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Bob Wilson ne “L’ultimo nastro di Krapp”

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Sono rare le occasioni per godere di spettacoli straordinari o prove d’attore esemplari ma anche quest’anno il teatro Valle di Roma ha risposto in maniera lodevole e audace in un clima di delittuosi tagli alla cultura. E altrettanto rincuorante è constatare la risposta di chi aderisce in massa ad eventi culturali di qualità, preferendo riempire il cervello piuttosto che la pancia…

Dopo Peter Stein, è stata la volta di Bob Wilson, grande maestro del teatro contemporaneo, con “L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett. In veste di  attore, regista e light designer, Wilson interpreta Beckett alla maniera di Beckett. Un modo di scrivere teatro indefinibile dove si incontrano e scontrano la tragedia, la commedia e un umore leggero, sottile, per certi versi simile alle comiche di Charlie Chaplin di cui Beckett, pare, fosse un estimatore.

E’ una notte di pioggia; un forte temporale con lampi, tuoni e impetuosi scrosci d’acqua. E’ anche la ricorrenza del settantesimo compleanno di Krapp il quale si accinge a fare una registrazione su bobina di quanto accaduto nell’anno appena trascorso. Un rito, un appuntamento immancabile sin da quando era giovane. Ed è proprio riascoltando una vecchia bobina di circa quarant’anni prima, che Krapp si accorge, o meglio, realizza che quella voce di tanti anni fa apparteneva ad un giovane fiducioso, speranzoso e innamorato che ora stenta a riconoscere. Un amore forte per una donna, l’unico grande amore della sua vita; un amore al quale ha rinunciato escludendo così la possibilità di essere felice.

Wilson da vita al testo compiendo pochi gesti, con grande lentezza, alla maniera orientale. Il suo viso è una maschera umana, un rimando agli attori del teatro Nô giapponese. L’atmosfera è fredda: l’alternarsi del bianco e del nero sottolineano l’avvicendarsi della vita stessa di Krapp, angosciante, nevrotica e amara, fatta di brevi lampi abbaglianti di luce e repentini oscuramenti.Uno spettacolo intenso, assurdo, nel pieno rispetto della drammaturgia beckettiana, ma soprattutto denso di silenzio, anzi di grandi silenzi capaci di restituire tutta l’essenza del dire stesso.Bob Wilson si sente vicino a Beckett proprio nella scelta del silenzio. E se l’aforisma di Ezra Pound, “L’immobilismo è la forza di una bestia feroce” è il leitmotiv del suo lavoro attoriale, con questo spettacolo ce l’ha ampiamente dimostrato.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa Gianluca Parisi e Silvia Taranta

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