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Lucy De Crescenzo, “Europictures non è una fabbrica ma una sartoria che ti crea l’abito giusto”

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La nostra intervista a Lucy De Crescenzo, produttrice della Europictures

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di Ivana Calò

Di entusiasmo ne ha da vendere e non ne fa mistero. E in effetti è la prima cosa che traspare anche dalla sua voce. Stiamo parlando di Lucy De Crescenzo, CEO della giovane società di distribuzione Europictures, che a distanza di poco più di un anno dalla nostra ultima intervista (in occasione della distribuzione di “Pasolini” di Abel Ferrara) ci racconta delle novità, belle e numerose, di cui presto sentiremo parlare.

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Partiamo dal presente, so che avete diversi progetti su cui state lavorando. Cosa puoi anticiparmi?
Innanzitutto abbiamo 3 film in uscita adesso: il 28 aprile usciamo con “Grotto”, il film vincitore del Giffoni Film Festival; poi il 5 maggio sarà la volta de “Il Ministro” di Giorgio Amato con Fortunato Cerlino e Gianmarco Tognazzi; il 12 maggio esce “Il Traduttore” di Massimo Natale con Claudia Gerini. Poi, abbiamo diversi progetti in produzione in partenza, come “Stato di ebbrezza” di Maddalena De Panfilis con Ambra Angiolini e Anna Mouglalis; “Il mostro non dorme mai”, un film di Alessandro Piva con Sergio Castellitto, sulla storia dell’Ilva; e infine “L’amore è una scienza esatta”, opera prima di cui stiamo organizzando il casting in questo momento.

Insomma, le prossime stagioni si preannunciano belle intense. Scendiamo più nel dettaglio, parlando proprio del prossimo film in uscita.
Così pare (sorride, ndr). Si chiamerà “Grotto”, è un progetto per bambini ed è l’opera prima di Micol Pallucca; è un film in 3D girato interamente nelle Grotte di Frasassi, e credo che il target di interesse sia ampio, non solo adolescenziale. Il protagonista, Grotto appunto, è molto divertente ma non posso dirti altro perché ruota tutto intorno a lui. Vi garantisco però che ne sentirete parlare.

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Come avviene tutto l’iter della distribuzione?
Diciamo che si può parlare di due tipi di distribuzione. All’inizio siamo nati, e il nome lo dice, con un focus sull’Europa, sui film indipendenti e distribuzioni dall’estero. In questa fase, abbiamo portato in Italia diversi film europei, anche con cast importanti e attori del calibro di Adrien Brody e Sharon Stone. Poi, da “Pasolini” in poi, che è stato il nostro primo film italiano (per modo di dire visto che c’erano Willem Dafoe e Abel Ferrara, attore e regista internazionali), i produttori italiani si sono accorti di noi ed è piaciuto il nostro modo di lavorare. Io lo dico sempre, noi non siamo una fabbrica ma una sartoria. Ogni film è una storia diversa, una storia a sé, quindi costruiamo proprio il vestitino sul film, sul tipo di promozione, di marketing, di comunicazione. Non trattiamo i film nello stesso modo, e a seconda di ogni film ci avvaliamo di consulenti e professionisti diversi. Insomma, è piaciuto come abbiamo lavorato e da allora non abbiamo più smesso di farlo con gli italiani. E col tempo stanno cambiando anche le modalità. All’inizio le proposte arrivavano su prodotti già finiti. Adesso ci interfacciamo direttamente con i produttori che ci presentano le sceneggiature e ci chiedono di intervenire ed entrare nel progetto sin dalla fase iniziale. Il che è molto stimolante. Anche per i prossimi film in uscita che ti ho menzionato, interveniamo già in fase di sceneggiatura. Diventa una condivisione di lavoro su tutto, anche sulla scelta del cast. E quindi si ha una partecipazione molto più attiva, quasi da produttore. In alcuni casi, infatti, interveniamo anche con una quota produttiva, a chiudere il film quando la chiusura è necessaria per andare avanti.

Nell’ultimo anno, quindi, lo scenario di Europictures è molto cambiato?
Sì, tra l’altro dopo Abel Ferrara siamo passati anche attraverso la commedia francese “Parigi a tutti i costi” che è andata molto bene. Adesso Sky ha anche acquisito i diritti. Europictures ha anche diversi rapporti con i broadcaster (Rai, Sky, Mediaset), per cui il nostro lavoro è a 360° nella comunicazione. Curiamo gli Home Video, i video on demand, le televisioni, e di questo siamo molto contenti, soprattutto per dare visibilità al film. Ed è importante che il produttore sappia, quando viene da noi, che ci occupiamo di tutta la filiera distributiva.

Lato emotivo e lato commerciale. Con che percentuale ti lasci guidare?
Ovviamente c’è uno staff in cui ci muoviamo tutti insieme. Il lato emotivo c’è sempre, c’è sempre la passione perché in sua assenza credo che questo lavoro non si possa fare. Le mie amiche che non sono di questo mondo mi danno della pazza perché quando prepari un film parli solo di quello, diventa il tuo quotidiano. Con Alessandro Piva, sul set di “Milionari” con Francesco Scianna e Valentina Lodovini, ci facevamo 100 telefonate al giorno, anche solo per decidere il minimo dettaglio di una locandina. Quindi la passione c’è ma bisogna dare spazio anche al lato commerciale, soprattutto per una società piccola come la nostra. E ho un valido Direttore commerciale che ha il polso del mercato. Mi affido molto a lui, che è la parte razionale.

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Qual è la difficoltà principale che si incontra nel tuo lavoro?
Essendo una realtà piccola, la difficoltà principale è proprio il piazzamento delle copie perché è un mercato molto ristretto e le major fanno da padroni. Ci sono a volte degli accordi che garantiscono continuità di prodotto dalla major. E in questo senso dobbiamo lavorare molto; però, quando ci metti la passione ed un prodotto di qualità, fai in modo che gli esercenti se ne accorgano.

Qual è lo scenario oggi? Sembra che attorno ad un film si crei un vero e proprio vento con proiezione annessa.
Il problema è sempre quello di non trovare spazio per una programmazione completa e allora il distributore, pur di uscire nelle sale cinematografiche, organizza l’evento per dare visibilità al film. Ma sono cose che a livello commerciale hanno poco peso. E’ anche vero che la vita di un film continua. Ad esempio, con “Milionari” ci stanno invitando a moltissimi Festival. Quando il film piace, la sua strada e la sua storia continuano.

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Parlando proprio del film “Milionari”, so che ha riscosso molto successo e sul web si è creato un caso ancora prima che uscisse. Come è nata la collaborazione?
Innanzitutto, sono un po’ di parte. Sono napoletana, ed è una storia che conoscevo già, la storia di un boss che attualmente è sotto copertura e che un tempo era nel clan dei Milionari. Si parla degli anni post terremoto, in un periodo poi paradossalmente molto felice per Napoli. Erano gli anni di Pino Daniele, di Maradona, ma al contempo erano gli anni in cui la camorra faceva gli affari più grossi. Mi è piaciuto il film perché è una storia vera e soprattutto per il messaggio. Molto spesso, ultimamente, si fa riferimento a progetti che rischiano di fare “apologia” della camorra e si rischia di idealizzare il boss, soprattutto a Napoli. Il messaggio di questo film è “La malavita non porta a niente” e mi piaceva. Poi, è il racconto del primo collaboratore di giustizia che sceglie la legalità. Piva l’ho sempre apprezzato, e il film presenta un cast di attori bravissimi. E’ stato un film corale che ho amato molto distribuire, entrando totalmente nel progetto e seguendolo con grande passione.

Qual è il tuo prossimo obiettivo con Europictures?
Il mio sogno è stato e rimane sempre quello di scoprire nuovi talenti, nuovi registi e nuovi sceneggiatori. Dare spazio e voce ai giovani è importante per me. Mi piace parlare con tutti e dare voce a tutti. E’ proprio dal confronto che nascono nuove cose. Vorrei prendermi quello spazio perché essendo noi indipendenti mi piacerebbe scoprire un grande giovane talento. E’ un lavoro stimolante. Ci sono registi e sceneggiatori che ci mettono anni per realizzare un proprio progetto, e pensa alla passione e alla spinta che hanno… E poi, ti basta uscire con un film per rischiare di essere stroncati dopo una settimana. Vorrei che le cose cambiassero. Dovrebbe esserci un antitrust regolamentare per dare spazio a tutti. Il mio appello rimane quello di non mollare mai. Penso a Matteo Garrone e a Paolo Sorrentino, che ho conosciuto e seguito dall’inizio. Sorrentino ha vinto un Oscar. E’ proprio l’esempio di chi ha fatto un percorso lungo e poi ci ha dato questa grande soddisfazione diventando un cineasta incredibile.

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