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“Il cuore grande delle ragazze”, l’Amarcord grottesco e commovente di Avati

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Video interviste a Pupi Avati, Cesare Cremonini, Micaela Ramazzotti e Andrea Roncato

Dopo due opere sull’oggi – “Il figlio più piccolo” e “Una sconfinata giovinezza” – che affrontano la realtà con uno sguardo lucido ma poco rassicurante, Pupi Avati torna all’inconfondibile tocco: l’affresco naturalistico e scanzonato della provincia bolognese, ovvero il personale “Amarcord” di un piccolo mondo antico che da più di vent’anni sempre ritorna nella sua filmografia. Pellicola allegra, folcloristica, a tratti grottesca e a tratti commovente, “Il cuore grande delle ragazze” è la storia di come eravamo negli Anni Trenta, quando le donne (parole del regista) “avevano un cuore enorme e un’incredibile capacità di sopportare, capire e perdonare i comportamenti dei mariti” e il matrimonio era davvero “per sempre”. Attingendo dalla biografia dei nonni materni, originari dell’Appennino tosco-emiliano (qui ritrovato nelle campagne marchigiane), Avati rievoca l’Italia contadina del primo fascismo, anni storici che tuttavia restano sullo sfondo per lasciare la scena alle vicende dei personaggi, vizi e virtù annessi.

Carlino (l’ex Lunapop Cesare Cremonini al suo esordio cinematografico) è un ragazzone di campagna un po’ tonto e parecchio donnaiolo: il bell’aspetto e l’alito naturalmente profumato al biancospino fanno girare la testa a tutte le ragazze del paese, e lui non disdegna. Figlio del mezzadro Vigetti (Andrea Roncato) che sta per essere sfrattato dalle terre, un po’ costretto dalla famiglia e un po’ attirato dalla promessa di una “Guzzi” nuova fiammante, accetta di sposare una delle figlie attempate dei padroni, i coniugi Osti (Gianni Cavina e Manuela Morabito). Comincia così un corteggiamento (per lui una vera via crucis) che lo porta tutte le sere e per un mese nel salotto delle sognanti sorelle (Rita Carlini e Stefania Barca). Al momento di scegliere la sposa, però, la terza figlia Francesca (Micaela Ramazzotti), straordinariamente bella e quindi destinata a un partito migliore, torna dal collegio romano che l’ha educata e tutto va a rotoli. Tra i due è colpo di fulmine: Carlino sceglierà di impalmare l’attraente sorellastra e Francesca, incurante della fama poco raccomandabile di cui gode il ragazzo, farà di tutto per sposarlo. Il matrimonio si celebrerà, anche se lo sposo consumerà la prima notte di nozze con un’ex amante dalle forme generose (Isabelle Adriani) e non con la legittima sposa.

Tra dialoghi esilaranti, occasioni di tenerezza e le belle musiche di Lucio Dalla, il film scorre piacevolmente mentre l’impressione è di trovarsi nel bel mezzo di una favola d’altri tempi, dove la leggerezza si mescola alla malinconica nostalgia per un passato lontano e non più possibile. L’effetto del déjà vu c’è e si vede – a notarlo sarà soprattutto il conoscitore della filmografia avatiana – ma ci sono anche tanti momenti riusciti, come quelli dedicati ai ritratti e alle situazioni. Così si ride di cuore per il duetto Cavina-Morabito (l’uno nella parte di un contadino allergico ad acqua e sapone e l’altra, cittadina della Capitale finita in provincia, che pretende di piegarlo ad abitudini più “urbane”), per il povero Carlino alle prese con le affamate zitelle, o quando, per rianimare Vigetti senior sul letto di morte, si tenta il risveglio degli appetiti sessuali. Ancora una volta Avati si conferma un grande cantastorie e un audace direttore di interpreti, capace di combinare felicemente gli esordienti (Cremonini è la vera sorpresa!) con i veterani (Cavina è il suo attore feticcio dai tempi degli esordi horror), gli attori perfettamente in parte (la Ramazzotti sembra fatta apposta per il personaggio) con quelli fuori parte come Roncato, che tuttavia ci regala una delle sue migliori interpretazioni.

Già in concorso all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, “Il cuore grande delle ragazze” è nelle sale con 400 copie Medusa.

Alcuni commenti della critica:

“A volte il quadro azzecca un personaggio (il capofamiglia Vigetti di Andrea Roncato), altre volte scivola nel grottesco troppo insistito (la zia guercia e dal passato chiacchierato: Sydne Rome) ma è l’idea di puntare più sulla frammentazione del racconto, di scommettere solo sul folclore (i personaggi sono definiti soprattutto per un difetto o un vizio) che alla fine non convince”.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

“Il film è riuscito soprattutto nel ritratto corale di una certa vita contadina, di gusto quasi etnografico: tra sapori campagnoli, veglie funebri, rituali antichi, coloriture dialettali. (…) I due protagonisti sono freschi, ben assortiti, incorniciati da un’aura fiabesca e realistica insieme”.
Michele Anselmi, Il Secolo XIX

“Un Avati crepuscolare che azzecca tutti gli ingredienti. A partire dalla scelta del protagonista, il positivamente sorprendente Cesare Cremonini, viso solare da bravo ragazzo con giusta cadenza bolognese, che appare disinvolto e naturale anche senza microfono in mano. Così come è perfetta Micaela Ramazzotti (nuova Monica Vitti?) nei panni della nonna”.
Maurizio Acerbi, il Giornale

“Il solito Avati, che gira senza colpo ferire, si concede battute e situazioni ilari e, soprattutto, dirige da dio gli attori. Promosso a pieni voti Cremonini, Ramazzotti sugli scudi e sulle tracce (ancora lontanissime, per carità) della Vitti, mentre il film? Senza infamia né (troppe) lodi, un prodotto medio, onesto e, perché no, piacevole. Giudizio di (buon) cuore…”.
Federico Pontiggia, Cinematografo.it

“Un film nostalgico e giocosamente scandaloso che analizza, attraverso le bizzarre nozze tra due ragazzi di estrazione sociale diversa, mentalità, atteggiamenti, ignoranza e vezzi di un’epoca molto diversa da quella che viviamo oggi”.
Luciana Morelli, Movieplayer.it

“Il cuore grande delle ragazze è un film insolvente col passato e col presente, una commedia insicura diretta in una condizione di rarefazione vitale. Un’opera minore che si rifugia in un passato remoto per evitare la penosa consapevolezza del presente”.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it

 

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