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“Boris” approda nelle sale. E non risparmia nessuno

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Video conferenza e interviste a Francesco Pannofino, Carolina Crescentini, Pietro Sermonti, Caterina Guzzanti, Alessandro Tiberi, Paolo Calabresi e agli autori Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e Mattia Torre

Finalmente si ride. Uscendo dall’anteprima per la stampa di “Boris – Il film” (nelle sale con 300 copie distribuite da 01) è questo il commento che viene subito in mente: finalmente una commedia capace di suscitare risate sincere, spassionate e soprattutto non gratuite, come solo le commedie di un tempo sapevano fare. Il segreto è nell’equilibrio di una pellicola che non si ferma alla battuta fine a sé stessa o alla semplice parodia, ma si spinge oltre per andare a scoprire il nostro Bel Paese in tutte le sue miserie. Così, le vicende deliranti di una troupe televisiva di serie B che inaspettatamente ha l’occasione di lavorare nel cinema “d’autore”, diventano il ritratto deformato dell’Italia di oggi dove la meritocrazia non esiste più e dove “il brutto” è ormai prassi.

Ai fan della serie cult, andata in onda per tre stagioni su Fox e Sky e da cui il film è tratto, farà piacere ritrovare tutti i personaggi televisivi: il regista René Ferretti (Francesco Pannofino), la sua assistente Arianna (Caterina Guzzanti), il divo Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti), l’attrice “cagna” Corinna (Carolina Crescentini), il direttore della fotografia cocainomane (Ninni Bruschetta), il delegato di Rete esperto in compromessi (Antonio Catania), il capo elettricista Biascica (Paolo Calabresi), gli stagisti Alessandro e Lorenzo (Alessandro Tiberi e Carlo De Ruggeri). Dopo aver passato tre stagioni a dirigere fiction improponibili, di fronte alla scena di un giovane Ratzinger che corre a rallenti su un prato, anche il cinico Ferretti ha il coraggio di dire basta. La via d’uscita è il grande salto: un film alla “Gomorra”, questa volta girato con professionisti veri, presi addirittura dal teatro. La scelta cade su una versione cinematografica de “La Casta”, il libro-denuncia di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sulla corruzione del potere in Italia, ma non si sa come gli eventi degenerano: René si ritrova a girare con la stessa scalcinata troupe (e lo stesso produttore corrotto), mentre “La Casta” diventa rapidamente “Natale con la Casta”.

Nel calderone degli sceneggiatori-registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, c’è posto per tutti: gli artefici della commedia a ogni costo, la tracotanza di un certo cinema d’autore che a volte si dimostra peggiore della tv, le nevrosi degli attori cani e raccomandati, la corruzione di politici di destra e di sinistra, e persino il Vaticano. In un film dove ogni battuta è puro divertimento, le scene da segnalare sarebbero tante: c’è quella in cui un regista di cinepanettoni (Giorgio Tirabassi) elenca al povero René le regole da seguire (le parole ricalcano il famoso discorso della discesa in campo di Berlusconi), c’è il pokerino in cui Nicola Piovani si gioca l’Oscar per “La vita è bella”, ci sono le incursioni sul set di Stanis-Sermonti travestito da presidente della Camera (“perché non si può fare un film sulla seconda Repubblica senza Gianfranco Fini”), o anche la scena dove Ferretti ricorre a vari stratagemmi per far recitare la sua nevrotica attrice (una brava Rosanna Gentili che fa il verso a Margherita Buy).

Prodotto da Wildside in collaborazione con Rai e Sky Cinema, “Boris” è un film da non perdere. L’unico dubbio che si potrebbe avanzare è forse tutto in una domanda: piacerà ai non addetti ai lavori? Noi crediamo e speriamo di sì, anche perché la sua irresistibile e feroce satira non si rivolge solo a chi nello spettacolo ci lavora, ma anche a chi ogni giorno lo fruisce e, inevitabilmente, ne diventa il protagonista cialtrone. Le parole degli autori, in questo senso, sono d’aiuto: “René si confronterà con un Paese dove vige una specie di darwinismo all’incontrario, che premia i peggiori – scrivono nelle note di regia – e dove l’unica libertà è l’indecenza. In definitiva, in questo Paese, quando spegniamo la tv, rimane ancora qualcosa?”.

 

Alcuni commenti della critica:

“Boris il film offre allo spettatore quasi due ore di simpatica allegria, probabilmente quella di miglior qualità che il cinema italiano abbia prodotto negli ultimi mesi. (…) Il film riesce nella doppia scommessa di continuare nel suo esilarante ritratto di un mondo di perdenti e di pasticcioni ma anche di lasciare qualche graffio – con non poca cattiveria – sul corpo nobile del cinema italiano”.
Palo Mereghetti, Corriere della Sera

“L’uscita nelle sale è l’occasione per misurare quanto sia reale il successo di questa sit-com di nicchia che prende in giro i cliché della televisione. (…) Ciò che aveva un equilibrio e un respiro perfetti sulla misura seriale, qui tra una performance personale e l’altra, sulla misura convenzionale del film per il cinema, il suo respiro lo perde”.
Paolo D’Agostini, la Repubblica

“Che la tv sia la grande metafora dell’Italia di oggi, lo sapevamo da un pezzo. L’intuizione di Boris è stata raccontarci come vengono fabbricate quelle immagini. Con un gusto feroce per la caricatura che in questi anni di omissis suona gioiosamente liberatorio e insieme tragicamente vicino alla realtà”.
Fabio Ferzetti, il Messaggero

“E’ un (quasi) capolavoro, una commedia all’italiana come non si faceva da anni, capace di farci ridere senza salvare nessuno”.
Federico Pontiggia, il Fatto Quotidiano

 

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