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Rossella De Venuto: “durante la Controra si manifestano i demoni”

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Intervista alla regista del film “Controra”, nelle sale dal 5 Giugno

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Nella tradizione del sud Italia persiste ancora la credenza pagana legata alla “controra”, quel momento della giornata che va da mezzogiorno alle 17 in cui, visto il caldo afoso, si raccomanda alla gente di non uscire di casa, di restare al riparo dal rischio di allucinazioni. Il pericolo è che quel calore e quella luce accecante annebbino la lucidità per aprire la porta verso l’aldilà, verso le ombre senza corpi che camminano lungo i muri delle case, fino alla tentazione estrema del ricongiungimento con la morte.

Questo è l’incipit di partenza di “Controra”, opera prima di Rossella De Venuto, dal 5 Giugno al cinema. Trentina nata da famiglia pugliese, la giovane cineasta fa riemergere le sue origini e i miti del mezzogiorno. Nel suo curriculum ci sono la sceneggiatura del cortometraggio David di Donatello “Mai dire gatto” (2001) di Giorgio Tirabassi, la formazione negli Stati Uniti e l’assistenza alla regia di Renato De Maria in “Hotel Paura” e di Sergio Citti in “Esercizi di Stile”.

Cast del film “Controra”: l’irlandese Fiona Glascott, Pietro RagusaBianca Nappi, Marcello Prayer, l’americano Federico Castelluccio, Salvatore Lazzaro e con la partecipazione straordinaria di Ray Lovelock.

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Come è nata l’idea del film?
Il film ha una radice autobiografica, sono trentina ma la mia famiglia è pugliese. Ho passato le mie estati d’infanzia in Puglia e tutto è cominciato in quelle ore assolate, costretta dalla mia famiglia a trascorrere la durata della controra, questo lasso di tempo che va da mezzogiorno alle 17, chiusa in casa perché il sole fuori era troppo forte. Le mie zie raccontavano storie inquietanti riguardo a demoni e fantasmi che giravano a quell’ora del giorno. Fondamentalmente, questa è la base della storia e mi sono immaginata come sarebbe stato per un nordeuropeo l’impatto con un luogo così forte come quello del sud. Siamo abituati ad immaginarlo come un posto caldo e accogliente, ma spesso ci dimentichiamo di usi e costumi del luogo che non solo differiscono da quelli del nord Europa, ma differiscono anche per gli italiani stessi. La tradizione dei demoni meridiani è pre cristiana e, ovviamente, mi sono dovuta documentare. In tutta l’area mediterranea, dalla Grecia all’Egitto, le creature maledette non uscivano di notte, che invece era considerata ora amica, ma di giorno. E del resto è abbastanza plausibile comprenderne il motivo. Fa così caldo che se qualcuno esce di casa probabilmente ha le allucinazioni. Poi, con l’avvento del cristianesimo, si è cercato di liberarsi di queste presenze ma nella cultura odierna è ancora rimasta qualche traccia. Nel film ho usato le maschere impresse sulle porte d’ingresso delle case e delle chiese come elemento di terrore, e anche queste sono una sopravvivenza di tradizioni pagane all’interno della cristianità. Mezzogiorno è la prima ora del giorno che gli esseri umani sono riusciti ad identificare senza orologio. Non puoi sapere quand’è mezzanotte, a mezzogiorno le ombre cessano di esistere e il sole è perpendicolare.

Quali sono state le difficoltà che hai incontrato come regista e proprio nella realizzazione del film?
La più grande è stata quella di trovare i soldi. Poi fare il film è stato relativamente semplice, ho scelto un cast tecnico di professionisti, tutti con grande esperienza; l’unica alle prime armi ero io ma mi sentivo protetta, non dovevo preoccuparmi perché sapevano già cosa dovevano fare. Sono soddisfatta dell’enstusiasmo che si è creato perché il film è di genere. In molti non vedevano l’ora di lavorarci. L’altra grande difficoltà è stata quella di trovare una distribuzione. Fare un film non è difficile come distribuirlo (“Controra” è distribuito da Interlinea Film in collaborazione con Nomad Film Distribution, ndr).

Hai avuto il sostegno dell’Apulia Film Commission, che si dà sempre molto da fare per il sostegno artistico.
Hanno deciso di puntare in questo settore e di farlo bene. Non è solo questione di soldi, sono riusciti a creare intorno tutta una serie di figure professionali adeguate, dai casting ai location manager, agli attori. Per non parlare dell’ospitalità che è stata meravigliosa. Metà della troupe era irlandese e per loro venire in puglia è stato un sogno. Abbiamo soggiornato in un albergo sul mare. Uno scenario pazzesco.

Quanto sono durate le riprese e la gestazione?
Il progetto è stato concepito circa due anni fa. Le riprese sono durate sei settimane in tutto: 4 in Puglia, 2 in Alto Adige e un giorno in Irlanda.

Come pensi reagirà il pubblico? Hai già avuto modo di tastare qualcosa e hai anche ottenuto dei riconoscimenti?
Questa è una grande domanda, non lo so. E’ vero che ho avuto già un’esperienza a Bari, è stato proiettato al Petruzzelli e c’è stato il tuto esaurito per 1.200 posti; un pubblico profano, che non è del settore, che ha comprato il biglietto per venire al cinema. Ho ricevuto lunghi applausi, mi hanno scritto, tanti complimenti. Il mio è un film trasversale che ha degli elementi culturali e architettonici. Ma la storia può coinvolgere tutti, non è un film di genere in senso stretto. Magari può non piacere agli adolescenti che avrebbero voluto più sangue ma insomma mi auguro  he continui ad essere questo il mio pubblico.

Quali sono i tuoi registi di riferimento?
In questo progetto in particolare ho risentito molto dell’influenza di Polanski. I riferimenti a “Rosemary Baby” sono tanti, a partire da una gravidanza problematica, ad una coppia che si sfalda, ad una donna che si mette ad investigare ed è scambiata per pazza. La sfida del film era fare paura di giorno, con la luce. C’è un altro film a cui mi sono ispirata, “Picnic ad Hanging Rock” di Peter Weir, un film degli anni ’70 che racconta di un gruppo di ragazze che va a fare un picnic di giorno in Australia, in uno scenario selvaggio, e a mezzogiorno c’è un sole potentissimo e cattivo. Proprio in quel momento 4 delle ragazze scompaiono. Questo film l’ho rivisto milioni di volte perché mi affascina. Ancora, “The Others” di Alejandro Amenábar, anche come estetica, e poi i film giapponesi come “Ringu”, sia l’originale che quello americano (“The Ring”).

Riferimenti italiani?
In particolare un film, “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati. C’è una comunità che nasconde un segreto è c’è un quadro sacro, che è il filo conduttore del film.

Qual è il tuo prossimo obiettivo?
Sicuramente continuare a fare film, possibilmente mantenendomi su questo genere anche se non escludo cose diverse. Sto scrivendo una sceneggiatura che potrebbe essere la sorella maggiore di “Controra”, un archeo horror ambientato a Roma e dintorni, legato anche alla mitologia romana. Sotto c’è sempre dell’antropologia. Mi piace fare dei film di genere che però siano legati ad un territorio preciso. Sono sempre i posti ad influenzare le storie. La mia creatività parte dalle cose che già ci sono. Ho sempre subito il fascino di una Roma in ombra e crepuscolare.

Il prossimo step del film?
Stiamo lavorando per venderlo all’estero, sicuramente uscirà in Irlanda in autunno. L’Irish Film Board è coproduttore del film e spero che vada anche in Inghilterra. Mi piacerebbe che arrivasse in Asia per vedere la reazione degli orientali. Amo la loro cultura dei fantasmi. E’ un tipo di paura subliminale, che viene dalla pancia piano piano.

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Trailer del film “Controra”

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Poster 

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