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“Solo Andata” di Annalisa De Simone: “il libro non è autobiografico ma rispecchia la mia soglia di percezione”

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Intervista all’attrice abruzzese autrice del romanzo d’esordio “Solo Andata”.

Un parallelo tra rue de Rosieres a Parigi e piazza delle Tartarughe a Roma, un romanzo di tracolli e di speranze, dove c’è spazio per l’amore, la perversione e il disincanto. Così si presenta “Solo Andata”, il primo romanzo di Annalisa De Simone edito da Dalai Editore, in libreria dal 19 marzo 2013. “Volevo cimentarmi nella scrittura da tempo, ma non mi sentivo adatta. Poi sono stata invasa da un moto di fiducia”.

Ermetica, chiara ed essenziale, Annalisa ci parla del suo libro. “E’ difficile fare delle scelte, soprattutto negli esordi dove non c’è il faro dell’esperienza. Ma la difficoltà lascia spazio alla gratificazione”.

Annalisa De Simone nasce a L’Aquila, ventinove anni fa. Inizia la sua carriera artistica come coreografa. Da attrice si divide fra teatro e tv. Vive a Roma, dove si è laureata in Scienze Umanistiche. Ama Parigi d’inverno. “Sola andata” è il suo primo romanzo. Già protagonista della soap di Rai 3 “Un posto al sole”, torna nella programmazione Rai con diversi progetti: protagonista di puntata di “Un caso di coscienza”, la serie che vede protagonista Sebastiano Somma, e “Provaci ancora Prof.”, serie tv giunta alla quinta edizione e interpretata da Veronica Pivetti. Prossimamente la vedremo nel terzo episodio, dal titolo “L’ingegnere”, di “Trilogia anni 70”, miniserie per Rai 1 diretta da Graziano Diana e prodotta dalla Albatross di Alessandro Jacchia e Maurizio Momi. Infine, la vedremo nel film tv in due puntate “Casa e bottega” diretto da Luca Ribuoli, che segna il ritorno sul piccolo schermo di Renato Pozzetto.

Trama
A Parigi, Edo incontra la propria ossessione. Si chiama Anne. Fa la gallerista, ha gli occhi viola e il suo corpo sillaba la parola bellezza in ogni tratto. La dipendenza da lei, e dalla vita sregolata che conduce, lo paralizza per dieci lunghi anni. Dopo varie cadute, trova la forza di lasciarla, lo fa «con quel coraggio che, in fondo, è solo disperazione». Si sposa con una donna mansueta, Camille, ha un figlio, scrive un romanzo che diventa un bestseller, subisce la carenza, inganna il tempo. Ma Anne busserà di nuovo alla vita di Edo, costringendolo a fare i conti con il passato. La tensione cresce, fino a quando gli eventi non precipitano.

Come e quando è nata in te l’idea di scrivere un libro?
Volevo cimentarmi nella scrittura da tempo, ma non mi sentivo adatta. Poi sono stata invasa da un moto di fiducia, quando sono tornati i dubbi ero ormai a lavoro.

Quando hai iniziato a scriverlo e quanto è durata la “gestazione”?
La gestazione è durata un anno, poi ci sono state le varie revisioni e adesso che il libro è nato ho già voglia di restare “incinta” del secondo.

Quali difficoltà hai incontrato?
E’ difficile fare delle scelte, soprattutto negli esordi dove non c’è il faro dell’esperienza. Ma la difficoltà lascia spazio alla gratificazione.

Ci sono riferimenti autobiografici nel libro?
Non è un romanzo autobiografico, ma non posso prescindere da me quando scrivo. Le pagine sono uno specchio della mia soglia di percezione, del mio modo di leggere la realtà e i legami.

Cosa hai provato la prima volta che hai preso tra le mani il libro finito e stampato?
Mi sono messa a piangere, poi mi sono ricomposta pensando di aver esagerato e sono tornata a piangere.

Cosa ti sei portata via dalla tua permanenza a Parigi?
La nostalgia per una città che mi somiglia tanto. Vorrei riuscire ad andare più spesso e per più tempo.

Oggi, dove ti piacerebbe vivere a tempo pieno?
Dopo Parigi c’è la Puglia. Di recente ho maturato un amore profondo per il cibo, gli odori, gli scorci e la gente del posto.

Se “Solo Andata” fosse un film, quale sarebbe il tuo ruolo, regista o attrice?
Se a risponderle fosse il mio ego esagitato direbbe regista, se lasciassi rispondere la parte cosciente di me le direi attenta spettatrice.

Pensi che continuerai a scrivere?
Ho già iniziato.

Il tuo sogno più grande, oggi.
Non averne. Come diceva Flaiano “ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire”. Ma poi, alla fine, non riesco ad essere tanto distaccata e mi impelago in sogni, attese e progetti.

Qual è il lato più difficile del fare l’attore, ad oggi? E’ importante fare pubbliche relazioni, presenziare ad eventi, stringere contatti etc.
Un attore passa più tempo a cercare lavoro che a lavorare. Questo è indubbiamente il lato più difficile.

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