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Alessio Vassallo: “Fino a Qui Tutto Bene è un motto che posso usare nella vita”

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La nostra intervista all’attore Alessio Vassallo, tra i protagonisti del film “Fino a qui tutto bene”. Al cinema dal 19 marzo.

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Risposta pronta e ironia alla mano. Alessio Vassallo è così anche alla prima ora del giorno, momento in cui è stata realizzata l’intervista. Lo colgo mentre sta facendo colazione e ha ancora la voce roca dal sonno, ma questo non gli impedisce di partire in quarta con la sua capacità discorsiva e l’entusiasmo di chi fa qualcosa in cui crede, ovviamente con quel suo accento palermitano che fa da contorno in maniera impeccabile.

E’ attualmente al cinema con “Fino a qui tutto bene”, commedia del pisano Roan Johnson di cui si sta sentendo molto parlare in questi giorni e che ha vinto il Premio del Pubblico allo scorso Festival di Roma. Alessio interpreta Vincenzo, un vulcanologo. La genesi del progetto si deve al fatto che nel 2013 l’Università di Pisa commissionò al regista un documentario sulla vita dell’Ateneo ma lui rimase così colpito dalla positività degli studenti intervistati che decise di realizzare un film sull’argomento: un’opera totalmente indipendente, con un budget limitato, mezzi tecnici ridotti all’essenziale e prodotta “a partecipazione”, ossia corrispondendo una percentuale sugli incassi ad ogni membro della troupe e del cast anziché una paga. Quanto raccontato nella pellicola è semplice ma pieno di vitalità e innocenza. Si tratta degli ultimi tre giorni di convivenza di cinque studenti universitari oramai giunti al termine dei loro studi: Andrea, Vincenzo, Francesca, Ilaria e “il Cioni” (rispettivamente Guglielmo Favilla, Alessio Vassallo, Melissa Anna Bartolini, Silvia D’Amico e Paolo Cioni). Il gruppo di amici si appresta ad abbandonare quel microcosmo protetto fatto di “pasta col nulla”, cibi scaduti, lavandini otturati e tanta goliardia. Nel cast anche Isabella Ragonese.

E ad ottobre, vedremo Alessio Vassallo nuovamente nella serie “Il Giovane Montalbano” nel ruolo del “femminaro” Mimì Augello. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare quanto ci sia di lui nei suoi personaggi.

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“Fino a qui tutto bene”, so che l’hai definito il ruolo più “toccante” della tua carriera. Perché?
Più che altro è stato toccante a livello di esperienza, nel senso che non capita quasi mai di vivere per un mese e 10 giorni con le luci di scena in casa, con gli stessi attori nella stessa casa. E’ stato un tuffo nel passato. Mi ha riportato ai miei primi anni a Roma, in cui vivevo con altre 5 persone nella stessa casa, con gente improponibile, tra 40enni disocuppati che tenevamo abusivamente in casa, stranieri ubriachi, succedeva la qualunque. E in casa sul “set” si è ricreato in qualche modo lo stesso clima, quello di trovare il bagno sempre occupato, di non avere mai un piatto pulito, di cucinare la pasta col nulla fatta di ingredienti trovati a caso in frigo. Ieri abbiamo fatto un bellissimo incontro con Roan (Johnson, ndr) a La Sapienza di Roma. Premesso che mi ha fatto ridere ritrovarmi dietro la cattedra dell’Università, l’ho trovato surreale, è stato interessante ascoltare le osservazioni dei ragazzi sul futuro incerto, ma che nel frattempo si concentrano sul presente. Il senso è “Continuiamo a remare e non ci arrendiamo e con poco andiamo avanti”. Questo è anche il motto del film, con poco si può fare qualcosa di bello. Stiamo avendo una grande risonanza, una buona critica, rispetto ad altri film che hanno avuto un budget più grande. Roan e la sceneggiatrice, nonché sua compagna (Ottavia Madeddu, ndr), sono stati bravissimi a focalizzare e centrare quella linea d’ombra che è il momento di passaggio dall’essere ragazzo a diventare adulto, che non è così scontato e neanche definito. E’ il momento in cui non hai schermi, quello in cui abbandoni la casa dove hai sempre vissuto, magari gli amici di sempre dell’Università, e andarti a scontrare contro il mondo senza sapere quale sarà la tua strada. E Roan è riuscito a inquadrare questa linea d’ombra.

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Tu come sei riuscito a trovare il tuo posto nel mondo?
A botte in culo (ride, ndr). A parte gli scherzi, anche quello, ma sicuramente molta determinazione. Me ne sono andato da Palermo a 18 anni, contro tutto e tutti, sono anche figlio unico e non è stato facile. Sono venuto a Roma e per i primi due anni è stato un disastro, non avevo dove stare, dormivo in una pensione insieme ad una signora anziana e con altri studenti, poi sono stato in una casa in condivisione in cui appunto succedeva di tutto. Però la determinazione di voler fare questo lavoro mi ha permesso di entrare alla Silvio D’Amico e fino ad ora non mi lamento. “Fino a qui tutto bene” è un motto che posso usare nella mia vita. Fino a qui davvero tutto bene, poi dopo non lo so. Però continuo a lottare. Questo è uno di quei mestieri, non il solo, in cui anche quando arrivi a determinati livelli continui a prendere botte in faccia, cadi continuamente e devi riuscire ad alzarti e re-inventarti. Sei forgiato in questo. E per me era impossibile immaginarmi con un posto fisso al Comune o alla Regione, ruolo tanto agognato da noi in Sicilia.

Qual è stata la scena sul set più divertente?
Una scena girata in mezzo al mare, sul finale del film. Non posso entrare nello specifico ovviamente. Siamo su una barchetta che guido io, perché essendo di Mondello ero l’unico un po’ più abile con le barche, ma sia chiaro, non sono uno skipper. Eravamo a Pisa e c’erano delle meduse enormi. Ti giuro che io non avevo mai visto niente di simile. E Roan diceva “Dai tuffatevi, avanti” e noi “Ma che dici, sei matto?”. Così si è buttato l’operatore con la GoPro ed è uscito che era striato. E’ stato divertente ma anche malinconico perché coincideva con la fine delle riprese del film e rispecchiava il film stesso, ci stavamo salutando.

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So che nel film interpreti un vulcanologo. Puoi anticiparmi qualcosa?
Sono un vulcanologo al quale è stato proposto un lavoro da 3.000 euro al mese in Islanda, ma questo comporta lasciare tutto e tutti per trasferirsi in un Paese molto lontano. Io ad esempio ho un amico che si è trasferito insieme alla compagna in Australia e se la passano benissimo, ma sono scelte molto complesse. Anche io nel film ho una fidanzata che fa parte di una compagnia teatrale e del mio stesso giro di amici. Questa compagnia teatrale non ha mai fatto grandi numeri e allora ci sarà uno scontro tra le nostre due posizioni perchè gli farò notare che è il caso di rimboccarsi le maniche.

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A ottobre andrà in onda la nuova stagione de “Il Giovane Montalbano”.
Le riprese sono finite la scorsa settimana dopo 6 mesi. Un periodo intenso per me. Sto inziando a riprendere fiato adesso, dopo l’uscita del film. La promozione è stata molto divertente. Mentre tornando a “Il Giovane Montalbano” è stata una bella esperienza, seppure faticosa.

Quali novità all’orizzonte? So che il tuo personaggio riserverà delle sorprese.
Le novità di Mimì Augello, il mio personaggio nonché femminaro incallito, riguardano risvolti inaspettati della sua personalità, sarà molto più commovente, incredibile ma vero, non drammatico ma commovente. E verrà fuori un’amicizia tenera con Montalbano, un’amicizia che non sarà più uno scontro dovuto alla competizione, ma diventerà un rapporto profondo. Questo aspetto di Mimì drammatico e introverso mi ha colpito molto e in questa seconda stagione hanno dato un colore in più alla serie. Poi, ovviamente, la passione di Augello per le donne rimane invariata, femmine a gogò….

Quanto c’è di te in questo personaggio?
Vuoi sapere se sono un femminaro? Perché non mi dai il tuo numero di telefono? (ride, ndr) Le donne mi piacciono, sono un terrone e ho il sangue da amante siculo, ma Augello è roba da stalker. Se fossi una donna faticherei ad andare con Mimì anche se è un corteggiatore di classe, uno di quelli che ti apre la porta, ti fa il baciamano, ti guarda in un certo modo.

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Hai altri progetti in ballo?
Ho avuto anche altre offerte alle quali ho dovuto dire di no e mi è dispiaciuto, ma ero talmente devastato e stanco che ho preferito fare delle scelte oculate. In autunno uscirà un altro progetto che ho girato con Claudia Pandolfi, “Romanzo Siciliano”, in cui interpreto per la prima volta un cattivo, sono l’antagonista della serie. Mi sono divertito come un pazzo a farlo, è stato molto faticoso. Mi fa molto piacere quando mi dicono di essere irriconoscibile tra una serie e l’altra, lo considero un gran complimento e credo sia giusto così. Da noi si cerca di riprodurre sempre lo stesso ruolo, così sei riconoscibile. Invece è bello sperimentare ed è bello non essere riconoscibile perché vuol dire che stai facendo bene il tuo lavoro. In conferenza stampa ci hanno fatto un gran complimento chiedendoci: “Ma siete sicuri di essere degli attori?”. Roan ci ha sfinito facendoci fare 3.000 ciak per ogni scena ma è stato bravo ad arrivare ad un livello di “realtà”. Ecco perché per me è stata l’esperienza piu formativa a livello attoriale.

Chi è Alessio Vassallo fuori dal set? So che quando puoi voli a New York per continuare a studiare.
Mi diverto a continuare a studiare e se potrò tornerò a New York in questa primavera, per godermi la città. Ho sempre avuto il pallino degli States. Ora suono la chitarra, ho iniziato a farlo sul set e me la porto sempre dietro, per strimpellare nei momenti di vuoto. E’ diventata una mia grande passione. Leggo molto e sono malato del Palermo calcio, lo seguo non solo la domenica ma 24 ore su 24. E’ una passione che ho da quando sono bambino. Mi dedico molto agli amici quando mi è possibile e mi dispiace trascurarli. Penso a nuove storie, nuove cose, credo molto nei gruppi di lavoro e mi tiene vivo. Mi stuzzica molto l’idea di pensare di creare qualcosa dal nulla.

Ok, per me è tutto.
Mi raccomando vai a vedere il film, si stacca dalla commedia standard e sono sicuro ti piacerà, anche se è un film fatto con poco.

Sei proprio entusiasta del film, e si vede, vero?
Siamo finiti sulle prime pagine dei quotidiani, da Fabio Fazio, ti rendi conto? E’ un film nato con zero euro, con un gruppo di “sciamannati”, senza major, senza sponsor, senza i nomi classici che bisogna infilare nelle commedie perché si è convinti che facciano ascolti. Siamo riusciti a conquistare dei traguardi ed è una vittoria. E sono entusiasta perché è venuto bene.

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Trailer – Fino a qui tutto bene

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Poster

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