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Harry Potter fino alla fine. E per sempre.

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Dieci anni fa quando nel buio della sala vidi per la prima volta le luci dei lampioni di Privet Drive scomparire magicamente, così come lo avevo immaginato leggendo il libro, fui subito sicura. Era amore a prima vista. Dieci anni fa come ora non avrei mai pensato di poter vedere, e scrivere, la fine di Harry Potter, il ragazzo sopravvissuto. Sopravvissuto non solo a Voldemort, l’oscuro signore che per oltre 14 anni, 7 libri e 8 film gli ha dato la caccia, ma soprattutto alle critiche inferte a quei libri che hanno fatto leggere milioni di persone. Generazioni intere. 

21 luglio 2007, 5 gennaio 2008 e ora 13 luglio 2011. Tre date che segnano la fine di una saga epica, con la pubblicazione in lingua inglese e in italiano del libro, insieme all’uscita nelle sale della seconda parte di “Harry Potter e i doni della morte”.

La resa dei conti è finalmente giunta. Per sette lunghi anni Harry è scampato al suo destino, sotto la guida di Silente, dei suoi amici e dell’Ordine della Fenice. Molte persone a lui care si sono sacrificate per salvare il ragazzo che era sopravvissuto da tu-sai-chi. Ma Voldemort non è mai stato solo il destino di Harry, il loro legame è molto più intimo e inscindibile, uniti da una profezia che solo la più potente delle magie può spezzare.

La battaglia finale è resa magistralmente da David Yates, regista più volte criticato per gli erronei adattamenti cinematografici dei capitoli antecedenti all’ultimo, primo fra tutti “Harry Potter e il principe mezzosangue”. Yates ha guadagnato dalla divisione in due parti, non solo dal punto di vista economico, ma anche da un punto di vista tecnico, aumentando l’adiacenza fra il testo filmico e quello letterario.

La maggior parte delle scene rispecchia fedelmente la narrazione del libro. Fanno eccezione le parti più intense e tristi riguardanti le dipartite di alcuni personaggi cari al lettore. Una scelta forse voluta dopo le critiche all’opera letteraria che accusavano una J.K. Rowling troppo fredda e spietata nello scegliere i personaggi, e le loro morti. Questo adattamento attenua l’intensità del testo, portando però ad un attutimento dell’impatto narrativo. Intensità che viene invece rispettata nel ricordo del passato che Piton affida ad Harry, toccante fino alle lacrime.

Magistrale, perfettamente malvagio e fragilmente umano, Ralph Fiennes alias Lord Voldemort. Il signore oscuro su cui si incentra tutta questa seconda parte dell’opera. Teatrale nel mostrare la sua gloria, e le sue incertezze.

Buono anche l’utilizzo del 3D, non invasivo e di grande effetto, in grado di coinvolgere ancora di più lo spettatore nel magico mondo di Harry Potter.

L’unica pecca arriva nell’epilogo. Già indigesto nel libro è stato reso in maniera grottesca. Un aspetto però che può essere positivo perché aiuta lo spettatore in quel difficile distacco che si conclude con una dissolvenza in nero.

Tra qualche anno, la saga nata dal genio e dalla fantasia di J.K. Rowling, diventerà un classico della letteratura, non solo dei ragazzi, coadiuvato anche dalla diffusione e dall’impatto dei film. Tutti i “babbani” che l’avevano snobbata avranno di che ricredersi.

Così si conclude una delle avventure più belle mai narrate, capace di unire a livello sociale e in grado di creare un fenomeno culturale di dimensioni mai immaginate. E che siate maghi o mangiamorte, babbani o streghe, Harry Potter, nel bene o nel male, è entrato nei nostri cuori, e da li, non se ne andrà mai, fino alla fine.

Alcuni commenti della critica:

“Ricordandoci in extremis, per bocca di Albus Silente, che ‘le parole sono la nostra massima fonte di magia, capaci di infliggere dolore come di alleviarlo’. Una morale curiosa per un film così sfacciatamente spettacolare. Ma del tutto condivisibile”.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero

“Per l’inevitabile remake della saga si spera che la Rowlings (J.K.Rowling ndr) si rassegni a cedere i diritti a Spielberg, che li chiede da anni, e si tenga più lontana dal set”.
Curzio Maltese, la Repubblica

“Spogliato di tutto quello che poteva essere superfluo, senza quelle divagazioni narrative che avevano costituito in fondo la specificità della saga”.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

“È d’obbligo perché stiamo parlando di Harry Potter, soprattutto: e non sarà una religione, ma la devozione alla storia del maghetto non può non trascinare un fan al cinema, per l’ultimo, definitivo tuffo al cuore. Ignorate pure il fatto che non tutto è perfetto, che la tendenza a spiegare ogni passaggio l’impatto emotivo di alcuni momenti clou, ce (tanto per scendere nel dettaglio per appassionarti) il colloquio Silente-Harry in un’immaginaria King’s Cross non rende un decimo di quanto faccia su carta. I Doni della Morte – Parte 2 è l’ultimo viaggio, che ci porta là dove tutto finisce. Come si fa a perderselo?”.
Gabriele Ferrari, BestMovie.it

“Harry Potter e i doni della morte – Parte 2 non funziona come pellicola a sé: è disorganico, squilibrato, oscuro; ma allo stesso tempo è il momento certamente più trascinante, forse più riuscito dell’intera saga”.
Alessia Starace, Movieplayer.it

 

1 commento

  1. Complimenti Eva, una bellissima recensione e che mi vede d’accordo quasi al 100%. Mi sono emozionata tantissimo con le scene di Piton ed il film mi ha davvero commossa. UNTIL THE VERY END! *_*

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