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Alessia Barela: “sono iperattiva perché mi piacciono troppe cose”

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Intervista ad Alessia Barela

E’ impegnata, anzi, impegnatissima. Alessia Barela è appena rientrata dal Busto Arsizio Film Festival, conclusosi sabato 9 aprile, di cui è stata giurata. Sta girando in questi giorni la serie televisiva “Tutti pazzi per amore” e il 29 aprile, dopo il riscontro positivo di pubblico e critica ottenuto al RIFF lo scorso marzo, esce nelle sale “Diciottanni – Il mondo ai miei piedi”  in cui interpreta Silvia, l’insegnante e amante del protagonista. Prossimamente, inoltre, la vedremo tra gli interpreti di “Giochi d’estate”, un film svizzero in coproduzione con Francia e Italia. Non sa stare con le mani in mano, insomma. Ed è lei stessa ad ammetterlo: “sono iperattiva perché mi piacciono troppe cose”.

Il suo debutto cinematografico risale al 1998 con il film “Un anno in campagna” del regista Marco Di Tillo. L’abbiamo vista nei panni di Giovanna, accanto a Valerio Mastandrea, in “Velocità massima” (2001), film d’azione a diffusione internazionale presentato in concorso al Festival di Venezia. Ha lavorato con Ettore Scola, Maria Sole Tognazzi e Manetti Bros. Ha preso parte a diverse serie tv – “La Squadra”, “Distretto di Polizia”, “Terapia d’urgenza” – ed è stata la protagonista dell’episodio “Angelo Azzurro Reloaded”, nel film “Feisbum”.

Da diversi anni è consulente per il Festival di Caserta. È organizzatrice e direttrice artistica, insieme a Claudia Gerini, del Circeo Film Festival, la cui prima edizione si è svolta a San Felice Circeo a luglio del 2010.

Quali altri progetti hai in porto?
Ho appena cominciato a girare un ruolo all’interno della serie “Tutti pazzi per amore” e sono in attesa dell’uscita di “Giochi d’estate”, un film svizzero in coproduzione con Francia e Italia dove interpreto una mamma ed una moglie in difficoltà che tenta di recuperare il rapporto con un marito violento. Il regista, Rolando Colla mi ha trasformata fisicamente: sono molto ingrassata, non ho trucco e questo mi ha aiutata a costruire il personaggio oltre ad un meticoloso lavoro di prove con i bambini, risorsa meravigliosa per avere l’entusiasmo, la leggerezza e la spontaneità.

Sei davvero impegnata. Ti senti felice?
Direi di si, è un periodo pieno di importanti cambiamenti che mi rendono serena.

Raccontami delle tue impressioni del BAFF. Regista o attore emergente che ti ha colpito di più.
Ho fatto parte della Giuria insieme a Gianmarco Tognazzi, Silvia D’Amico, Giacomo Scarpelli, Carlo Lizzani. Non è la prima volta che faccio da giurata e mi piace molto, si ha l’occasione di vedere film che troppo spesso non vengono distribuiti, se non in poche sale e per poco tempo. Un festival dove ero già stata con “Velocità Massima” e che trovo sia cresciuto, diventato internazionale con ospiti come John Savage e Michael Madsen oltre che agli italiani Silvio Muccino, Alessandro D’Alatri, Tonino Zangardi e molti altri. Edoardo Leo con “Diciotto anni dopo” ha avuto senza dubbio i riconoscimenti migliori.

Parlami di Silvia, il tuo personaggio in “Diciottanni – Il mondo ai miei piedi”. Come è nato l’incontro con Elisabetta Rocchetti?
Nel film “Diciottanni – Il mondo ai miei piedi” sono Silvia, l’insegnante-amante del protagonista. Ho lavorato a stretto contatto con Elisabetta interpretando una pediatra che la seduce in una fiction ed è stata un’esperienza interessante vederla in veste di regista, caparbia e decisa a superare tutte le difficoltà che si incontrano non avendo l’appoggio di una produzione. Elisabetta ha fatto tutto da sé con un budget davvero minimo e con l’aiuto di amici, tra attori e tecnici, che si sono resi disponibili, trasportati dalla sua prorompente capacità di rischiare e dall’esigenza di raccontare una storia che la rappresentasse.

Cinema, teatro e tv: qual è il tuo vero amore.
Il più grande amore è il cinema ma ho anche avuto spesso occasioni di interpretare personaggi femminili ben scritti in televisione. Il teatro lo trascuro da parecchio ma è stato fondamentale. Credo sia indispensabile per la formazione di un attore e credo anche che nulla possa aiutarti se non entri nella parte: non il montaggio, non un secondo ciak, non i piani d’ascolto. Sarò comunque in scena a Milano la prossima stagione con uno spettacolo. Ho imparato tanto dagli attori con cui ho avuto la fortuna di lavorare, osservare e rubare.

Regista o, in generale, cinema di riferimento?
Di registi italiani me ne piacciono molti: Crialese, Angelini, Virzì, Bellocchio e ce ne sono tanti promettenti.

Se fossi un film quale saresti?
“Il paradiso può attendere” nel momento in cui Julie Christie chiede a Warren Beatty se giochi da capitano. Oppure “Gli amanti del Pont Neuf” quando Juliette Binoche balla con Denis Lavant sotto i fuochi d’artificio. Oppure quando la Magnani fa la rivolta in “L’onorevole Angelina”. Oppure…Scherzo, basta…Ne avrei altri sei o sette almeno!

Chi è Alessia Barela, fuori dal set? Dai l’idea di essere forte e ironica.
Beh, ironica lo sono, tanto, altrimenti mi annoierei. Forte non lo so, non l’ho capito eppure è un bel po’ che seguo un percorso di “Signora del cervello”, è così che chiamo la mia psicologa. Credo di essere forte nel reagire alle mie fragilità. Cado continuamente ma ancora più spesso mi rialzo. Nuova. Fuori dal set sono curiosa, un po’ poco curata a volte, iperattiva perché mi piacciono troppe cose: amici, cene, viaggi, cani, parchi, restaurare, fotografare, camminare, respirare aria buona, mangiare, bere, il camino e la brace, starmene in un bar al sole a leggere il giornale, girare per mercatini.

Qual è il compromesso più grande del tuo lavoro?
Il compromesso nel mio lavoro è il mio lavoro stesso o come dicono a Napoli “stesso il mio lavoro”. E’ un compromesso non poter sempre scegliere. Ma fino a qui ci sto. Altri compromessi, anche no.

La domanda che vorresti ricevere?
“Vuoi fare il prossimo film di Aronofsky?”

 

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