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“Benvenuti al Nord”, qui non si ride

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Dopo aver snocciolato uno ad uno i pregiudizi sul sud Italia, Luca Miniero ritenta l’operazione comica con “Benvenuti al Nord”, confermando la collaudata squadra Bisio-Finocchiaro e Siani-Lodovini.

Dopo aver ottenuto il più grande successo cinematografico italiano del 2011 con “Benvenuti al Sud” (ricordiamo derivato dal francese “Giù al Nord” di Dany Boon), Miniero capovolge la situazione spostando da Castellabate a Milano il personaggio di Alessandro Siani, che dovrà fare i conti con la precisione ed i ritmi frenetici di una grande città del nord Italia.

Trama. In crisi con la moglie Maria (Valentina Lodovini), Mattia (Alessandro Siani) per un equivoco chiede il trasferimento al nord. Ad aiutarlo, per fortuna, c’è Alberto (Claudio Bisio), pure lui a Milano con la moglie (con cui anche lui è in crisi) ed il figlio. L’impatto con la nuova grande città e la vita dell’amico sarà catastrofico, ma entrambi riusciranno ad imparare qualcosa l’uno dall’altro migliorando il loro modo di vivere.

Nel cast anche Paolo Rossi (nei panni di un clone di Sergio Marchionne a dirigere le Poste), Nando Paone, Giacomo Rizzo e Nunzia Schiano.

Rispetto al primo film Miniero spiega che “In questo, in realtà, c’è più confronto tra differenze. Non si ride dei pregiudizi su nord o sud e poi si trova un’intesa su un terreno diverso, quello dei sentimenti”. “Credo che l’aver vissuto molto tempo a Milano – ha detto il regista e sceneggiatore napoletano – mi abbia aiutato a raccontare un nord più caldo e puro, lontano dai soliti stereotipi. A mio avviso un nord più vero”.

Poco preoccupato del confronto con “Benvenuti al Sud”, Claudio Bisio che dice: “Siamo sereni perché è un bel film, italiano ed originale. Ringrazio Miniero che mi ha fatto riscoprire Milano e degli aspetti che non conoscevo”. E infine definisce “Benvenuti al Nord” come “la summa di tutto ciò che ho fatto finora”. Per Alessandro Siani questo secondo capitolo è una “fusion tra risata e sentimento”. Il co-sceneggiatore, Fabio Bonifacci, ammette però la difficoltà: “i pregiudizi sul nord sono molto meno forti e meno interessanti rispetto a quelli sul sud”.

E’ partendo da questa affatto secondaria complicazione, che bisogna purtroppo constatare come “Benvenuti al Nord” non funzioni. Il film pecca in più punti tranne sul rodato cast, che però non basta a salvare un prodotto. La prima falla la si riscontra nella scrittura, che ha probabilmente risentito dell’assenza di Massimo Gaudioso (sceneggiatore di “Benvenuti al Sud”) a cui sono subentrati Miniero e Bonifacci. La sceneggiatura adotta soluzioni pretestuose, a volte troppo forzate (come quella in cui, alla fine, le mogli dei due protagonisti credono ad una nuova messa in scena simile a quella vista nel primo episodio) e ripropone i cliché in chiave surreale consolidandoli anziché smontarli. Dialoghi e situazioni non sono divertenti e non riescono a scucire nemmeno una risata per tutta la durata del film (110 minuti). Per quanto riguarda gli attori si sarebbe potuto sfruttare meglio Paolo Rossi magari anche a scapito dell’onnipresente decolté della Lodovini sempre in primo piano, quasi a volere sovrastare la sua recitazione fino all’inutile capezzolo svelato sul finale. Pessima, infine, la scelta dell’invadente colonna sonora.

“Benvenuti al Nord” è nelle sale dal 18 gennaio distribuito da Medusa in 800 copie.

Alcuni commenti della critica:

“Benvenuti al Nord nasce per far ridere. E ci riesce. Quel che manca è la qualità narrativa, il tempo per approfondire la storia e l’equilibrio ‘sociologico’ con il primo film”.
Silvia Urban, BestMovie.it

“Miniero riprende il benvenuto scorso con pochissime novità e nessuna idea di visione”.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it

“Benvenuti al Nord soffre della formula pressoché perfetta di Benvenuti al Sud della quale, adattamento italiano a parte, il merito spetta a Dany Boon e al suo originale Giù al Nord (Bienvenue chez les Ch’tis). Senza discutere i meriti di questo sequel di matrice italiana, l’affiatamento tra Bisio e Siani, la riuscita di alcune battute (la cena a base di sushi), la simpatia della Finocchiaro nel doppio ruolo moglie/suocera, di Rizzo, Paone, Schiano e dell’incomprensibile dialetto di Misticone, manca chiaramente una corrente che riesca a traghettare in modo compiuto le avventure dei personaggi dall’inizio alla fine. E Milano è una città internazionale, difficile credere che le abitudini di chi ci vive siano radicali, avverse e inoppugnabili.
Antonio Bracco, ComingSoon.it

 

 

1 commento

  1. Il film è brutto perchè, a differenza del primo, non è copiato da una commedia francese. La sceneggiatura è debolissima e la comicità è all’italiana, cioè dozzinale e poco inventiva.

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