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Imma Piro, “io ho battezzato tutti”

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Intervista a Imma Piro

Sincera, limpida, ironica e con la battuta pronta. E’ questa l’immagine che Imma Piro dà di se stessa, ed è proprio la sua immagine autentica. E con il sorriso sulle labbra e l’esperienza di chi ne ha viste e fatte tante, ci racconta dei suoi esordi: “La mia carriera inizia alla fermata dell’autobus. Quell’autobus numero 145 che non è mai passato, è stato la mia fortuna”.

Nel cinema, in televisione e in teatro, ha avuto modo di lavorare al fianco di grandi nomi, da Giannini a De Filippo, da Lattuada alla Cardinale, Franco Nero e Fabio Testi. E molti giovani attori sono passati da lei: “Io ho battezzato tutti. Sono stata sempre madre e zia di molti attori e tutti sono diventati famosissimi. Sono stata la madre di Penelope Cruz, adesso sono la madre di Claudio Gioè, poi Bova, Scamarcio, Laura Chiatti, Cristiana Capotondi. Sono passati tutti da me”.

Parlami del cortometraggio che hai appena finito di girare. Di che si tratta?
E’ un cortometraggio sullo stalking e la violenza sulle donne. Il titolo provvisorio è “L’amore nero”. Soggetto, produzione e regia sono di Raoul Bova. Io interpreto una madre che ha subito delle violenze e che ha un rapporto particolare con la figlia, interpretata da Michelle Hunziker, anch’essa vittima. Per me, Michelle è stata una grandissima scoperta. Sembra un’attrice consumata. Siamo abituati a vederla sempre giocosa, con il sorriso sulle labbra, ma sembra abbia recitato tutta la vita in ruoli drammatici. Inoltre, è una persona cordiale, affettuosa e disponibile.

Hai già avuto modo, in passato, di recitare al fianco di Raoul Bova, ma questo è il suo debutto alla regia. Come ti sei trovata a lavorare con Bova regista?
La prima volta che abbiamo lavorato insieme è stata in occasione del suo primo ruolo da protagonista in “Una storia italiana” per la regia di Stefano Reali, che a sua volta debuttava in un lungometraggio ispirato ai fratelli Abbagnale, all’epoca campioni del mondo in canottaggio. Interpretavo la madre di Raoul. Oggi ho ritrovato Raoul regista, e con tutta onestà, ho trovato un regista vero. Posso solo dire bene di lui perché è un autentico talento. Non ho ancora visto il prodotto finito perché abbiamo finito di girare due settimane fa, ma Raoul è un ragazzo per bene che prende le cose seriamente. Ho girato con lui in una maniera così professionale, così coinvolgente, così bella che per me è come se fosse stato un lungometraggio. E pur trattandosi di un soggetto drammatico, sul set ci siamo fatti anche tante risate. Secondo me, se continuerà, diventerà un ottimo regista. Glielo auguro, e lo dico anche con un po’ di interesse perché spero di continuare a lavorare con lui.

Hai avuto modo nel corso della tua carriera di lavorare con grandi nomi del cinema, della tv e del teatro. Hai anche avuto modo di lavorare in produzioni internazionali. Qual è il tuo ricordo più bello e a chi è legato?
E’ legato a Giancarlo Giannini perché credo che il primo amore non si scordi mai. Ho fatto con lui una partecipazione ne “Il Bestione”, che poi è diventato un cult movie. Io interpretavo la ragazza per la quale, prima di parlare, “bisognava lavarsi la bocca con la candeggina”. Questo è stato il mio primo ruolo recitato. Ma sono diversi i momenti che ricordo e conservo con grande affetto. La mia primissima volta dovevo fare per la Titanus “I Guappi” per la regia di Pasquale Squitieri. Scoprirono, poi, che ero minorenne e accontentarmi comunque mi misero, vestita da damina dell’800, accanto alla Cardinale, a Franco Nero e Fabio Testi a Palazzo Reale a Napoli, per tutta la settimana in cui girarono lì. Ho fatto una figurazione speciale, trattata come un’attrice o come una che dopo sarebbe diventata un’attrice. E’ stata l’emozione più grande della mia vita, perché fu la prima esperienza in assoluto e, a distanza di tempo, l’ho trovata anche di buon auspicio. Ricordo che sia Squitieri che il suo aiuto regista dell’epoca Roberto Pariante dissero: “siccome lei farà l’attrice, truccatela, vestitela e facciamola stare sul set”. Questo aneddoto risale veramente a troppi anni fa. Diciamo che tutti i ricordi più belli sono legati a tutte le mie prime volte. La mia prima volta in tv è stata sotto la regia di Lattuada nel 1976; era un odeon in cui debuttavamo io e Barbara De Rossi con altre ragazze diventate anche loro attrici. Poi, l’esperienza in teatro con Eduardo De Filippo, durata 4 anni, meravigliosa. Quella è stata la mia università.

Come è nato l’incontro con De Filippo?
Dovevano mettere su la compagnia di Luca perché lui si sarebbe ritirato di lì a poco. Quindi passava al testimone, suo figlio. Richiedeva una ventina di attori molto giovani, per essere accanto al figlio all’epoca 30enne. Avevamo tutti 20 anni. Io fui contattata perché qualcuno suggerì il mio nome. Roberto De Simone, che aveva fatto le musiche per “Fontamara” di Lizzani, in cui intepretavo un ruolo molto importante. Anche Isa Danieli, che lavorava con Luca De Filippo in Rai a Napoli, fece il mio nome. Parlarne oggi, mi fa tornare alla memoria storie di tanti anni fa. Sembrano appartenere ad un’altra epoca. Io, poi, ho cominciato da ragazzina, per cui mi sento centenaria (ride, ndr), e invece sono ancora giovane.

Come hai iniziato a fare l’attrice?
La mia carriera inizia alla fermata dell’autobus. Quell’autobus numero 145 che non è mai passato, è stato la mia fortuna. Mi ha permesso di fare un lavoro che amo molto, fatto con grande volontà, mettendo il cuore in tutto quello che faccio, lavorando duramente. Mi sono creata stima e credibilità che durano ancora negli anni e mi auguro durino ancora a lungo.

Hai qualche rimpianto nella tua vita?
In quanto donna, forse avere trascurato la maternità. Credo sia un aspetto comune a molte attrici e, spesso, quando ci penso mi dico “Mannaggia”. La mia vita è stata dedita al lavoro. Professionalmente, invece, rimpiango di non essermi molto preoccupata di me “politicamente”, come strategia di comportamento che mi avrebbe portato avanti al meglio. Non ho mai frequentato persone con interesse professionale perché poi mi avrebbero portato ad altre conoscenze utili per il lavoro. Mi sono sempre affidata alle mie capacità artistiche, ho sempre pensato che sarebbero bastate, e invece oggi credo che se faccio un mestiere che mi rende pubblica, io devo reclamizzare me stessa al meglio. Forse in questo ho sbagliato, ma in fondo se sono andata avanti così, questa è la mia natura. Infine, l’altra cosa che mi manca è il secondo matrimonio. Sono divorziata ma niente mi vieta di sposarmi un’altra volta.

Qual è il lato del tuo carattere che ami di più?
E’ proprio lo stesso lato che ho condannato un attimo fa. La limpidità una volta era un pregio, oggi non è più così. Una volta non c’era la televisione, non c’era tutta questa visibilità pubblica e si andava avanti per meriti, o perché qualcuno si occupava di te, ti creava e ti costruiva, sempre se eri valida. Sapere di volere e di avere avuto tante conferme mi ha rincuorato, però ci sono stati dei momenti, specialmente quando sono stata più tempo senza lavorare, in cui mi sono arrabbiata con me stessa per non aver saputo promuovermi al meglio.

Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare sul lavoro e nella vita in genere?
La mancanza di onestà. Credo che si nasca così. Solo dopo si può decidere di aggiustare un po’ il tiro. Io non l’ho mosso di un pelo (ride ancora, ndr). Molte volte è stato una gran fregatura. Ed è stata una mia mancanza. Non credo abbiano mancato gli altri nei miei confronti. Sono stata io a non modificare i miei canoni. Bisogna tentare di fare una propria politica vincente, senza mancare di rispetto a nessuno, questo è chiaro. Io credo di aver vinto parecchio, ma certe volte mi dico non abbastanza.

Qual è oggi il tuo sogno nel cassetto?
Lavorare di più, facendo meno fatica. Siamo in un momento di grande depressione e a volte le difficoltà sembrano insormontabili. A volte si rischia di perdere la propria dignità ed è importante lavorare per questa, svolgendo bene il proprio lavoro. Il pensiero di trovarmi in una situazione di non lavoro mi angoscia molto. Spero di continuare a lavorare sempre, e spero di superare questo momento di crisi molto preoccupante. Ma sono positiva, “Adda passà ‘a nuttata”, per citare De Filippo in “Napoli Milionaria”, bellissimo film che io ho fatto con la regia di Francesco Rosi.

Ci sono altri progetti in ballo?
Ho molta voglia, intanto, di vedere quello che ho appena finito di girare. Contemporaneamente al corto di Raoul, ho partecipato a “Il Tredicesimo Apostolo”, una fiction per la regia di Alexis Sweet, prodotta da Pietro Valsecchi per Taodue, in cui interpreto ancora una volta una madre. Io ho battezzato tutti. Sono stata sempre madre e zia di molti attori e tutti sono diventati famosissimi. Sono stata la madre di Penelope Cruz, adesso sono la madre di Claudio Gioè, Bova, Scamarcio, Laura Chiatti, Cristiana Capotondi. Sono passati tutti da me (ride, ndr). Per Raoul, era la sua prima volta importante. Sono molto fiera, anzi colgo l’occasione per ringraziarlo perché di solito tutti dicono “se divento importante poi ti chiamo a lavorare”. Lui l’ha detto a suo tempo, e l’ha fatto. Ha mantenuto la parole e nella sua prima regia mi ha proprio voluta. Chissà se ricorda questa promessa, ma con questa intervista faccio in modo di ricordarglielo io.

 

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