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Woody Allen, “To Rome with Love”

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Video conferenza stampa con Woody Allen, Roberto Benigni, Giampaolo Letta, Penelope Cruz, Jesse Eisenberg, Alec Baldwin.

“To Rome with Love”, un titolo che è una dichiarazione d’amore alla città eterna. Woody Allen termina a Roma (almeno per ora) il suo tour cinematografico europeo, iniziato a Londra e proseguito a Madrid e Parigi, con un film che ha come protagonisti, oltre allo stesso Allen (che torna a recitare dopo “Scoop”), Alec Baldwin, Ellen Page, Jesse Eisenberg, Judy Davis, Roberto Benigni, Penelope Cruz, Alessandro Tiberi, Alessandra Mastronardi, Antonio Albanese, Greta Gerwig, Flavio Parenti ed il tenore Fabio Armiliato. Numerose le comparse celebri nostrane, tra cui Riccardo Scamarcio, Ornella Muti, Vinicio Marchioni, Maria Rosario Omaggio e Corrado Fortuna.

Quattro le storie che s’intrecciano: quelle di due famiglie che si conosco prima del matrimonio dei figli;  il triangolo tra un ragazzo, la fidanzata e la sua migliore amica (con la misteriosa presenza di un “grillo parlante” che tanto ricorda il Bogart di “Provaci ancora Sam”); un uomo che diventa improvvisamente famoso senza un motivo e viene perseguitato dai media; una coppia di sposini che, per una serie di equivoci, metteranno involontariamente alla prova la loro fedeltà. Filo conduttore delle storie è la celebrità e la voglia di apparire ad ogni costo.

L’episodio peggiore è, incredibilmente, quello su cui si concentrano le aspettative, ossia quello con Benigni, che risulta ripetitivo e privo di inventiva. Il migliore (e su questo non avevamo dubbi) quello con lo stesso Allen. Tutto il film è intriso di rimandi al suo cinema ma anche ispirato ai film di Fellini come dimostra l’episodio della coppia di neo sposi che cita, seppur con leggerezza, “Lo sceicco bianco”.

Dispiace non poter parlar bene di un’opera di un’artista che si stima e che tanto ha donato alla cinematografia mondiale. Nonostante ciò bisogna ammettere che il film di Allen è ben al di sotto della media non solo dei suoi capolavori, ma di tutti quelli del “periodo europeo”. Certo qualche rara trovata (come quella del tenore che riesce a cantare solo sotto la doccia) e le brillanti battute recitate proprio dal suo personaggio salvano il film, ma alcune sciatterie risultano incomprensibili quando si parla del lavoro di un maestro. In primis il pessimo doppiaggio che paga certo la difficoltà di unire le due lingue, italiano e inglese, in cui è stato girato “To Rome with Love”, ma non è comunque perdonabile.

Le storie sono deboli, sanno di déjà vu e a non piacere sono anche le voci fuori campo del vigile e dell’architetto, che aprono e chiudono il film incorniciandolo, che conferiscono al prodotto un aspetto “casereccio”. Il tocco di Allen però viene fuori con le sue classiche battute brillanti sulla morte e sulla psicanalisi e il suo cinismo sentimentale con cui riesce a sollevare il risultato finale senza però arrivare oltre la sufficienza.

Forse Roma è la città che meno lo ha ispirato di quelle europee in cui ha girato o forse è la più difficile da raccontare. A giocare certamente non a favore del maestro del cinema americano è anche la percezione nostrana che, agli occhi di noi italiani, rende ambientazioni e situazioni piuttosto turistiche e provinciali. Certo non si può rimproverare ad Allen di aver ritratto una Roma da cartolina senza farlo anche per le altre città europee (ricordate la lunga carrellata di immagini turistiche con cui inizia “Midnight in Paris”?). D’altronde l’intenzione è dichiarata dallo stesso regista: non gli interessa conoscere i luoghi in cui gira ma vederli con il suo sguardo, che è appunto quello di uno straniero. Uno sguardo che comunque vale sempre la pena d’incrociare.

“To Rome with Love” esce il 20 aprile in 600 copie distribuite da Medusa.

Alcuni commenti della critica:

“Non si può credere che Woody Allen, il genio della leggerezza intrisa di umori sferzanti, abbia fatto una cosa tanto banale, una Vacanza Romana così farcita di luoghi comuni, tutta scandita a Volare e Arrivederci Roma, che neanche ai tempi di Gregory Peck e Audrey Hepburn, senza esserne consapevole. Senza averlo voluto proprio così, e senza aver previsto un senso preciso per questa cartolina che se non venisse dall’altezza di Woody Allen sarebbe ridicola e offensiva. Quattro storie corrono parallele tra le bellezze più folcloristiche della Città Eterna sotto una splendida luce arancio che idealizza e rende perfetto tutto, lusso e stracci parimenti presi di peso dall’idea che un americano poteva avere di Roma molti decenni fa”.
Roberto Nepoti, la Repubblica

“Regia distratta, qualche azzeccata metafora (Roberto Benigni ‘famoso per essere famoso’ nel paese della tv, il familismo onnipresente), quattro storie che faticano a incontrarsi, donne italiane abbigliate (tutte) con modeste vestagliette che a Woody probabilmente ricordano le sottovesti di Sophia Loren e Anna Magnani. E vabbè”.
Piera Detassis, Panorama 

“Dopo Londra, Barcellona e Parigi da Oscar, nel Grand Tour d’Europa Roma ‘l’esotica’ trascina Woody ai minimi termini d’ispirazione, e con lui il nostro Roberto ‘signor Coglione Qualunque’ Benigni che ben altro si meritava. Certo, qualche trovata fa alzare i picchi e le risate, ma non basta a sollevare una cine-carrozzella che si trascina tra le rovine di un Paese dei Balocchi in decomposizione. Evidentemente contagiosa”.
Anna Maria Pasetti, Il Fatto Quotidiano 

“Vorrebbe, forse, essere un film felliniano, To Rome with love, ma è soprattutto un film stanco. Allen finge di avere in mente Lo Sceicco Bianco o i quadri eterogenei, chiassosi e umilianti di ‘Roma’, ma in verità non fa che citarsi addosso, senza trovare idee nuove e persino senza approfondire le vecchie, senza investire in alcun modo nell’impresa, quasi fagocitato dalle sabbie mobili dei topoi narrativi più facili – il vigile urbano che apre e chiude il decamerone di storielle morali, le donne baffute in veste da casa, la star della tivù che lusinga la ragazzina di provincia –, proprio lui che è sempre fuggito da qualsiasi clichés non fosse di sua invenzione”.
Marianna Cappi, MYmovies.it 

“Sì, Woody Allen ha realizzato To Rome with Love – titolo che sa già di presagio…– allontanandosi dalla splendida magia di Midnight in Paris non solo in termini di chilometri, ma di anni luce. Sarà l’assenza di una vera storia portante, sarà la costrizione di aver dovuto sottostare a logiche di ‘product placement’ che andavano oltre la semplice concezione del marchio (…), il film segue stancamente ogni singola vicenda, qualche trovata non giustifica mai il tutto, la città eterna sembra quella ritratta dalle cartoline in vendita per i turisti. Senza contare, infine, il controsenso totalmente italico di doppiare allo stesso modo personaggi ‘locali’ e ‘stranieri’, ma questo è un altro discorso. Magari poi qualcuno ci troverà l’elegante attacco di un grande maestro ai vizi e alla cialtroneria del Belpaese, rimane però il fatto che il film non funziona. Né in un senso, né in un altro”.
Valerio Sammarco, Cinematografo.it

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