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“Un giorno della vita”, l’omaggio al cinema dell’esordiente Giuseppe Papasso

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Basilicata 1964. Salvatore ha 12 anni e una grande passione per il cinema. Lo ama così tanto che, per raggiungere il cinematografo del paese vicino, è disposto a percorrere ogni volta 5 chilometri in bicicletta. Con altri due piccoli amici, riesce a vedere “Maciste” e “La dolce vita”, sempre però di nascosto dal padre, comunista e fortemente avverso alle inclinazioni del figlio. L’annuncio della vendita di un vecchio proiettore da 16 millimetri fa nascere in lui l’idea di realizzare un piccolo cinema. Non avendo soldi, Salvatore li sottrae dalla somma che i militanti del locale Partito comunista hanno raccolto per inviare una delegazione ai funerali di Palmiro Togliatti. Nasce così un cinema parrocchiale che però dura poco: il furto viene scoperto e il ragazzino finisce in riformatorio.

MARIA GRAZIA CUCINOTTA - intervista (Un giorno della vita) - WWW.RBCASTING.COM

Questa la storia di “Un giorno della vita”, opera prima di Giuseppe Papasso (già documentarista e saggista), in questi giorni nelle sale con Iris Film. Protagonista della pellicola low budget l’esordiente Matteo Basso nei panni del piccolo Salvatore, accompagnato dai giovanissimi Amedeo Angelone e Francesca D’Amico, e dagli attori professionisti Maria Grazia Cucinotta, Pascal Zullino, Alessandro Haber, Ernesto Mahieux, Mia Benedetta e Daniele Russo. Ispirato in gran parte a “Nuovo Cinema Paradiso” di Giuseppe Tornatore (ma anche a “Malena” per il personaggio di Mia Benedetta e a “Io non ho paura” di Gabriele Salvatores per i luoghi e i colori), il film è un ritratto dell’Italia del Sud anni Sessanta (tra boom economico e arretratezza culturale, passione politica e fede religiosa), ma soprattutto è un omaggio alle grandi pellicole del passato.

ERNESTO MAHIEUX - intervista (Un giorno della vita) - WWW.RBCASTING.COM

“L’obiettivo era quello di raccontare una favola sul cinema e su un mondo che non c’è più – spiega Papasso – per farlo mi sono lasciato guidare dalla sobrietà e dall’amore per questa arte. Mentre scrivevo il soggetto pensavo a modelli come ‘I quattrocento colpi’ di Truffaut, ma anche al Don Camillo di Guareschi e a Tornatore. Rispetto a ‘Nuovo Cinema Paradiso’, però, nel mio film c’è una differenza fondamentale: lì il protagonista riesce a concretizzare il suo sogno, il mio Salvatore invece ha un padre che vuole imporgli la sua visione della vita, una cosa che ho visto succedere molte volte. Ecco, io volevo raccontare la storia di un figlio prigioniero di un genitore che soffoca la sua passione”.

Con una bella fotografia e un’attenta ricostruzione dei luoghi (location in una Basilicata bella e sconosciuta), “Un giorno della vita” è un piccolo film tenero che però non riesce ad emozionare fino in fondo. Certo, a tratti si ritrovano le suggestioni di Truffaut e Tornatore, ma siamo ancora lontani dal misto di magia e poesia che i due grandi cineasti ci hanno trasmesso. La sceneggiatura di Papasso è forse troppo colma di rimandi a scene già viste, i dialoghi mancano di originalità, qualche personaggio appare stereotipato. Al neo-regista va comunque il merito di aver saputo scegliere e dirigere tre piccoli esordienti e diversi professionisti, tutti perfettamente nella parte: dalla mamma Cucinotta (ottima nel ruolo della donna del Sud anni Sessanta, sottomessa al marito e agguerrita quando le toccano i figli) al papà comunista Zullino, dal giornalista illuminato Haber al prete gretto e vigliacco Mahieux.

GIUSEPPE PAPASSO - intervista (Un giorno della vita) - WWW.RBCASTING.COM

UN GIORNO DELLA VITA di Giuseppe Papasso - conferenza stampa - WWW.RBCASTING.COM

Alcuni commenti della critica:

“Buona l’idea di imbastire un conflitto genitore-figlio che metaforizza le contraddizioni dell’Italia del boom (…), meno efficace la messa in scena troppo prevedibile e convenzionale. Tuttavia, pur non possedendo la visionarietà e l’occhio di cinema di Tornatore, che si direbbe il suo modello ispiratore, l’esordiente Giuseppe  Papasso dimostra mano felice con i piccoli non attori protagonisti e nella scelta dei professionisti”.
Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa

“Il debuttante Giuseppe Papasso racconta una favola delicata e gentile, nel solco di ‘Nuovo Cinema Paradiso’, anche se non riesce a ripeterne il magico incanto. (…) Bravi gli attori, garbata e a tratti toccante la storia, perdonabile qualche incongruenza”.
MB, Il Giornale

“Un giorno della vita è una bella storia di padre contro figlio, militanze contrapposte, potere del cinema. C’è leggerezza, voglia di capirsi e dignità. Facce verissime anni ’60. Le più forti sono tutte di attori non professionisti”.
F. Alò, Il Messaggero

“Forse troppa carne al fuoco, troppe suggestioni solo accennate, al punto che la storia di Salvatore scorre senza particolari sussulti, lasciando allo spettatore la sensazione che il transfert tra Papasso e il suo giovane protagonista non sia riuscito, e che la passione per il cinema sia soltanto un sentimento sovrapposto all’opera e mai veramente parte di essa”.
Federico Magi, Secolo d’Italia

“Anche se la storia scorre via con leggerezza, soprattutto nelle molte parti in cui si fa citazionista e riesce a mostrare l’entusiasmo dei primi spettatori di fronte ad alcune delle più celebri pellicole della storia del cinema, c’è da rilevare una sensazione di già visto, che più che dalla trama scaturisce dal modello televisivo”.
Alessia Mazzenga, Terra


1 commento

  1. Un tuffo nel passato….

    Quei tempi io li ho vissuti veramente, tempi duri , difficili
    dove però regnava un grande amore e rispetto nella famiglia.
    Anch’io frequentavo l’oratorio e ricordo quante volte ci parlavano del “peccato” … e noi eravamo poco più che bambini! Nel film ho rivisto il “baretto” dove ci ritrovavamo per chiacchierare. Quando sotto casa aprì la sezione del P.C.I. , mio nonno si fece subito la tessera , perchè credeva negli ideali del partito. Nonno era un grande uomo, faceva del bene a tutti. Era un vero un signore pure con pochi quattrini ma per tanti : ERA COMUNISTA!….
    Mio padre no, perchè era molto religioso e forse ebbe paura
    della scomunica…
    Ho trovato il film delizioso, un film che conserva la freschezza impressionante degli anni 60 , dove appare un ‘umanità profonda , dove però le idee e le ipocrisie di due “mondi” diversi non riescono a convivere. In questo pezzo di terra del Sud esplodono le gioie ,i desideri e i sogni di un bambino che ama il cinema, perchè è questo che gli offre emozioni diverse.Deliziosa è Maria Grazia Cucinotta che a tratti mi ha ricordato mia madre, giovane e bella, circondata da tutti noi figli. Perfetto Haber e bravi tutti gli altri attori.

    Grazie per avermi regalato un pomeriggio di felicità! Auguro uno straordinario successo!

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