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“Posti in piedi in Paradiso” per i nuovi poveri di Verdone

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Video interviste a Pierfrancesco Favino, Marco Giallini e Micaela Ramazzotti.

Finalmente una commedia italiana degna di questo nome. A portarla sul grande schermo è un Carlo Verdone maturo e disincantato che, con occhio acuto, osserva le miserie della società per tradurle in chiave comica, graffiando e divertendo in maniera misurata. Dopo aver analizzato lo sgretolarsi della famiglia moderna con “Io, Loro e Lara”, il regista-attore torna a far sorridere raccontando le vite di chi, in prima persona, affronta le conseguenze emotive, e soprattutto economiche, di una separazione con figli. “Posti in Piedi in Paradiso” (al cinema con 650 copie distribuite dalla Filmauro di Aurelio & Luigi De Laurentiis), parla dei padri separati in Italia, ovvero di quegli ex medio-borghesi che, dopo il fallimento del matrimonio, rientrano a pieno titolo nella categoria dei “nuovi poveri”. Interpretano gli sventurati genitori lo stesso Verdone, che questa volta si ritaglia il ruolo più dolente della storia, e l’inedita coppia Pierfrancesco Favino-Marco Giallini, con Micaela Ramazzotti nella parte di una cardiologa pasticciona, più brava a curare le pene spirituali che quelle funzionali.

Ulisse Diamanti (Verdone), ex discografico di successo, vive nel retro del suo negozio di vinili e arrotonda vendendo su e-bay abiti e oggetti appartenuti a rock star del passato. L’ultimo disco prodotto è quello della moglie Claire (Diane Fleri), una cantante con poco talento che gli ha rovinato carriera e vita, conducendolo al fallimento e portandosi a Parigi l’unica figlia (Maria Luisa De Crescenzo), ora diciottenne. Fulvio Brignola (Favino) è un rispettato critico cinematografico che, dopo la scappatella con la moglie del capo, è finito a scrivere di gossip e starlette. Cacciato di casa dalla consorte (Nicoletta Romanoff), dorme in un convitto di suore e ha una figlia piccola a carico che vede poco. Domenico Segato (Giallini) è un immobiliarista cialtrone, rovinato dal gioco e dalla passione per le donne: ha avuto due figli (Paolo Verdone e Giulia Greco) dall’ex moglie e una dall’ex amante, a loro versa tutto quel che guadagna e per sbarcare il lunario “accompagna” vecchie signore vogliose. Anche lui si accontenta di una sistemazione precaria, la barca di un amico che però deve lasciare.

La ricerca di un appartamento alla portata delle loro misere tasche fa incontrare Ulisse e Fulvio, suggerendo a Domenico l’idea di dividere affitto e spese. Inizia così la convivenza forzata di tre persone completamente diverse, accomunate da un unico grande problema: arrivare a fine mese. E’ la parte più divertente e riuscita del film, con un Verdone sempre più completo che ci regala stoccate pungenti, e gli strepitosi Giallini-Favino che, tra gag e docce fredde, si confermano attori di razza anche in coppia. Con l’aiuto dell’attenta scrittura di Pasquale Plastino e Maruska Albertazzi, il regista riesce a tratteggiare tre tipi italiani, maschere della società che per caratteristiche e ilarità ricordano i personaggi sordiani. Il finale è malinconico ma pieno di speranze: c’è la salvezza affidata alle nuove generazioni e c’è il riscatto dei poveri padri peccatori, a cui non sarà negato un posto in Paradiso, anche se in piedi. A trent’anni da uno dei successi più cari (nel 1982 usciva “Borotalco”), Verdone, che ha abbandonato i panni dell’attore solista, realizza una commedia corale e amara dove l’impronta di regista si fa più visibile. Sembrerebbe l’inizio di una nuova stagione creativa: sicuramente più pessimista, ma anche più equilibrata e consapevole dei mali del Paese.

Alcuni commenti della critica:

“Con gli anni Carlo Verdone dà l’impressione di affinarsi sempre di più. Come il vino buono. Mantiene saldo l’occhio sulla società raccontandone i falsi miti e i difetti reali, è sempre più misurato (ed equilibrato) nell’irridere i sogni e raccontare le disillusioni – quella over cinquanta – che è la sua”.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

“Impeccabile nell’impianto, Posti in piedi in Paradiso magari non sviluppa fino in fondo tutti i suoi personaggi e rallenta un poco in sottofinale, quando la macchina comica sterza in un misuratissimo epilogo sentimentale, ma resta un piccolo gioiello e uno dei rari film comici italiani di questi anni che rivedremo in futuro con piacere”.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero 

“In un intreccio in cui tutti gli snodi sono determinati dalla tecnologia (telefonini senza campo, sms, skype, e-mail ed e-bay…), con una Micaela Ramazzotti mai così brava, Verdone trova una leggerezza quasi wilderiana nel raccontarci con sublime ironia la nuova, ridicola e devastante povertà italiana”.
Gianni Canova, Il Fatto Quotidiano 

“Verdone, in una commedia dalla struttura più corale delle precedenti, racconta l’Italia della crisi da una prospettiva inedita, quella di tre padri separati; narrandoci così quella che è di fatto una storia di miserabili moderni”.
Marco Minniti, Movieplayer.it

“Commedia di situazione sulla crisi moderna che straripa in personaggi e microstorie”.
Edoardo Becattini, MYmovies.it

 

 

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