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Tognazzi e De Cataldo raccontano la crescita di un padre

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“Il padre e lo straniero” di Ricky Tognazzi, con Alessandro Gassman, l’egiziano Amr Waked e Ksenia Rappoport, è un film sulla difficoltà di essere padri fino in fondo, soprattutto quando il figlio è disabile.  Ma è anche un film sulla diversità intesa come differenza psico-fisica ed etnico-culturale, e sull’amicizia maschile. Al  Festival Internazionale del Film di Roma, dove è passato fuori concorso, il regista lo ha raccontato così: “una storia con un messaggio di pace e di speranza, che spiega come il dolore condiviso possa unire due persone, ma cerca anche di riflettere sul pregiudizio di cosa si considera normale e cosa diverso. Alla fine credo sia palese che la diversità può essere intesa solo come motivo di crescita”.

La storia ha inizio quando l’italiano Diego (Gassman) e il siriano Walid (Waked) si incontrano a Roma, in un istituto di riabilitazione per bambini disabili. Entrambi hanno un figlio con un disagio psico-fisico, ma se il primo ha serie difficoltà ad accettarlo e fatica persino a toccarlo, il secondo lo ama “più dei suoi occhi” e lo mostra al mondo con orgoglio e serenità. Uniti dal dolore, i due uomini stringeranno un’amicizia sincera che porterà Diego a rinascere come padre (e come marito), riscoprendo quel rapporto intimo e naturale con il suo bambino che prima era prerogativa della moglie (Rappoport). Ma Walid ha una doppia vita e poco dopo scompare misteriosamente. Quando un maggiore dei servizi segreti italiani (Leo Gullotta) contatta Diego per interrogarlo, questi si accorge che l’amico arabo non è stato del tutto sincero.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo (che lo ha adattato per il cinema insieme a Graziano Diana, Simona Izzo e lo stesso regista) e racconta una storia parzialmente autobiografica.  “Nasce dalla mia esperienza personale – ha detto lo scrittore – l’ispirazione mi è venuta tanti anni fa quando ho scoperto che mia figlia era gravemente malata. Allora si usava parlare di ‘handicap’, l’espressione  ‘diversamente abile’ è venuta dopo, per edulcorare una condizione terribile”. Nella pellicola come nel romanzo, il co-protagonista Walid comunica con suo figlio attraverso un soffio. “E’ un modo per esprimere il grande buco nero in cui finiscono i bambini disabili – ha spiegato ancora De Cataldo – non vanno verso il mondo, come tutti gli altri, ma sono fermi in un presente eterno che non conoscerà il futuro. Chi se ne occupa ha anche la responsabilità e il dovere di portare il mondo verso di loro. Il soffio è appunto il mondo che porti al tuo bambino. Se risponde con un sorriso lo sta accogliendo, se ti fa una smorfia vuol dire che non sei sincero”.

Nelle sale dal 18 febbraio con 01, il film ha il merito di toccare un tema difficile come la disabilità infantile con toni pacati e asciutti e con alcune scene commoventi senza scadere nel sentimentalismo (degna di nota è la bella sequenza in cui Diego/Gassman fa la doccia con il suo bambino). Non male anche il modo in cui vengono affrontate le incomprensioni tra occidente e medio-oriente, laddove il padre italiano riesce a crescere solo grazie alla saggezza del padre arabo. Peccato che nella seconda parte la pellicola si perda: De Cataldo e Tognazzi cercano di movimentarla tingendola di giallo, ma l’intrigo internazionale, oltre a mancare di realismo e chiarezza, non funziona e alla fine lascia lo spettatore con l’amaro in bocca.

Alcuni commenti della critica:

“Pellicola toccante ma a tratti prevedibile, ‘Il padre e lo straniero’ ha l’innegabile pregio di voler parlare apertamente di diversità, sia fisico-intellettiva che etnica culturale. (…) Alessandro Gassman fa del suo meglio per dare credibilità al personaggio di Diego, e in alcuni tratti ci riesce anche, pur non regalando una prova memorabile. Lo stesso discorso vale per Amr Waked e Ksenia Rappoport. (…) Chi risulta fuori ruolo è sicuramente Leo Gullotta”.
Federico Magi – Secolo d’Italia

“Il film affida ad Alessandro Gassman e all’egiziano Amr Waked il non facile compito di tradurre sullo schermo due caratterizzazioni al tempo stesso marcate e sfuggenti. Ma lo fa senza particolari guizzi, con un po’ di confusione, senza riuscire davvero a creare il coinvolgimento sperato. (…) Quello che resta è il fascino di una Roma notturna ‘segreta’ dalle sfumature orientaleggianti”.
Olivia D’Anna – Cinematografo.it

“L’applauso più convinto al lungometraggio italiano del Festival di Roma lo meriterebbe ‘Il Padre e lo Straniero’. Una parte di esso dovrebbe essere dedicato ad un cast che supera se stesso in ogni scena: un Gassmann dai silenzi eloquenti (sentitamente toccato dal proprio ruolo); una pungente Rappoport che trasforma i difetti di pronuncia in pregi interpretativi; un Amr Waked che conferisce fascino e spessore al racconto. Altra parte dell’applauso andrebbe alla narrazione. (…) Un lavoro eccezionale”.
Enrico Rossignoli – MPnews.it

“Nei gesti nervosamente incongrui di Gassman, in quelli trattenuti di una Rappoport pochissimo ispirata e nella filosofia spicciola e intrinseca di retorica del personaggio di Amr Waked, (…) è impossibile scorgere una qualche forma di passionalità, soffocata da una narrazione confusa e un po’ schizoide, e da una disarmante povertà di linguaggio”.
Emanuele Sacchi – Mymovies.it

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