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“Maternity Blues”: arriva al cinema il dramma delle madri infanticide

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E’ un film coraggioso su un tema delicato e controverso “Maternity Blues”, che racconta il dramma delle madri infanticide. A portarlo sul grande schermo è il regista Fabrizio Cattani che firma l’adattamento del testo teatrale “From Medea” di Grazia Verasani, co-sceneggiatrice dalla pellicola. Il titolo “Maternity Blues” si riferisce alla sindrome della depressione post partum che colpisce alcune donne immediatamente dopo il parto. Nel cast le tutte bravissime Andrea Osvart, Monica Birladeanu, Chiara MartegianiMarina Pennafina ed un irriconoscibile Daniele Pecci, stempiato e notevolmente appesantito.

Nato dal fastidio per come è stato trattato mediaticamente anni fa il caso Franzoni, il testo racconta le storie di quattro donne rinchiuse in una clinica psichiatrica giudiziaria per espiare la propria condanna: Clara, l’ultima arrivata, divorata dal rimorso per aver annegato i suoi due figli e combattuta nell’accettare il perdono del marito; Eloisa, la più apparentemente cinica e distaccata, sempre pronta a polemizzare e provocare; Rina, una dolce ragazza madre di 24 anni che ha ucciso la figlia affogandola nella vasca da bagno; Vincenza, che cerca conforto alla sua colpa nella fede in Dio e passa il suo tempo a scrivere un diario destinato ai due figli. Una convivenza forzata, in cui ognuna di loro ritrova la propria sofferenza  nella colpa dell’altra, facendo nascere sentimenti di affetto e protezione.

Nonostante uno stile da fiction, che è il limite dell’opera di Cattani, “Maternity Blues” è un film che merita di essere visto per il tema trattato, per la delicatezza con cui è affrontato e per l’ottima prova attoriale di tutti gli interpreti, veri e profondi nel rendere i disperati stati d’animo dei personaggi. Una riflessione commovente e indispensabile sulle atrocità di questo tipo di crimine, contro cui si punta sempre facilmente il dito senza scavare nelle cause da cui è generato, non per giustificare ma per cercare di capire cosa accade nel cuore e nella mente di queste colpevoli innocenti, ripudiate dalla società che le etichetta come mostri ed incapaci di perdonare se stesse. Lungi dal voler dare risposte o fornire assoluzioni, il film racconta il dramma di queste persone senza giudicare e invita a dimenticare il mito dell’innato istinto materno (da tempo non riconosciuto da antropologia e psicologia) secondo cui esisterebbe per tutte le donne una sorta di vincolo naturale tra madri e figli.

Presentato nella sezione “Controcampo italiano” dell’ultima Mostra del cinema di Venezia, “Maternity Blues” è nelle sale dal 27 aprile distribuito da Fandango.

Alcuni commenti della critica:

“Nel film, tratto dal testo teatrale ‘From Medea’ di Grazia Verasani, il regista, Fabrizio Cattani, sospende qualsiasi giudizio, per far emergere la pietà e il tentativo di capire ciò che appare incomprensibile, inaccettabile”.
Laura Cuppini, Corriere.it

“Conquistato dall’opera teatrale di Grazia Verasani, ‘From Medea’ da cui è liberamente tratto il film, Fabrizio Cattani si assume la responsabilità di portare il cinema su di un terreno pericoloso, dimostrando di essere dotato della giusta dose di coraggio per affrontare le insidie di un racconto tanto estremo quanto inevitabile”.
Tiziana Morganti, Movieplayer.it

“A dispetto, però, delle premesse incoraggianti, “Maternity Blues” riesce a coinvolgere a tratti e solo in virtù della tematica-tabù che va a trattare, a fronte di un cast che regala – senza eccezioni – un’interpretazione piatta, monocorde, sulla scia di una sceneggiatura che lascia davvero poco spazio all’immaginazione. Anche la regia di Cattani si attesta sul livello del buon prodotto televisivo, ma senza andare oltre, con la sua scelta di indugiare sugli attori con lunghissimi primi piani che tentano disperatamente di strappare un’emozione (una qualsiasi) dai loro volti, per lo più inespressivi”.
Lucilla Chiodi, cinemaitaliano.info

“Come si affronta una realtà drammatica al limite del documentaristico con tocco cinematografico rigoroso? E’ questa la carta vincente del film di Cattanei, capace di ‘alleggerire’ il peso insostenibile della colpa con momenti di leggerezza, che restituiscono attraverso gli intensi volti delle brave protagoniste l’umanità di donne che si sono macchiate di una colpa orrenda perché disturbate, malate, ma anche incomprese, abbandonate”.
Rocco Giurato, 35mm.it

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