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Franca Valeri, la signora dello spettacolo tra sagacia e raffinatezza in “Non tutto è risolto”

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“Anche se io ho avuto la fortuna di fare cinema nell’epoca d’oro dell’attore, perché esisteva la commedia, ho recitato in film che erano dei testi. Ma comunque questo non dà la stessa gioia che dà il teatro. E poi, a differenza del cinema, se ti senti vivo, se sei in salute, con il teatro puoi andare avanti in eterno”. Queste parole la dicono lunga su molte cose riguardo l’arte del recitare, dell’essere attore, sulla scrittura drammaturgica, sul cinema.

Lei è lì davanti a noi, piccola di statura, con i suoi capelli a caschetto sotto un cappello simbolo di nobiltà, con la voce spezzata dagli acciacchi dei suoi onoratissimi novant’anni e della sua malattia, eppur sempre un monumento al cospetto del quale ci si commuove, si ride, si ricorda.

Indimenticabile al fianco di Totò, Alberto Sordi, Sofia Loren, Vittorio De Sica; diretta da Dino Risi, Mario Monicelli, Steno, irresistibile Signora Cecioni sempre al telefono con “mammà”, e potremmo continuare ancora e ancora per ripercorrere più di sessant’anni al servizio dello spettacolo. Ma Franca Valeri è  lì, “bruttina ma sempre accesa” come ironizza maliziosamente al cospetto di un’antica stufa in maiolica austriaca, splendida ma gelida, depositaria di ricordi gelosamente custoditi fra le mura di un antico palazzo nobiliare. A rivisitare quel luogo, teatro gioioso della sua giovinezza, la contessa Matilde (questo il personaggio da lei interpretato) è accompagnata dalla sua fedele segretaria Angèle (una sempre splendida Licia Maglietta), che provvederà a rimediare una cameriera (Gabriella Franchini) di cui ogni contessa è bene disponga, senza alcuna referenza né esperienza, per l’appunto pantalonaia. Ma questa immensa casa in decadenza non è disabitata: ospite inatteso e scomodo il conte Manfred (Urbano Barberini) il quale pur essendo nella realtà il figlio mai voluto né riconosciuto, Matilde lo investirà del ruolo di maggiordomo.

Questa la trama della commedia, scritta dalla Valeri stessa per la regia di Giuseppe Marini. Ogni battuta è giocata sull’ironia, sulla raffinatezza, sull’eleganza del linguaggio, tanto forbito quanto pungente, non volgare, sempre incisivo. Ed è forse questo quanto si apprezza maggiormente. Mai come in questo momento, la tendenza alla volgarità, alla piccolezza di animo e spirito, nella vita così come nello spettacolo in generale, è molto forte. Ma Franca Valeri, questa piccola immensa signora, ci ha ricordato che esiste un modo per “dire” le cose, per farle intendere e far sì che servano anche da monito. E per farlo è necessario disporre di un’arte che si dissolve in parole passando dall’intelletto. Ovvero cultura.

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