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Ludovico Fremont è Chris in “Presto farà giorno”

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Intervista a Ludovico Fremont

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di Francesca Lisa

Ludovico Fremont, in occasione dell’uscita di “Presto farà giorno”, opera prima del regista Giuseppe Ferlito, al cinema dal 20 Marzo, incentrato sulla storia di tre personaggi che con le loro fragilità e insicurezze rincorrono il bisogno di affermare la propria identità, ci parla del suo percorso e dei suoi progetti attuali e futuri.

Raccontami del personaggio che interpreti in “Presto farà giorno”: chi è Chris e che ruolo ha nella storia?
“Presto farà giorno” è un’opera prima che parla senza perbenismi di condizione giovanile quasi borderline, in particolare di come spesso nei giovani si insinui la falsa credenza che le vie più semplici siano le migliori, quando invece non è così. Spesso, affinché le cose vadano bene, c’è bisogno di fare dei percorsi più duri e insidiosi, e il film parla proprio di questo, ovvero della scarsa capacità dei giovani di imboccare vie più oneste anche se più complicate. Il mio personaggio, Chris, è il migliore amico di Loris, il protagonista (interpretato da Valerio Morigi, ndr), con il quale si trova a vivere una serie di vicende alterne che si concluderanno con un inatteso colpo di scena, motivo per il quale preferisco non svelare altro.

Come sei entrato a far parte di questo progetto e qual è stata la motivazione che ti ha spinto ad accettare il ruolo?
Sono una persona che ama le sfide, perciò quando mi è stato proposto di partecipare a questo film mi sono subito appassionato al progetto. Ho avuto molta fiducia nel regista Giuseppe Ferlito che, pur essendo giovane, ha già accumulato diverse esperienze, sia come sceneggiatore che come aiuto regista, e la sua bravura l’ha dimostrata appieno in questa opera prima. Dopodiché penso che un attore debba mettersi alla prova in continuazione, anche perché il percorso artistico dovrebbe essere prima di tutto un lavoro di ricerca. In tal senso, “Presto farà giorno” ha rappresentato un’occasione in più per testare le mie capacità in un ruolo nuovo, interessante e sicuramente multiforme.

Com’è stato lavorare, per l’appunto, con un regista giovane ed esordiente come Giuseppe Ferlito, e cosa pensi, alla luce dell’attuale situazione del cinema italiano, delle realtà indipendenti che si fanno largo dal basso?
Mi sono trovato molto bene a lavorare con questo regista, perché il suo rapporto con gli attori è stato sempre molto equilibrato, direi addirittura “amichevole”, cosa non sempre scontata. Sul set parlavamo molto, abbiamo avuto scambi di opinione molto costruttivi e questo fa bene sia agli attori che a chi li dirige. Per quanto riguarda il discorso sul periodo che stiamo vivendo, credo che questa sia una fase di grande cambiamento, ricca di grandi possibilità per il cinema italiano. Una cosa che mi inorgoglisce enormemente, ad esempio, nonostante le mie origini per metà francesi, che mi spingono ad essere vicino anche al cinema d’oltralpe, è il fatto che agli Oscar abbia vinto Sorrentino, a dimostrazione di quanto il cinema italiano sia apprezzato non solo in patria ma anche all’estero. Senza risultare presuntuoso, credo si debba investire sempre più sulle persone realmente preparate, quelle che in fin dei conti lo meritano davvero. Io ho frequentato l’Accademia Silvio D’Amico e ho avuto un percorso particolare, perché ho cominciato col teatro, dopodiché il successo è arrivato con dei prodotti comunemente reputati più commerciali, sebbene tecnicamente realizzati con grande professionalità. Nel frattempo ho sempre cercato di fare cose diverse, proprio perché penso sia fondamentale per un attore mettersi alla prova, lasciando magari anche il certo per l’incerto, cosa che richiede sicuramente una grande dose di coraggio.

Come hai vissuto l’ambiente giovane del set ed il rapporto con i tuoi colleghi? Puoi raccontarci di qualche momento nel corso delle riprese che ti è rimasto particolarmente impresso?
In genere sui set entro subito in sintonia con tutti, in questo film in particolare ho legato da subito con Valerio e con Giuseppe, anche perché con loro ho girato la maggior parte delle scene, mentre con il resto del cast ho avuto meno occasioni di contatto diretto, pur conoscendo tutti durante le riprese. Un evento che lego all’esperienza vissuta lavorando a questo film è sicuramente il piacevole incontro con Jordi Mollà (attore e regista spagnolo, ndr), che mi ha lasciato un ottimo ricordo.

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Come attore sei impegnato sia in televisione che al cinema, anche se la tua formazione e diverse tue collaborazioni sono legate al teatro. Qual è il tuo rapporto con questi tre ambiti? C’è un settore nel quale preferiresti maggiormente lavorare o pensi che in fondo siano tutti uniti dal medesimo filo?
Credo che teatro, cinema e tv siano profondamente collegati e che un attore completo debba sapersi misurare con ognuno di questi settori. Mi piacerebbe vedere attori di qualità che lavorano, studiano e si impegnano, perché in realtà è quello che cerco di fare anch’io quotidianamente. Per fare un esempio, nutro un’enorme stima per Pierfrancesco Favino e Giancarlo Giannini, che reputo due attori a tutto tondo, perfetti in ogni ruolo, e che, nonostante il successo, continuano instancabilmente a lavorare mantenendo un’umiltà di fondo che è da ammirare e da emulare.

C’è un ruolo che non hai ancora ricoperto con il quale vorresti misurarti?
Sono una persona molto sportiva, con una fisicità molto duttile, in questo senso mi piacerebbe mettermi alla prova in qualche ruolo che richieda appunto l’utilizzo del corpo e del fisico. Penso ad esempio a qualche commedia con una buona componente d’azione, in stile Eddie Murphy o Bruce Willis, come d’altronde mi è già capitato di sperimentare con “L’affondamento del Laconia”, miniserie televisiva girata in Sud Africa, o “La figlia del capitano”, diretto da Giacomo Campiotti, in cui interpretavo un tenente russo particolarmente crudele, pur non essendo queste ultime delle commedie. In generale mi piacerebbe sperimentare l’azione in un genere che mi viene particolarmente bene, quale appunto la commedia, e credo che questa sia la tendenza che sta seguendo nell’ultimo periodo una certa produzione televisiva italiana, in particolare quella firmata TaoDue.

Un regista con cui lavoreresti subito?
Sono un fan sfegatato di Giuseppe Tornatore, che reputo un maestro per la delicatezza con cui racconta le storie, un regista capace di lavorare benissimo sia in Italia che all’estero. Ai provini teatrali mi capitava di portare sempre il monologo finale de “Il pianista sull’oceano”, un testo che, nonostante la drammaticità del racconto di un uomo che sta per morire, riesce in maniera quasi scanzonata a rendere conto della bellezza della sua vita. Ho avuto il piacere di conoscere Tornatore e di stringergli la mano, quindi per ora il mio sogno resta quello di riuscire a collaborare con lui in qualche progetto futuro.

A cosa stai lavorando attualmente? Ti rivedremo presto sugli schermi?
Per quanto riguarda il presente, fino ad Aprile sarò sul set di “Un’altra vita”, per la regia di Cinzia Th Torrini, in cui interpreto un cuoco napoletano (a dimostrazione del discorso fatto in precedenza sulla necessità di misurarsi sempre con ruoli diversi). Successivamente sarò impegnato in altri progetti televisivi, dei quali però non anticipo nulla, in attesa di parlarne più avanti.

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1 commento

  1. Caro Ludovico, anche se ti seguo saltuariamente, ogni volta che ti leggo, come in questa occasione, nutro per te una grande sodddisfazione. Mi congratulo veramente , ormai il successo ti appartiene e con tutto ilcuore mi auguro che possa durare il piu’ a lungo possibile, ciao prof. Santinon

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