Home Interviste Giancarlo Scarchilli: “Voglio raccontare il talento di Alessandro Gassmann come regista”

Giancarlo Scarchilli: “Voglio raccontare il talento di Alessandro Gassmann come regista”

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Intervista al regista del film “Essere Riccardo…e gli altri”, presentato al 31° Torino Film Festival

Un regista-attore si trucca allo specchio nel suo camerino, rivede tutto quello che lo ha ispirato e condotto a quella sera molto speciale per lui; è la sera della Prima dello spettacolo teatrale “RIII – Riccardo Terzo” di William Shakespeare. E in quel momento di preparazione e raccoglimento, gli incubi di Riccado III sono anche gli incubi del regista-attore che sta per debuttare.

Una volta allontanati gli angosciosi fantasmi, il regista-attore si siede davanti allo specchio. Mentre si trucca, ripassa la memoria di uno dei monologhi più significativi di Riccardo Terzo.
Nei camerini accanto anche gli altri attori si preparano, ripetendo anche loro alcuni brani dello spettacolo. Terminata la memoria di un altro monologo, il regista-attore si riguarda allo specchio. In flashback torna al primo giorno di prove, sino ad arrivare alla sera precedente: quella della prova generale. Di colpo, una voce lo riporta al presente: “Chi è di scena?”. I suoi ricordi cessano. E’ il momento di entrare in scena, di presentarsi al pubblico. Il sipario si apre.

Parliamo di “Essere Riccardo…e gli altri”, il film di Giancarlo Scarchilli, al 31° Torino Film Festival, che racconta la nascita, le prove, il dietro le quinte di “RIII – Riccardo Terzo”, appunto, il nuovo spettacolo teatrale di Alessandro Gassmann. Il film racconta la genesi, le prove, l’allestimento, la vita quotidiana della compagnia teatrale e la sera della prima dello spettacolo, allestito proprio in queste settimane al Teatro Carignano di Torino, e prossimamente in cartellone a Roma.

Parliamo subito di “Essere Riccardo….e gli altri”. Come è nata l’idea?
E’ nata per illuminazione. Una sera sono andato a teatro a Rieti con Alessandro Gassmann a vedere uno spettacolo con Giulio Scarpati, “L’oscura immensità”, tratto dal romanzo di Massimo Carlotto, diretto appunto da Alessandro Gassmann. E la cosa che mi ha colpito di più è proprio il talento di Alessandro come regista. E’ un grandissimo attore, di cinema, teatro, tv. Io credo che il suo talento più grande ce l’abbia proprio in teatro, e come regista, perché ogni volta riesce a sorprendermi. L’ho sempre seguito, fin dai suoi primi spettacoli, ci lega un rapporto di amicizia e trovo davvero che lui sia davvero bravo nel suo lavoro. Ho pensato che poche persone potessero immaginarlo perché sono abituati a misurare il suo talento come attore. E mentre eravamo di ritorno a Roma in macchina, ci siamo messi a parlare e ho avuto un’immagine. Ho visto un attore e regista, Alessandro Gassmann, davanti allo specchio, mentre si trucca e si prepara per andare in scena e ho immaginato che nel momento in cui si sta truccando, poco prima di andare in scena la sera della prima, lui ripercorre e vede tutto quello che lo ha condotto a fare lo spettacolo, il “Riccardo III” appunto. In questo modo, gli incubi di Riccado III sono anche gli incubi del regista-attore che sta per debuttare. E il film termina con l’ingresso in scena di Alessandro.

Quanto sono durati i tempi di lavorazione?
E’ avvenuto tutto in modo particolare. Perché l’idea mi è venuta in mente di venerdì sera e il lunedì successivo Alessandro avrebbe cominciato le prove dello spettacolo. Quindi ho messo su al volo una troupe con due operatori, come avevo fatto con “Vittorio racconta Gassman” che precedentemente avevo realizzato e che poi ho portato al Festival di Venezia nel 2010. Anche lì volevo sfatare dei luoghi comuni, cioè che Gassman fosse un bravissimo attore e un uomo pieno di sé. In verità, era un uomo molto umile ed era il più grande innovatore nel teatro degli anni ’50 e ’60, con modalità e concetti assolutamente nuovi, mescolando acrobati, poesia alta e numeri da circo, questa commistione insomma che poi successivamente ha attecchito nella televisione. Fu anche il primo a replicare per oltre 100 spettacoli il suo “Amleto” e all’epoca anche questa fu una novità. Ne 2010 la mia sfida fu quella, far conoscere l’uomo innovatore che passava da Shakespeare a “I Soliti Ignoti” a “I Mostri” e raccontare il Vittorio Gassman che molti non conoscevano. Stessa sfida ho voluto fare con Alessandro per far conoscere questo grande talento di regista quando tutti lo pensano soltanto come attore. Ho seguito tutti gli step della preparazione. Ho girato il primo giorno quando lui ha spiegato ai suoi attori cosa intendesse fare. Ho assistito e ripreso durante la lettura a tavolino con gli attori, e anche il giorno in cui hanno cominciato a montare le scenografie a Pomezia, poi il primo giorno in cui hanno iniziato a montare le scene, il primo giorno dei costumi. Il tutto dal 12 dicembre al 19 di febbraio. Ho ripreso quello che mi incuriosiva e mi interessava sapendo che lui avrebbe raccontato tutto questo allo specchio, la sera della prima, attraverso i ricordi. Quindi è un vero e proprio racconto, non è un backstage e non è neanche la ripresa dello spettacolo, anche se ci sono parti intense delle prove o durante la prova generale che hanno fatto a Padova. Quindi ho girato a Roma, a Pomezia e a Padova ed era come se io non ci fossi. La conoscenza che c’è con tutta la compagnia teatrale ha fatto sì che non sentissero l’invasione della macchina da presa e della mia presenza, permettendomi di cogliere momenti veramente autentici della prova dello spettacolo. Credo che questo abbia contribuito a rendere vincente il film.

Qual è stata la difficoltà più grande nel seguire ogni step?
Devo dire che proprio grazie a quella fiducia e conoscenza, Alessandro mi ha dato totalmente carta bianca. La difficoltà più grande è stata quella di non far avvertire la mia presenza perché non volevo creare qualcosa che fosse per me; volevo che tutto avvenisse normalmente. Ad esempio, stavamo girando una scena in camerino, che per me è fondamentale, in cui Alessandro tocca lo specchio e si prepara per entrare in scena; c’è stato un momento in cui lui ha accennato a parlarmi e ho dovuto fare in modo che non sentisse che c’ero, doveva fare tutto quello che fa normalmente. E così ha iniziato a truccarsi, a ripassare delle parti a memoria, a testare la riuscita del trucco con espressioni e mimiche facciali. Ovviamente, ho anche osservato e ripreso gli altri attori che si preparano, tutto molto affascinante. Ed è quello che hanno detto tutti. Non c’era nessuno che spiegava le cose, accadevano. Ho dovuto anche studiare delle prospettive e ottiche per osservare le cose da lontano ed essere il meno presente possibile. Credo che questo abbia dato fascino al film, difatti quando l’ho mandato a Paolo Virzì mi ha richiamato dopo poche ore per dirmi che sarebbe stato presentato al Festival.

Deve essere stato particolare raccogliere l’emozione e la concentrazione di un attore poco prima di entrare su un palco e credo debba esserci necessariamente una confidenza estrema per consentire che qualcuno assista e registri quell’emozione.
Ne sono molto orgoglioso, infatti. Sono rimasti tutti colpiti e affascinati perché l’hanno considerato una sorta di apripista per raccontare le cose teatralmente. Sky Arte e Rai 1 hanno deciso di acquistarlo. Tra l’altro, la bella novità è che nelle città in cui Alessandro sarà in scena con lo spettacolo, ci sarà un cinema che proietta il film. Ed è la prima volta che succede.

Come è stato accolto al Torino Film Festival?
E’ stato un successo clamoroso, tutto esaurito, già dalla sera prima. La gente lo ha accolto meravigliosamente. Grandi applausi alla fine. Ho sentito i commenti delle persone e visto su YouTube qualche intervista fatta al pubblico dopo l’uscita dalla proiezione. Sono rimaste affascinate da quello che c’è dietro ad uno spettacolo e che viene raccontato in modo molto cinematografico. Tra l’altro c’è una scena che ritengo molto bella: ho ripreso tutti gli attori che in un’unica stanza, al Teatro di Pomezia, ripassano individualmente e a bassa voce le proprie parti prima delle prove. Sembrava una preghiera silenziosa. E’ una sorta di coro in cui ognuno è concentrato sulla sua memoria, è una scena molto suggestiva e molti tra il pubblico hanno citato proprio quella scena. Consideriamo che è un piccolo film nato quasi da una scommessa in due mesi. Anche io non sapevo dove sarei arrivato, ma ho avuto fiducia e sono andato avanti.

Cosa ha detto Alessandro Gassmann?
Ha visto tutto alla fine e non è entrato minimamente nella concezione del film. Anche lui è rimasto stupito perché non si era reso conto di saper fare determinate cose.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto sviluppando un progetto con Alessandro per una sua regia cinematografica e stiamo lavorando sulla scrittura. Inoltre, sto seguendo un lavoro di soggetto e sceneggiatura, probabilmente sarà affidato alla regia di Alessandro ma ne riparleremo al momento opportuno. Poi, ho un paio di progetti per il prossimo anno, una commedia tenera e un film che tratta di un crimine nel mondo dell’arte nel ‘400. E’ la storia, vera, di un pittore importante avvelenato a 27 anni. Si dice che in un affresco si nasconda il volto dell’assassino. Ho dovuto effettuare molte ricerche con degli studiosi su questo tema.

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