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“Il Generale dei Briganti”, eroe contadino tra realtà e leggenda

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Video conferenza stampa e interviste a Paolo Poeti, Vanessa e Massimo Ferrero, Daniele Liotti, Raffaella Rea, Christiane Filangieri, Danilo Brugia, Massimo Bonetti, Federica Sarno, Larissa Volpentesta.

“L’Unità d’Italia vista con gli occhi di un contadino che le avversità della vita hanno portato al brigantaggio”. Così il regista Paolo Poeti presenta “Il Generale dei Briganti”, miniserie in due puntate in onda su Rai 1 domenica 12 e lunedì 13 febbraio. Liberamente ispirata a fatti realmente accaduti, la serie ha come protagonista Daniele Liotti nel ruolo di Carmine Crocco, giovane rivoluzionario del Vulture (Basilicata) che negli anni risorgimentali e post-unitari combatté prima al fianco di Garibaldi, poi nella resistenza borbonica (dove arrivò a comandare un esercito di duemila uomini), infine per sé stesso distinguendosi dagli altri briganti per capacità belliche. “E’ anche la storia di un medico, il repubblicano gentiluomo Mariano Aiello – continua il regista che firma il soggetto con Antonio Ferraro e la sceneggiatura con Giovanna Koch – un personaggio di fantasia interpretato da Danilo Brugia. Al centro della vicenda l’incontro dei due prima e dopo il 1860, quindi nel momento trionfante del Risorgimento e quando, dopo la delusione per il mancato riscatto del Mezzogiorno, scoppia la guerra civile. I personaggi sono dei perdenti tra i vincitori, uomini e donne che hanno combattuto per fare la storia del nostro Paese e poi ne sono stati esclusi”.

Come la recente “Anita” (la miniserie Rai con Valeria Solarino), “Il Generale dei Briganti” – una coproduzione Rai Fiction-Ellemme Group, in collaborazione con Apulia Film Commission – ha il “bollino” dei festeggiamenti per il 150esimo dell’Unità d’Italia. “Volevamo raccontare i problemi dell’unificazione da un altro punto di vista – spiega il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce – per approfondire il fenomeno del brigantaggio, una pagina della storia poco esplorata sia dal cinema che dalla letteratura”. Tra i briganti del secondo Ottocento, Crocco è sicuramente uno dei più rappresentativi e popolari, ma anche uno dei più discussi: molti studiosi lo considerano un malvivente e un assassino, mentre altri – i cosiddetti revisionisti storici – pensano sia un eroe a cui la storia non ha reso giustizia. Riprendendo l’epopea dell’ “uomo dei boschi” coraggioso e giusto, Poeti sposa la seconda tesi e spiega così la sua scelta: “il mio film racconta una verità soggettiva, che è tale solo se chi la afferma è onesto con sé stesso. Io penso che il prezzo dell’Unità è stato pagato soprattutto dal Meridione, prima con la guerra civile e poi con l’immigrazione. Non volevo monumentalizzare il brigantaggio, i briganti non erano spinti dagli ideali ma dall’istinto di sopravvivenza. E questa fiction non è un Bignami di storia, ma un’opera di finzione, un racconto popolare che cerca di diffondere un tema difficile e controverso”.

Per Liotti la bellezza della sceneggiatura è nella volontà di “portare in scena un brigante con una capacità tattica non comune, una grande umanità e un forte desiderio di riscatto sociale. Probabilmente Crocco perdeva tutte le sue battaglie ma mai si dava per vinto: era un uomo che sapeva dire di no, che portava avanti le sue convinzioni lottando contro tutto e tutti. E poi era capace di amare la madre, la sorella e la sposa Nennella. Credo ci siano tutti gli elementi per una bella storia che abbiamo sviluppato cercando di rimanere fedeli alle fonti storiche”. Tra gli interpreti anche Raffaella Rea nel ruolo di Nennella, Fabio Troiano (il brigante Ninco Nanco) Christiane Filangieri (la contessina Giuseppina Guarino), Massimo Dapporto (il conte Ludovico Guarino), Massimiliano Dau (Caruso), Marco Leonardi (Rocco) e Massimo Bonetti (Francesco Crocco). “La mia Nennella non è solo una donna innamorata – spiega Rea – ma un altro modo di vivere la ribellione. Non sa né leggere né scrivere, eppure trova la sua strada: di lei mi piace l’aspetto un po’ ‘scugnizzo’, indossa la gonna ma al momento giusto sa trasformarla in un paio di pantaloni. Non solo appoggia la rivoluzione, la fa in prima linea”.

Dapporto torna in Rai dopo un lungo periodo di assenza e con un personaggio negativo. “Da subito mi sono trovato dalla parte dei briganti – afferma – e l’ho giurata al conte Guarino. In televisione i ruoli da cattivo non pagano, mentre al cinema ti danno la possibilità di lavorare su tanti aspetti e di sfogare la rabbia. Al conte ho reso un pessimo servizio a livello umano, ma se sono stato credibile lo devo soprattutto all’odio che ho provato per lui”. Nel cast curato da Roberto Bigherati, tanti volti del piccolo e grande schermo italiano, tra cui David Coco, Fabio Sartor, Vincenzo Alfieri, Larissa Volpentesta, Nadia Carlomagno, Roberta Lanfranchi, Annalisa De Simone, Federica Sarno, Dario Costa, Vanni Fois, Thierry Toscan, Tommaso RamenghiFabrizio Amicucci, Massimiliano Gallo, Chiara Cavaliere e Niccolò Cancellieri. Italiane anche le location: “la fiction è stata girata tra Puglia e Basilicata – conclude Poeti – in buona parte nei luoghi in cui si sono svolti i fatti. Se siamo riusciti a evitare la delocalizzazione il merito è soprattutto dei produttori, Massimo e Vanessa Ferrero”.

 

 

 

4 Commenti

  1. Quando un regista per poter fare un film deve abbeverarsi ai soldi pubblici, il risultato non può essere che mediocre nella verità storica e ambiguo.

    • Poveri gli attori, dei quali non si accorge nessuno. Telecamere accoppiate su campi lunghi e primi piani scontati per fotoromanzate al servizio delle massaie. Importante è lavare e vendere un pò di pubblicità. E’ il destino di Rai-Mediaset. Audiovisivo senza attenuanti, vecchio e senza appello per una riforma dei registri di scena. Dolly tagliati a metà e intonaci nuovi di zecca per i turisti dell’800. Luci sparate in faccia con rese piatte e bidimenzionali senza la benchè minima ombra, ne sull’orecchio, naso o sguardo su spazi artificiosi nascosti all’interlocutore distratto. Peggio che all’Eurospin o alla Standa! Ma, perchè non cambiano mestiere! Povera Filangeri, perennemente imbacuccata da contessina fino alla pensione. Ma non vi siete stufati dei romanzetti? Peccato per il medico, unico personaggio credibile più adatto per il naturalismo americano. Fra cinquant’anni, forse! Poveretti.

      • Ecco, andate a vedervi “APPLE” didactic film with Julian Ferro, progetto didattico paradossale con l’uso di asta audiovisiva a marsupio, ibrido tra il dolly e lo steadycam.. Girato in 7 giorni e 100 euro.
        Imparate a tenere la telecamera in mano e a montare senza vendere fumo.

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