabio, Nicole, Carmen e me e ritengo importante soffermarmi su questo punto. C’è sempre stata una collaborazione nel ricercare i caratteri dei personaggi e l’equilibrio in scena tra di loro; ci siamo scambiati opinioni, dati consigli, messi in gioco per lo spettacolo. Questa è una cosa che inesorabilmente si vede e si sente e dà una marcia in più al lavoro.
Nicole De Leo:
Beh, bisogna essere sinceri, sono la più vecchia del gruppo. Nel 1970 avevo 12 anni e nel ’75 ne avevo 17, quindi ho vissuto direttamente lo spirito folle e paradossale di quell’esperienza. Nel 1975 ero a Londra per una gita scolastica e i punk uscivano dalla loro tempesta e ne portavano tutta la devastazione in giro per le strade. Al cinema, a Londra davano “Tommy”. Wow! La mia preparazione si è basata oltre che su un approccio emotivo (perché in fondo il punk è un viaggio all’inferno) soprattutto su una ricerca video e musicale, avendo come bussola il testo di riferimento “Please kill me” di Legs McNeil e Gillian McCain.
Fabio Gomiero:
Conoscevo già l’argomento trattato, il lavoro è stato di approfondimento, attraverso la lettura di “Please kill me”, e della ricerca nel mio vissuto personale delle assonanze con i disagi e i sogni dei protagonisti. Per quanto riguarda Iggy Pop ho visto molti video e fatto molto esercizio per sbloccare la schiena… lui si muove in modo poco umano… (ride, ndr).

Quanto è vicino ai vostri gusti musicali? Qual è il vostro genere e il gruppo di riferimento?
Enrico Salimbeni:
Di certo non ero digiuno di questo genere musicale. Canzoni di Lou Reed, Iggy Pop, Clash, Patty, Ramones e soprattutto Sex Pistols (i miei preferiti), hanno ruotato spesso nello stereo di casa e della macchina. Riascoltarle, è sempre un tuffo nell’energia e nei ricordi. Il punk nasce in un determinato periodo storico e politico.
Nicole De Leo:
I miei gusti musicali si basano sul piacere che mi procurano, e per piacere intendo quel grido, quella necessità che si risvegliano nello stomaco quando ascolti quello che ti piace. Non so se sono stata chiara. Quindi mi piace Mozart e i Ramones, Richard Hell e Patty Pravo ecco. Comunque amo De André, i Pink Floyd, i Cocteau Twins, Dead Can Dance, Pivio e Aldo de Scalzi, Emerson Lake & Palmer, Patty Smith e molti altri. Il punk nasce in un determinato periodo storico e politico.
Fabio Gomiero:
E’ tutto molto vicino a quelli che sono i miei gusti musicali, in adolescenza ascoltavo moltissimo punk o cercavo anche in altri generi musicali l’attitudine peculiare del punk: musica fatta con l’urgenza di voler dire qualcosa, di staccarsi da un discorso omologante. Musica fatta con il cuore, con lo stomaco, non con la testa. Ora i gusti si sono un po’ evoluti e spazio su generi musicali diversi, ma se dovessi citare dei gruppi  di cui non riesco a fare a meno dico Beatles, Chet Baker, Radiohead, The Clash e Prodigy.

Quale potrebbe o dovrebbe essere un corrispettivo movimento musicale e subculturale nel contesto politico italiano attuale?
Enrico Salimbeni:
Nell’attuale contesto, ahimé, credo che il Punk sarebbe fin troppo vario e forbito. Se penso ad un sottofondo del contesto storico e politico di adesso, mi viene in mente qualcosa di lagnoso, senza ritmo e senza energia, in cui le sette note sarebbero in buona parte inutilizzate, e i testi, delle porcherie banali.
Nicole De Leo:
Nessuno.
Fabio Gomiero:
Al momento non esiste in Italia in ambito musicale, purtroppo, un movimento paragonabile per forza e creatività a quello degli anni ’70 tra New York e Londra. C’è una band che però amo e mi sento di segnalare per la forza eversiva e lirica dei loro testi e per la rabbia della loro musica: i Ministri. “Tempi Bui” il loro secondo album è a mio avviso il miglior disco italiano degli ultimi 15 anni, e quando vedo i loro concerti e il loro pubblico ho come l’impressione che se si andasse avanti così, le cose in Italia potrebbero cambiare, almeno a livello musicale. Devo aggiungere che al di là del discorso prettamente musicale, credo che in Italia stia succedendo qualcosa di molto interessante in ambito teatrale (nonostante questo governo stia facendo di tutto per mettere fine alla parola cultura). Ci sono diverse compagnie nuove e non che propongono prodotti di altissimo livello, penso a Ricci/Forte (con cui ho la fortuna di collaborare), i Motus, Muta Imago e molti altri.

Avete proposto lo stesso spettacolo già al Teatro Vascello di Roma. Quale è stata la risposta del pubblico?
Enrico Salimbeni:
Abbiamo debuttato nel 2008 e replicato nel 2009, ed in entrambe le edizioni, il riscontro del pubblico e della critica è risultato pressoché unanime. Il Teatro Vascello ha una magia che ancora non dimentico. Siamo rimasti entusiasti dalle reazioni, dai commenti, dall’emozione che la gente aveva nel salutarci, dopo averci aspettato, e dall’entusiasmo con cui ritornava sui vari punti, sui vari momenti divertenti o drammatici che erano rimasti più impressi. Ci aspettiamo che sia così anche quest anno. Il Teatro Ambra alla Garbatella ha una bella energia. Ho già visto altri spettacoli e sono certo che sarà un buon posto anche per il nostro.
Nicole De Leo:
E’ andata benissimo e il pubblico ci ha corrisposto lo stesso entusiasmo che abbiamo avuto noi nell’interpretarlo. Molti lo hanno visto più di una volta. E poi vorrei proprio dirlo spassionatamente, i miei due amici e colleghi Chicco Salimbeni e Fabio Gomiero sono strepitosi e lavorare con loro mi eccita, mi piace, mi stimola e mi fa sperare bene.
Fabio Gomiero:
Tutti noi credevamo molto nel progetto e in quello che stavamo facendo, ma la risposta è andata oltre le nostre aspettative: il confronto con il pubblico dopo gli spettacoli è stata la parte più appagante del lavoro.

Che progetti avete  per il futuro?
Enrico Salimbeni:
Se escludiamo il ballerino, direi che nessun altro progetto è precluso. In primavera uscirà “Il sogno del maratoneta”, una miniserie di Rai Uno per la regia di Leone Pompucci, che mi vedrà come uno degli interpreti. Sono anche protagonista del cortometraggio “Tre”, di Lucilla Colonna, da poco terminato e in procinto di iniziare la strada dei festival. Per il teatro, avrò repliche durante l’anno di “In alto mare”, per la regia di Stefano Alleva, ma con la speranza sempre viva di poter portare anche fuori Roma “God Save The Punk”. Per il cinema ho in cantiere il mio debutto alla regia del lungometraggio, mentre incontri recenti avuti per il piccolo schermo, dovrebbero arrivare entro breve a conclusione.
Nicole De Leo:
Tantissimi. Sia sul piano artistico che culturale in genere. Sto preparando un altro spettacolo con un’altra compagnia dal titolo “Transisters” e porto in giro i miei reading. Se ne volete sapere di più, venite a vedere lo spettacolo e vi dirò tutto…..in camerino.
Fabio Gomiero:
A marzo sarò in scena a Roma al Colosseo Nuovo Teatro con uno spettacolo che amo, “Il contagio” di Nuccio Siano, dove recita anche Carmen Giardina: una rock opera sulle borgate romane con il contrappunto delle più belle canzoni dei Radiohead. Saremo anche a Torino l’8 e il 9 aprile. Poi continuerò la splendida tournée di “Macadamia Nut Brittle” di Ricci/Forte tra macerata (24 febbraio) e milano (12-17 aprile). Inoltre dovrebbe uscire a breve nelle sale “Et in terra pax” di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini che credo rimarrà (per motivi sia personali che artistico/creativi) il film più importante della mia carriera.

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