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Direttamente da Cannes arriva al cinema il “miracolo” di solidarietà di Kaurismäki

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Video intervista a Aki Kaurismäki

Dopo essere stato applaudito all’ultimo Festival di Cannes, dov’è stato presentato in concorso, arriva anche in Italia “Miracolo a Le Havre”, ultimo lavoro di Aki Kaurismäki che affronta in maniera agrodolce il delicato tema dell’immigrazione.

Marcel Marx è un lustrascarpe che vive a Le Havre dove abita con la moglie Arletty e la cagnolina Laika. Le sue giornate trascorrono tra il bar del quartiere e la stazione dei treni, dove esercita principalmente il suo lavoro. Improvvisamente Marcel si trova a dover affrontare due novità: la scoperta della malattia della moglie e l’incontro con Idrissa, un ragazzino immigrato dall’Africa, approdato in Francia in un container e sfuggito alla polizia. Con l’aiuto dei vicini di casa (la fornaia, il fruttivendolo e la barista) e la pazienza di un detective sospettoso ma non inflessibile, Marcel si prodiga per aiutare Idrissa a passare la Manica per  raggiungere la madre in Inghilterra.

Con “Miracolo a Le Havre” il regista finlandese cerca di infondere una visione ottimistica e buonista raccontando una storia sulla solidarietà e la fratellanza in tempi in cui ognuno pensa solo alla propria quotidiana sopravvivenza. Lo stile con cui Kaurismäki racconta questa favola dai toni reali è datato e minimalista e non tradisce la cifra stilistica della sua filmografia restando fedele al suo pubblico.

Il film di Kaurismäki ricorda tematicamente e per percorsi il notevole “Welcome” di Philippe Lioret, ma se ne distacca completamente per stile, abbandonando la crudezza del racconto a favore di un tono leggero, favolistico ma al tempo stesso reale. Kaurismäki rimane però Kaurismäki e, nonostante l’apprezzabile impegno etico e le critiche entusiastiche, “Miracolo a Le Havre” resta per i nostri gusti un prodotto troppo semplice e statico, che non conquista fino in fondo e la promozione arriva con appena una sufficienza.

Nelle sale dal 25 novembre distribuito da Bim, “Miracolo a Le Havre” è il film più appropriato per questo Natale.

Curiosità: il ruolo del detective è interpretato da Jean-Pierre Léaud, volto della Nouvelle Vague che nei “Quattrocento colpi” di Truffaut era il ragazzino che sfuggiva all’autorità.

AKI KAURISMÄKI - intervista (Miracolo a Le Havre) WWW.RBCASTING.COM

Alcuni commenti della critica:

“(…) miracolo è la parola giusta da usare per sintetizzare lo straordinario equilibrio tra intenzioni e realizzazioni, tra semplicità della messa in scena e poesia della recitazione e dei dialoghi”.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

“Che delizia Kaurismaki! ‘Le Havre’ è un film tenero e forte, ironico e drammatico, fiabesco e attuale”.
Alberto Crespi, l’Unità

“(…) anche De Amicis buonanima avrebbe da ridire su tanta melassa. (…) Non è proprio da buttare la favola di Kaurismaki ma tutti quei santi non s’incontrano neanche nel presepe”.
Massimo Bertarelli, il Giornale

“Che meraviglia vivere nel mondo di Aki Kaurismäki, nella stradina quieta di una città di mare dove i vicini di casa si aiutano l’uno con l’altro, dove un giovane clandestino africano trova riparo e protezione, dove ci si ammala gravemente e si guarisce perché sarebbe giusto che ad ogni buona azione corrispondesse un premio. (…) Ogni tanto, in mezzo agli orrori e alle ingiustizie, qualcosa che provi a riconciliare con la parte buona dell’umanità, ci deve pur essere”.
Fulvia Caprara, La Stampa

“Modalità narrative vecchio stile e temi attuali – in particolare di questi tempi in Francia – per la pellicola a base di buoni sentimenti firmata da Aki Kaurismaki”.
Alessia Starace. Movieplayer.it

“Tra anacronismo e attualità, uno dei migliori Kaurismäki in assoluto”.
Marianna Cappi, MYmovies.it

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