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AIDS: un triste 1 dicembre 2010 mortificato dal miope cinismo della Commissione Europea

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Qualche tempo fa, durante una riunione istituzionale il cui obiettivo era fare il punto della situazione dell’intervento umanitario in un’area di crisi, qualcuno, speriamo nell’intento di sdrammatizzare il clima, senza alcun imbarazzo chiosava: “Where aid, there is trade – dove c’è aiuto c’è commercio”. Non sappiamo se ciò corrisponda allo spirito dei tempi, ma è certo, per storia, cultura, mentalità, sensibilità, che questo spirito non ci corrisponde. Anzi ci sdegna e lo rigettiamo con sentimento di rivolta. Ma di cosa stanno parlando senza imbarazzo? Che c’entra il commercio con i corpi sofferenti, coi loro lamenti, coi lutti con cui ci confrontiamo ogni giorno e a cui tentiamo di portare sollievo e conforto? Eppure le ragioni del commercio, presso certi ambienti ufficialmente deputati alla responsabilità e alla rappresentanza comune, ambienti certamente influenti, sono quasi sempre considerate prevalenti.

Nel 2010, nel mondo, MSF ha in cura direttamente 160mila pazienti affetti da HIV/AIDS, una goccia nell’oceano dei malati che sono, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 30 milioni. Le persone che curiamo le conosciamo concretamente, come conosciamo concretamente che 8 farmaci su 10 assunti da loro e dagli altri 6 milioni in terapia nel mondo “povero” sono prodotti in India e che si tratta di farmaci di qualità e che costano meno perché di produzione generica. Da dieci anni tutti, pazienti, operatori umanitari e governi, abbiamo sperimentato che il ribasso dei prezzi dei farmaci antiretrovirali contro l’AIDS dipende esclusivamente dalla concorrenza dei farmaci generici con quelli prodotti originariamente dalle multinazionali farmaceutiche. E cosa fa invece la Commissione europea? Si impegna a creare e rinforzare barriere commerciali e barriere doganali, con danno grave e diretto per quei pazienti che non sono tutelati da sistemi sanitari pubblici. Ma come si permette la Commissione europea di far questo?!? Lo fa nell’interesse dei cittadini o di gruppi industriali e finanziari?

Sta di fatto che attraverso il trattato sul libero commercio con l’India e gli accordi commerciali anti-contraffazione, la Commissione ha dichiarato una vera guerra alla produzione e alla distribuzione dei generici, e con evidenza si tratta di un attacco alle istanze di salute pubblica in favore degli interessi economici di gruppi privati… Non è la prima volta che MSF si appella all’opinione pubblica per sostenere il diritto alle cure per i nostri pazienti, per tutti i pazienti, ma la differenza è che quando la controparte è un privato, come l’industria farmaceutica , che ha comunque un’immagine pubblica da salvaguardare, l’impresa pare meno ardua che in questo caso, quando di fronte ci troviamo una impersonale cinica burocrazia apparentemente senza volto, apparentemente senza diretta responsabilità politica. Commissione europea cane da guardia degli interessi monopolistici, e noi rassegnati a vedere carichi di farmaci di passaggio tra l’India e l’Africa sequestrati e magari distrutti durante il loro transito nei porti europei… e dovremmo assistervi passivamente?

Lo stile di MSF vuole essere sobrio e asciutto, ma è impossibile non denunciare con forza che la Giornata del 1° dicembre, con tutti i suoi rituali, le celebrazioni, i numeri, l’elenco delle occasioni perdute, cade in un momento di sconcertante schizofrenia. Da un lato esperti e operatori si vanno convincendo che la strada da percorrere per interrompere il contagio è trattare tutti i milioni di persone oggi sieropositive, dall’altro si stanno chiudendo proprio quegli spazi di manovra che hanno fin qui permesso di incrementare gradualmente l’accesso agli antiretrovirali nelle aree di maggior prevalenza e mortalità. Non intendiamo accettare che interessi minoritari, la cui ricaduta positiva sull’economia europea è tutta da dimostrare, siano preposti all’interesse di pazienti che potrebbero essere curati e sopravvivere solo a condizione che i primi non prevalgano.

La nostra è un’opposizione morale e politica, e chiediamo a tutti coloro che condividono questa posizione e credono nella nostra buona fede di associarsi all’appello “GIÙ LE MANI DALLE NOSTRE MEDICINE!”.

Gianfranco De Maio

Responsabile Medico MSF Italia

www.medicisenzafrontiere.it

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