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“Hugo Cabret”: la magia del cinema delle origini, in 3D

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Opera prima di Martin Scorsese in 3D “Hugo Cabret”, tratto dal romanzo “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian Selznick, riporta lo spettatore nella Parigi degli anni ’20 aggiungendo strabilianti effetti visivi e tecnologia stereoscopica.

Diretto dal premio Oscar Martin Scorsese e prodotto da Graham King, Tim Headington e Johnny Depp, il film racconta le avventure del giovane Hugo (Asa Butterfield) dentro e fuori la stazione ferroviaria di Gare Montparnasse. Il giovane, rimasto orfano e costretto a vivere con lo zio poco presente, coltiva l’arte insegnatali dal padre (Jude Law) mastro orologiaio, e per garantire la sua emancipazione (evitando così l’orfanotrofio) cura, in segreto, la manutenzione di ogni orologio all’interno di Gare Montparnasse.

Dai passaggi nascosti che collegano un orologio all’altro Hugo osserva i viaggiatori e pendolari in attesa, frequentatori abituali della stazione, e i proprietari dei vari negozi all’interno di essa, come “Papa Georges” (Ben Kingsley), il gestore della bottega dei giocattoli, così chiamato dalla figlioccia Isabelle (Chloë Grace Moretz).

Grazie all’amicizia fortuita con Isabelle, Hugo riesce ad uscire fuori dal guscio che si era costruito attorno dopo la morte del padre, e dalla sua zona protetta. Permette infatti ad Isabelle di entrare nel suo rifugio/casa nella stazione dove custodisce un oggetto molto prezioso, non solo per lui ma anche per Papa Georges, un automa in grado di disegnare. Ma per farlo funzionare ha bisogno di trovare il meccanismo giusto e la giusta chiave, e per fare ciò avrà bisogno della solare e spericolata Isabelle.

Visivamente emozionante il film immerge totalmente lo spettatore nel racconto, coadiuvando la narrazione con il potere del 3D (utilizzato più che per stupire per marcare la profondità di campo), aiutando lo spettatore ad immergersi nel background dove si snodano le vicende dei personaggi. Una scelta stilistica d’impatto ma che non giustifica il dover sopportare per più di due ore gli scomodi occhialetti 3D.

Scomodità dell’utilizzo a parte, il punto di forza in “Hugo Cabret” risiede nella scelta di Scorsese di rievocare le atmosfere del cinema delle origini, in particolare facendo scoprire al grande pubblico le opere del cineasta, mito della cinematografia classica, George Melies. Mostrare in 3D un “dietro le quinte” del cinema del regista francese, con le sue modalità di ripresa, l’utilizzo dei primi effetti visuali, e la messa in scena di sequenze studiate nei libri di cinema, sorprende e cattura il pubblico, non solo quello cinefilo.

Tale scelta rende inoltre più attivo ed emozionante un racconto altrimenti troppo lungo e, a tratti, tedioso, dove l’azione si sviluppa solo nel finale e dove i tempi morti sovrastano troppo i ritmi più vivaci riservati nel “dessert”. Piccole pecche che non privano però “Hugo Cabret” dalle meritate undici nomination agli Oscar 2012. Martin Scorsese è dunque promosso, e chissà, premiato, anche questa volta.

Nelle sale cinematografiche da venerdì 3 febbraio con 01 Distribution.

Alcuni commenti della critica:

“Alla storia (sceneggiata da John Logan), il regista ha aggiunto l’utilizzo di un 3D finalmente creativo (era dai tempi di Avatar e Coraline che non succedeva più), capace per una volta di far entrare lo spettatore nei ‘meccanismi’ del mondo, oltre che della gare Montparnasse. Ma soprattutto ha saputo iniettargli quell’idea di cinema come passione e come vita che solo un regista eternamente ‘bambino’ come lui sa trovare. E che anche gli spettatori possono riconquistare: basta che gli affidino con fiducia i propri cuori”.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

“Difficile immaginare introduzione più appassionante ai misteri e le profondità di quell’arte da baraccone che avrebbe conquistato il Novecento. (…) La realtà cambia ogni giorno, ma le illusioni hanno vita lunga. Per definizione”.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero 

“Un po’ romanzo di formazione, un po’ racconto di avventure, un po’ burlesque, un film dove si respira cinema dal primo all’ultimo fotogramma”.
Roberto Nepoti, la Repubblica 

“Hugo Cabret è principalmente un lirico omaggio tributato da Scorsese alla Settima Arte e ad uno dei suoi pionieri; ma è anche una favola moderna, romanzo di formazione su un ragazzino che cerca il suo posto nel mondo, in una società vista come un enorme ingranaggio in cui ogni pezzo deve trovare la sua collocazione e la sua funzione”.
Marco Minniti, Movieplayer.it

“(…) E ci sono registi come Martin Scorsese che, dopo anni di carriera, sanno ancora sorprendere e dare vita a opere inedite e uniche nel panorama cinematografico”.
Silvia Urban, BestMovie.it

 

 

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